E’ di questi giorni la notizia che nelle scorse settimane un lavoratore dell’indotto BH (Nuovo Pignone) di Massa è stato oggetto di un caso di repressione aziendale con un provvedimento disciplinare e con un suo trasferimento ingiustificato presso lo yard di Avenza per aver contestato e chiesto interlocuzione alla sua azienda rispetto alla gestione dei preposti alla sicurezza proposta dall’azienda.

Grazie alla solidarietà e alla mobilitazione che si è espressa dentro il sito nei suoi confronti, con minacce di sciopero da parte delle RSU di BH, diversi incontri sindacali e un generale interessamento da parte dei lavoratori a questa vicenda, l’azienda si è impegnata a reintegrare il lavoratore dentro il sito di Massa nei prossimi giorni.

E’ importante che i lavoratori continuino nei prossimi giorni a vigilare su questa vicenda e a mantenere alta l’attenzione per portare a casa il risultato del reintegro del lavoratore.

Portare a casa questo risultato è importante non solo per tutelare il lavoratore coinvolto e per evitare che si crei dentro al sito un precedente che inevitabilmente aprirebbe la strada ad altri casi, andando a colpire chi come il lavoratore in questione ha osato far sentire la sua voce (come già successo in passato nel sito nei confronti di lavoratori combattivi), ma anche perché costituisce un buon esempio di resistenza alla repressione aziendale che in questi mesi sempre più sta colpendo diversi lavoratori un po’ ovunque. Ricordiamo, solo per citarne alcuni i provvedimenti contro il delegato FIOM Massimo Cappellini della Piaggio di Pontedera, colpito con diverse misure disciplinari ingiustificate per il prezioso lavoro che porta avanti in difesa dei lavoratori, spesso anche in rottura con il sindacato di cui fa parte; le misure repressive contro il delegato UGL dell’Hitachi di Pistoia Antonio Vittoria colpito per aver denunciato le condizioni di lavoro all’interno della fabbrica  o ancora alla ex Lucchini dove in bacheca era stato affisso un volantino,  il cui contenuto è secondario a fronte del tipo e gravità della reazione (affissa anch’essa in bacheca) dell’ azienda, che testualmente riportava quanto segue: “Qualsiasi foglio o documento che viene affisso in bacheca deve avere un criterio di ufficialità, quindi emanato dall’azienda (i sindacati non possono affiggere i propri documenti? ndr). Ogni altra affissione è soggetta a richiamo e provvedimento disciplinare. La dove venisse trasgredita questa regola e non è individuabile la singola persona sarà conseguenza di provvedimento collettivo”.

Il Partito dei CARC sostiene ogni forma di lotta e resistenza che la classe operaia e i lavoratori intendono usare per far fronte al clima da caserma che si respira sempre più nelle aziende, dove aumentano licenziamenti e provvedimenti disciplinari. Li esortiamo a continuare sulla strada intrapresa dagli operai della Piaggio di Pontedera, della Hitachi di Pistoia, dell’indotto ex Pignone di Massa, della Grande Distribuzione Organizzata che non si piegano a minacce, provvedimenti disciplinari e abusi di ogni tipo scagliati dai padroni e dai loro scagnozzi, a organizzarsi con i colleghi dentro la fabbrica e coordinarsi con le altre organizzazioni operaie e popolari per  costruire il fronte di lotta necessario per invertire il catastrofico corso delle cose, per percorrere fino in fondo la strada aperta dai Consigli di Fabbrica 50 anni fa e imporre il proprio governo dal basso: in fabbrica e nel paese!

Sezione di Massa del Partito dei CARC

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here