La marcia indietro del governo (come peraltro del sindaco Biffoni) rispetto al Decreto di chiusura della attività produttive non si discosta dalla politica attuata durante tutta questa emergenza. A fronte di misure sempre parziali e insufficienti il governo Conte 2 dimostra per l’ennesima volta di non avere né l’interesse né il coraggio di ledere gli interessi di affaristi e speculatori a discapito di migliaia di vite nel campo delle masse popolari. A fronte di interessi molto contrapposti tra chi vive per lavorare e chi vive del lavoro degli altri, la scelta di campo è sempre palese. 

Di converso l’esempio della classe operaia e di tutti i lavoratori della sanità pubblica che in tutta questa emergenza sono i veri esempi di responsabilità collettiva e tutela degli interessi delle masse popolari. 

Gli operai in queste ultime settimane hanno dimostrato che si deve scioperare per tutelare la salute loro e del resto delle masse popolari, per bloccare il contagio, e che si può scioperare nel rispetto della salute collettiva anche a rischio di denunce molto pesanti e di fermi di polizia (di fronte ai due metri di distanza che gli operai mantengono con rigore nei piazzali il divieto di sciopero si mostra per quello che è: il tentativo della classe dominante di questo paese di strumentalizzare l’emergenza sanitaria ed economica per fare carta straccia dei nostri diritti). 

Gli esempi di queste settimane sono molti, dagli operai che continuano ad andare a lavoro volontariamente per tenere aperti reparti che producono presidi sanitari indispensabili (come alla Tenaris-Dalmine), a quelli che si fanno promotori delle donazioni di sangue (come alla Whirlpool di Napoli), agli operai che hanno consegnato alla Croce Rossa Italiana pacchi contenenti Amuchina e mascherine FFP2 (come quelli del SI Cobas di Piacenza),a tutti quelli che chiedono chiusure e misure di sicurezza. 

Allo stesso modo i lavoratori della sanità, come i comitati per difesa della sanità, in ogni città e in ogni presidio ospedaliero portano avanti battaglie e si organizzano direttamente per attuare le misure di sicurezza necessarie a poter continuare a fare il proprio lavoro (in molti casi comprano autonomamente anche le mascherine) e il proprio dovere collettivo limitando così la diffusione intra ed extra ospedaliera e assicurandosi di poter continuare a lavorare! Degli esempi in questo senso sono le due lettere anonime (fin tanto che esiste il vincolo di fedeltà aziendale questi lavoratori rischiano il proprio posto di lavoro, come successo a Livorno!) scritte da lavoratori della sanità, una dal NOA di Massa e una dall’ASL Centro, che abbiamo potuto leggere in questi giorni. Così come è da esempio quanto fatto dalla Consulta popolare salute e sanità della città di Napoliche ha steso unamappatura delle strutture private con relativi posti letto, proprio quelli che mancano per affrontare l’emergenza!

Le rivendicazioni degli operai e dei lavoratori della sanità di queste settimane, così come le azioni propositive che stanno mettendo in campo denotano una lucidità, una lungimiranza, una capacità e una volontà politica nell’affrontare con decisione, risolutezza e con il minor numero di perdite possibile ben maggiori delle misure contraddittorie, criminali e vessatorie dell’attuale classe dominante. Testimoniano la possibilità oggettiva della classe operaia di prendere il posto di questa classe di cialtroni, faccendieri, speculatori e diventare classe dirigente di tipo nuovo, cioè che mette al centro del proprio operato gli interessi della collettività, non lascia indietro nessuno, pianifica la produzione, prende tutte le misure necessarie senza mettere masse contro masse e per garantire a tutti assistenza, cure, istruzione e un ruolo sociale atto alle proprie caratteristiche. 

Non mettiamoci nelle mani del governo Conte 2 e di Confindustria! 

Organizzarsi e coordinarsi per attuare direttamente le misure di emergenza necessarie in ogni azienda privata o pubblica a livello nazionale!

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