Sabato 25 gennaio è stata la Giornata Mondiale per lo Stop al 5G e anche nel nostro paese sono state organizzate varie manifestazioni e iniziative. La tecnologia 5G sarà usata ufficialmente per “potenziare la rete di telefonia mobile”, ma in realtà i suoi impieghi principali sono nell’ambito militare e del controllo sociale, un’arma in più per le forze della repressione. A livello internazionale USA e Cina (vedi scontro su Huawei) si contendono la fornitura di attrezzature per il 5G: chi controllerà l’infrastruttura vedrà crescere il suo potere commerciale, ma soprattutto militare. Gli effetti delle radiazioni emesse (che causano inquinamento da onde elettromagnetiche, il cosiddetto elettrosmog) non si conoscono bene e i pareri degli esperti sono discordanti, ma nonostante ciò le antenne già si montano e le masse popolari che si trovano a vivere nelle loro vicinanze fanno da cavie (come già successo per amianto, basi militari e industrie chimiche…). Infatti, dopo la sperimentazione su 120 comuni (che sono stati scelti e “testati” spesso a loro insaputa, non avvisando né i sindaci, né i cittadini), adesso c’è il via libera per la copertura di tutto il paese, anche se alcuni comuni, tra cui Mattie in Val Susa, Reggio Emilia e Guidonia (RM), hanno già emesso ordinanze per lo stop almeno temporaneo. Come P.CARC stiamo partecipando e promuovendo insieme ai comitati NO 5G e realtà locali varie iniziative e mobilitazioni.

Cecina (LI). Lo scorso 16 dicembre i compagni della sezione sono intervenuti a un’iniziativa sul tema organizzata dal Comitato di Salute Pubblica cittadino, alla presenza di più di 40 persone. In platea erano presenti medici, professori universitari, esponenti di partiti politici e comitati ambientalisti e per la salute, cittadini preoccupati dal 5G o che volevano approfondire l’argomento. Da subito, è stato messo in evidenza il rischio per la salute e per l’ambiente rappresentato dalle radiazioni delle antenne delle quali non si conoscono gli “effetti collaterali”. Com’è possibile che sia stato dato il via libera alla costruzione della rete nazionale e mondiale senza che ci si preoccupasse di conoscerne le conseguenze? Questa una delle domande. Altri interventi hanno messo in luce il legame della rete tecnologica con la guerra imperialista e l’utilizzo in campo militare. Durante il dibattito, molti si sono espressi sull’importanza di costituire comitati locali e organizzazioni per il controllo popolare sul 5G.

Quarto (NA). Negli ultimi mesi ha preso piede la mobilitazione contro l’installazione delle antenne. Da subito tanti abitanti del territorio hanno cominciato a organizzarsi, innanzitutto nel Comitato Salute e Ambiente, coinvolgendo anche le Contrade di Quarto (in particolare quella dei Cocci). In tanti hanno cominciato a studiare le leggi che regolano la costruzione di queste antenne, i rischi per la salute, l’uso reale che sarà fatto del 5G. Sono stati organizzati banchetti, megafonaggi, diffusione di volantini per chiamare tutti alla lotta: il sindaco è stato costretto a organizzare tavoli di discussione e a emettere ordinanze contro il 5G e parte del Consiglio comunale si è schierato con le masse popolari. In questa lotta, i quartesi hanno compreso che mobilitarsi contro queste opere inutili significa ragionare sulla gestione più complessiva della città: mentre le multinazionali e i politicanti locali (sindaco in testa) pensano all’installazione di antenne, i veri problemi di Quarto sono il rispetto dell’ambiente, il diritto alla sanità pubblica (l’ASL è stata smantellata e delocalizzata), il diritto alla casa e al trasporto pubblico. Sono le masse popolari le uniche che possono far valere concretamente i loro interessi, prendendo in mano, dal basso, il controllo della città.

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