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Hitachi di Pistoia: abbattere il regime da caserma

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Gennaio 7, 2020
in Primo piano, Resistenza n. 1/2020
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Una grande fabbrica con circa 1000 operai come l’Hitachi non può essere gestita con il regime da caserma senza la complicità dei sindacati. Quando parliamo di regime da caserma non si intende solo la repressione e la rappresaglia contro gli operai che alzano la testa e organizzano lotte (è anche questo!), ma il clima imposto a colpi di piccole e grandi forzature, intimidazioni e rappresaglie che hanno lo scopo di obbligare gli operai a sottomettersi a condizioni di lavoro sempre peggiori, più precarie e usuranti, più pericolose e alienanti… e più funzionali al profitto dei padroni.

Molte di queste piccole e grandi imposizioni all’Hitachi si potevano solo immaginare perché agli operai è vietato parlare di quello che succede in fabbrica, pena la rappresaglia. Un gruppo di lavoratori ha rotto il regime da caserma scrivendo una lettera anonima a un giornale locale Linea Libera: “Siamo un gruppo di lavoratori impiegati da almeno 15 anni negli stabilimenti italiani prima di Ansaldo-Breda adesso di Hitachi Rail. Scriviamo in forma anonima perché temiamo ritorsioni da parte dell’attuale management italiano, come d’altra parte è già successo in passato. Anche per questa ragione siamo estremamente preoccupati del nostro futuro professionale, nonostante i proclami non veritieri della realtà quotidiana che siamo costretti a vivere. La gente chiede un forte cambio di rotta, di mentalità e di modo di lavorare (…) È proprio perché siamo avveduti e teniamo molto al nostro futuro che stiamo provando a farvi arrivare un grido di dolore prima che si trasformi in lamento: osservate i numeri che descrivono la produzione, osservate dall’interno i processi, come si lavora realmente e come sono mascherate le perdite, come è mistificata la inefficiente realtà nascondendola sotto una maschera apparentemente rilucente (…) Sapete ad esempio che il numero di non conformità dal 2011 a oggi non è mai calato? Questo perché continuiamo a produrre male, a non controllare con efficacia i fornitori e il materiale che arriva. Auspichiamo che il nostro grido sia ascoltato (…) se non si cambia è in gioco il futuro di migliaia di famiglie”.

Il Comitato clandestino “Ho Chi Minh” del (nuovo)PCI ha contribuito a diffondere la lettera e, sempre attraverso Linea Libera, ha chiamato gli operai a organizzarsi clandestinamente “sempre più operai e lavoratori di aziende private e pubbliche sono costretti a denunciare le malefatte del padrone anonimamente per paura di essere colpiti dalla repressione aziendale. I lavoratori stessi sono portati a pensare che chi si espone viene colpito: prima il padrone lo tenta affinché si venda, poi lo denigra, quindi lo isola (reparti confino) e infine lo espelle dalla fabbrica. Proprio per fare fronte a questa situazione gli operai devono organizzarsi non solo pubblicamente, ma anche clandestinamente: formare strutture clandestine (Comitati di Partito dentro la fabbrica) che rafforzino la struttura pubblica, che diano continuità alla sua azione e che assicurino la sua esistenza”.

Scoppiato il caso, l’azienda ha convocato una riunione straordinaria con le RSU di tutti i sindacati e ha imposto che tutte le organizzazioni sindacali prendessero pubblicamente e nettamente le distanze dal comunicato del Comitato del (nuovo)PCI, Hanno accettato tutti, alcuni con particolare zelo, tranne il delegato della UGL Antonio Vittoria, che pur affermando di non essere d’accordo con il contenuto del comunicato ha affermato che prenderne le distanze fosse sbagliato perché esso parla della condizione degli operai in modo veritiero.

Se da una parte le pressioni dell’azienda hanno permesso di smascherare il ruolo che i sindacati di regime hanno in fabbrica, dall’altra Antonio Vittoria è stato isolato dalle RSU e ha subito un demansionamento punitivo.

La Sezione di Pistoia del P.CARC ha emesso e fatto circolare un comunicato in cui esprime solidarietà ad Antonio, lo porta come esempio ed esorta gli operai a non isolarlo e a dargli solidarietà. Ha dovuto emettere anche un altro comunicato di chiarimento, poiché i fautori dell’antifascismo padronale hanno trovato opportuno polemizzare per il fatto che Vittoria è delegato della UGL, “un sindacato fascista, erede della CISNAL”. Se operai come Vittoria sono nella UGL e se vengono isolati dai sindacati di regime, è meglio porsi qualche domanda sul ruolo dei sindacati di regime, anziché sparare sentenze e accuse! Ai comunisti non interessa la tessera sindacale degli operai, interessano la difesa e l’affermazione dei loro interessi!

La Sezione di Napoli-est del P.CARC ha scritto un volantino di solidarietà ad Antonio Vittoria e lo ha distribuito all’Hitachi di Napoli, allargando la breccia nel regime da caserma che la lettera anonima degli operai di Pistoia ha aperto.

 

Rinnovando l’incondizionata solidarietà e il sostegno ad Antonio Vittoria, ribadiamo la solidarietà e il sostegno a ogni operaio che vorrà fare un passo avanti: dotandosi degli strumenti adeguati e facendo i passi giusti, sgretolare il regime da caserma nelle fabbriche è possibile!

La Carovana del (nuovo)PCI promuove e persegue la riscossa della classe operaia e punta a unire tutto quello che i padroni, le dirigenze dei sindacati di regime, la sinistra borghese vuole dividere o lasciare diviso.

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