Sabato 18 aprile, in diretta Facebook, la sezione reggiana del P. CARC ha tenuto la presentazione di “Poema Pedagogico” di A.S. Makarenko riedito da Edizioni Rapporti Sociali insieme a Red Star Press (576 pp. 25 euro – ordinabile scrivendo a carc@riseup.net). Per il dettaglio del testo rimandiamo all’articolo Introduzione a “Poema Pedagogico” e alla registrazione dell’iniziativa on line: ci soffermiamo qui su alcune questioni principali emerse nel corso della presentazione.

La fase attuale, caratterizzata dall’emergenza sanitaria Covid-19, non è altro che la conseguenza in campo sanitario della seconda crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale che opprime il mondo con mille effetti devastanti (economici, politici, ambientali) man mano che avanza. Essa si inserisce in un contesto di problemi e contraddizioni già esistenti aggravandoli ulteriormente: ha solo scoperchiato contemporaneamente e a livello mondiale le storture, le falle, i cortocircuiti della società capitalista. L’unica via d’uscita immediata è quella di costituire un governo d’emergenza popolare basato sull’organizzazione dei lavoratori e della popolazione che impone i propri interessi (in ogni dove: dagli stabilimenti, ai quartieri passando per gli ospedali), quella definitiva e unica è il socialismo.

Il “Poema Pedagogico” di Makarenko è la dimostrazione della centralità della costruzione del nuovo a partire dal vecchio, trasformandolo: si tratta della costruzione dell’”uomo nuovo” e del metodo educativo necessario a forgiarlo. Non si tratta di un reinserimento nella società, bensì di protagonismo: la colonia Gorkji è una fucina di rivoluzionari ed è in questo che vive l’insegnamento principale per l’oggi, ovvero costruire qui e ora il “nuovo mondo”. Ciò significa a contribuire alla costruzione della rivoluzione socialista in corso, soprattutto oggi che l’emergenza sanitaria Covid-19 ha reso evidente la necessità di cambiare rotta e fare dell’Italia un nuovo Paese Socialista.

Infatti, oggi come allora, il vecchio mondo (il capitalismo) condanna il proletariato ad una vita di sfruttamento e miseria, creando esuberi, siano essi giovani o anziani: il nascente stato sovietico ha preso in carico le macerie umane e sociali dello zarismo, senza mai tacciarle né additarle e inserendole nel primo e più importante processo di trasformazione nel “nuovo mondo”.

Giovani disadattati, ladruncoli, dediti al banditismo e alcolizzati sono diventati promotori di teatri popolari, ufficiali dell’Armata Rossa, agronomi, insegnanti, operai specializzati: proprio come Makarenko, sono diventati costruttori del socialismo. Questo perché, come ci scrive una maestra e compagna di Bologna, “nell’opera di Makarenko trionfa una parola che ancora sopravvive nella scuola, ma che soffre talora pericolosamente di un disuso indotto dal didattichese di stampo dirigenzial-autonomistico: il collettivo. Ora, ciò che mi piace nel sistema di Makarenko è l’idea che l’educatore-maestro vive anch’egli la sua esperienza e formazione collettiva all’interno dell’organizzazione in cui opera, parallelamente a quella del ragazzo”. Per non parlare del fatto che con la didattica a distanza “i ragazzi sono diventati orfani delle Istituzioni” ed è quindi necessario prendere in mano direttamente la gestione dell’Istruzione da parte degli studenti, degli insegnanti e del personale ATA.

Risultati questi, nella colonia Gorjkji, ottenuti attraverso la “pedagogia del fare”, del lavoro produttivo come strumento di educazione, della forza e della priorità del processo collettivo che ha consentito la massima espressione dell’individuo, temprato con un disciplina cosciente. Il tutto per esperienza pratica e diretta all’interno della costruzione del primo paese socialista, l’URSS guidata da Lenin e da Stalin poi.

È per queste ragioni che ci siamo rivolti direttamente ai giovani di oggi, affinché imparino a fare la rivoluzione socialista: “E proprio ai milioni di giovani delle masse popolari va il mio pensiero, anche loro considerati esuberi, carne da macello che langue nella precarietà. Non esubero sono i giovani, ma linfa vitale per la costruzione del socialismo. Il movimento comunista è il naturale ambito a cui i giovani si legano e dove trovano gli strumenti con cui combattere, per vincere, il decadente e fallimentare sistema capitalistico/borghese e lo scontro avverrà nell’ambito della lotta di classe”, così scrive Luigi, compagno della sezione reggiana, nel suo contributo all’iniziativa.

Infatti, è solo nella lotta di classe, nella partecipazione attiva e organizzata nel movimento comunista che le masse popolari trovano un senso pieno e proprio della vita, ovvero “nell’opera che dà all’esistenza individuale il senso che la restaurazione del dominio della borghesia sul mondo invece distrugge su scala crescentecome scrive in (nuovo) PCI ne La Voce 64Questo perché, oggi, “la fragilità psicologica non è un problema del singolo individuo che “è fatto così”. È una questione sociale che riguarda decine di milioni di membri delle classi oppresse (in particolare giovani) dei paesi imperialisti, anche se si manifesta in modi specifici in ogni individuo particolare e concretocontinua il (nuovo) PCI.

Preoccuparsi dei bisogni e delle condizioni di vita delle masse è un dovere dei comunisti ed è il terreno d’azione necessario per realizzare l’opera socialista: sono le masse a fare la storia e i giovani sono stati la “spina dorsale” della Resistenza sotto la direzione del primo PCI, ma ancora prima con gli Arditi del Popolo e nelle Brigate Internazionali in Spagna.

Perché ciò avvenga, e cioè creare le condizioni e il sostrato per l’”uomo nuovo” su grande scala, è necessaria la realizzazione dei tre pilastri in cui si sostanzia il socialismo: 1. il governo dei lavoratori e cioè la dittatura del proletariato, 2. la trasformazione delle aziende capitaliste in aziende pubbliche gestite dai lavoratori secondo un piano trasparente e democraticamente deciso e 3. la partecipazione crescente delle masse popolari alle attività propriamente umane, in primo luogo alla gestione della società. Questo è il contenuto dell’esperienza di Makarenko, questo è ciò che i “colonisti” hanno contribuito a realizzare, questa è la strada su cui procedere per fare dell’Italia un nuovo paese socialista.

Giovani, partecipate attivamente alla lotta di classe in corso, con il contributo che ognuno di voi può e si sente di dare. Questo è il modo per emanciparvi e per dare prospettiva alle vostre vite: occupatevi delle vostre città, dei vostri quartieri e delle vostre scuole e Università trasformandole in centri di organizzazione e di nuovo potere. Unitevi alle e fondate le Brigate di Solidarietà per superare e andare oltre questa crisi sanitaria, economica e politica; arruolatevi nelle file della Carovana del (nuovo) PCI di cui il Partito dei CARC è parte integrante!

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