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[Roma] Rebibbia anticipa il Governo: 50 detenuti a casa contro il Coronavirus

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Marzo 14, 2020
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Le misure emergenziali adottate dal Governo per fronteggiare l’epidemia da Coronavirus hanno messo in evidenza le condizioni del sistema carcerario Italiano, dove le misure cautelari di prevenzione del contagio sembrano non valere per i detenuti né per il personale della penitenziaria impiegato vista la densità nelle carceri e negli istituti di pena, che sfiora il 120%.

Prevedere il blocco dei permessi e delle visite, dei momenti di socialità tra i detenuti e in alcuni casi anche dell’interruzione delle telefonate ai familiari infatti, non garantisce alcuna sicurezza per la salute e la dignità della popolazione carceraria che, nelle ultime settimane, si è mobilitata per pretendere i provvedimenti davvero necessari a tutelarsi nell’emergenza, contro l’inadeguatezza delle istituzioni. Ad esempio l’indulto e la scarcerazione delle pene minori per ridurre il sovraffollamento, garantirebbero il mantenimento della distanza di sicurezza per evitare le possibilità di contagio tra i detenuti ma anche tra gli agenti della polizia penitenziaria che vi sono strettamente a contatto e che potrebbero diventare veicolo di trasmissione del virus tra il resto della popolazione.

Già prima della pubblicazione del decreto del Presidente del Consiglio, nel quale viene indicato di valutare misure alternative alla detenzione domiciliare, la direttrice della Terza Casa Circondariale di Rebibbia, Annamaria Trapazzo, ha anticipato il Governo, dando gambe al suo piano di variazione del programma di trattamento dei detenuti in semilibertà, così da evitarne l’uscita ed il rientro dalle carceri (come per altro è previsto dal decreto). https://www.ilriformista.it/coronavirus-direttrice-rebibbia-anticipa-governo-contro-affollamento-carceri-50-detenuti-a-casa-61343/2/?refresh_ce

La Trapazzo ha quindi previsto che parte dei detenuti possa uscire per scontare la pena, anche residua e inferiore a due anni, presso il proprio domicilio e che un’altra parte possa essere scarcerata con l’affidamento in prova ai servizi sociali o con la libertà condizionale. Su 80 detenuti ben 50, quelli ammessi alla semilibertà o al lavoro esterno, potranno tornare a casa!

Quanto avvenuto a Rebibbia è la dimostrazione che è possibile attuare le misure necessarie che servono per tutelare i detenuti, il personale penitenziario e i loro familiari contro la diffusione del virus, che certo non si ferma davanti alle porte delle carceri perché lo stabilisce un decreto!

Che il direttore di ogni carcere, istituto di pena o casa circondariale, come la Trapazzo, metta mano a provvedimenti utili e necessari a garantire la salute e la dignità dei detenuti, bypassando le misure inutili e antipopolari emanate dal Governo! Non sarà certo la riduzione della loro libertà a contrastare la diffusione del virus. A situazione d’emergenza. misure d’emergenza!

Per questi motivi è necessario:

  • Promuovere interventi d’emergenza alla Trapazzo in ogni carcere, istituto di pena o casa circondariale per garantire, anche in violazione di decreti governativi, la vera tutela di cui i detenuti e il personale penitenziario hanno bisogno;
  • Sostenere le lotte dei detenuti e delle famiglie dei detenuti, degli agenti della penitenziaria e delle loro famiglie e sostenere le lotte per l’indulto e la scarcerazione delle pene minori per ridurre il sovraffollamento delle carceri. Legare queste lotte alla battaglia per una sanità pubblica ed efficiente che sia in grado di affrontare con le misure necessarie l’emergenza: ridurre le libertà dei detenuti non risolverà il problema del virus, invece lo risolverà l’azione del governo per potenziare la sanità pubblica rimettendo in moto i reparti chiusi degli ospedali, assumendo personale sanitario e requisendo le strutture private per creare nuovi posti letto per le terapie intensive.

Non prendere misure urgenti per svuotare subito le carceri (in Iran è stato già fatto) significa non solo abbandonare i detenuti (che lo Stato ha formalmente in consegna “per rieducare” e “riconsegnare alla società”) al loro destino, ma significa anche assumere un atteggiamento di completa irresponsabilità circa la sorte dell’intera popolazione!

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