Dal 2004, il 10 febbraio è stato ufficialmente riconosciuto come “il giorno del ricordo”, commemorativo delle 800 vittime (militari e civili italiani) che in quella data nel “lontano” 1945 persero la vita a Basovizza, gettati nelle foibe.

La storia, in quanto scienza, però necessita di essere contestualizzata per capirne meccanismi, cause e conseguenze.

In una nota non ci dilungheremo troppo a raccontare eventi storici che avrebbero bisogno di tempi e spazi più adeguati. Ci limiteremo ad accennare:

  • contesto di fine ‘800- avvento del fascismo: il nazionalismo italiano di fine ‘800 faceva perno sui confini orientali: Triestre, Istria, Dalmazia, Fiume e la Venezia Giulia dovevano essere italiani. Dopo la I Guerra Mondiale e l’avvento del fascismo, territori come la Venezia Giulia vennero italianizzati con forza (il rapporto finale del 2001 della Commissione Italo-slovena parla di questo come un grave trauma per la comunità slovena);
  • prima del 1943: l’occupazione di Jugoslavia, Albania e Grecia era stata particolarmente crudele contro la massa della popolazione, come testimoniarono gli stessi soldati italiani molti dei quali tuttavia, a crollo del fascismo avvenuto, si erano salvati dalla deportazione in Germania arruolandosi con i partigiani locali. I tre giorni di saccheggio di Montenegro con cui i fascisti iniziarono la guerra erano stati la dimostrazione esemplare che i fascisti facevano la guerra alla massa della popolazione dei paesi dell’Europa Orientale occupati, come l’avevano prima fatta agli africani in Libia e in Etiopia. Fu in questo contesto che dalla popolazione locale gli italiani vennero identificati come fascisti;
  • tra l’inverno e l’estate del 1945: in Europa Orientale le armate e formazioni irregolari nazifasciste (tra queste ultime lugubremente celebri gli Ustascia di Ante Pavelic in Croazia alimentati dalla Chiesa Cattolica e dalle Autorità Italiane) furono travolte dall’avanzata verso Berlino dell’Armata Rossa che il 27 gennaio liberò il campo di concentramento di Auschwitz in Polonia, diventato in gran parte del mondo emblema dello sterminio degli ebrei europei decretato dai nazisti con i fascisti al seguito, e dall’insurrezione delle formazioni partigiane particolarmente forti e combattive in Jugoslavia (capeggiate da Tito), in Albania (capeggiate da Enver Hoxha) e in Grecia (capeggiate da Markos).

L’eccidio di Basovizza va inquadrato in questo contesto, un contesto fatto di violenza, soprusi e deportazioni per oltre 50 anni, gli ultimi 20 dei quali sicuramente peggiorativi per le comunità autoctone. .

Non si tratta di “negazionismo o di difesa dei titini” -come si legge nello striscione affisso da Casapound e indirizzato all’Anpi (a cui va tutta la nostra soldarietà e di cui vi invitiamo a leggere il post di commento allo striscione stesso), né di dare meno peso alle vittime civili  innocenti. Si tratta di ricostruire la realtà storica. E la realtà storica è fatta di fonti. Basta andare negli archivi, documentarsi, andare oltre la retorica sterile di chi divide il mondo in buoni e cattivi o in italiani e non-italiani.

La domanda è allora perché. Perché, ammettendo anche la drammaticità dell’evento benché nel contesto di cui sopra, il governo Silvio Berlusconi – Gianfranco Fini con l’appoggio di entrambi i poli delle Larghe Intese, si è tanto prodigato per far approvare la legge n. 92/2004?

Il motivo è più semplice di quanto si possa immaginare: evitare che il malcontento, l’insofferenza e l’indignazione delle masse popolari italiane di fronte al catastrofico corso delle cose trovi nel movimento comunista la sua prospettiva, le sue risposte.

E come farlo? Intossicando il cuore e la mente delle masse popolari, distogliendole dalla lotta di classe e impedendo loro di imparare a ragionare e conoscere il corso reale delle cose. E  va in questa direzione la Risoluzione del Parlamento Europeo del 19 settembre 2019 che ha equiparato nazismo e comunismo.

Ma se andiamo oltre la normale sfiducia, oltre il senso di impotenza di fronte alle migliaia di informazioni false, alterate o decontestualizzate, se analizziamo la realtà scientificamente, da comunisti, tutto ciò indica chiaramente la disperazione a cui sono ridotti i gruppi imperialisti europei e il vasto stuolo di privilegiati che li circonda e asseconda.

La Resistenza è stato il punto più alto raggiunto nel nostro Paese dalla classe operaia nella sua lotta per il potere. Da essa derivano le principali conquiste in campo politico, sociale ed economico, da essa deriva la nostra Costituzione.

Questa è Storia.

Sezione di Siena – Val d’Elsa, Partito dei CARC

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