Al termine del convegno “Muos: violazioni ambientali e possibili azioni legali” svoltosi il 7 dicembre a Niscemi (CL), la polizia locale ha consegnato il foglio di via per la durata di tre anni ad un militante No Muos in quanto ritenuto “Persona pericolosa per la sicurezza e la tranquillità pubblica”.

Un atto intimidatorio compiuto al termine di un dibattito che ha messo al centro il vero nemico della sicurezza pubblica del territorio: il sistema di telecomunicazioni satellitare della marina militare statunitense necessario al coordinamento di tutti i sistemi satellitari nel mondo, specie i droni e gli aerei senza pilota stazionati anche nella vicina base di Sigonella. Un sistema che ha già compromesso gravemente l’ecosistema della zona a causa dell’inquinamento elettromagnetico della base militare e delle antenne presenti mai effettivamente misurato ma presumibilmente causa dell’aumento del tasso di tumori tra la popolazione.

Il convegno ha visto un’ampia partecipazione popolare, segno della volontà oltre che della necessità di informarsi ma anche di tornare ad organizzarsi, ristrutturare una delle principali organizzazioni popolari in lotta contro l’invasione dei veri “stranieri” che è necessario cacciare.

Siamo infatti di fronte ad una vera e propria militarizzazione, che oltre a violare apertamente la Costituzione, compromette la sicurezza e la salute delle masse popolari di tutto il paese.

Non è infatti la prima volta che il movimento subisce attacchi repressivi, già nell’agosto 2013 quattro attivisti impegnati nell’organizzazione della manifestazione contro il Muos vennero “invitati” dalla DIGOS in commissariato sotto il ricatto di essere altrimenti denunciati alle autorità.

Il provvedimento di questo mese dunque voleva apparire come una sorta di monito verso chi si è avvicinato o riavvicinato alla lotta del movimento contro il Muos perché giunto proprio in occasione di un dibattito che ha analizzato le violazioni e i gravi danni ambientali e per la salute provocati dalle istallazioni militari costruite nella riserva naturale della Sughereta in nome della guerra imperialista.

La lotta alla repressione oggi può e deve diventare un ambito fondamentale per il futuro del movimento No Muos e di quello di tutte le altre organizzazioni popolari che resistono all’invasione imperialista nel nostro paese o che lottano contro gli effetti più gravi della crisi.

È necessario andare oltre la semplice resistenza e passare dalla difesa all’attacco legandosi ancor più strettamente col territorio come avvenne qualche anno fa in Val Susa e dove vennero apertamente violate le restrizioni del tribunale.

È in quest’ottica che la repressione può diventare un’arma a doppio taglio per chi la promuove poiché mostra il vero volto della classe dominante e alimenta l’odio di classe. Farvi fronte significa lottare per creare le condizioni per una società nuova, libera dagli imperialisti USA che usano il nostro paese come parcheggio di armi e basi da cui dirigere la guerra, il socialismo. È per questo che esprimiamo solidarietà al militante colpito dal provvedimento restrittivo e al movimento No Muos tutto.

Che dieci, cento, mille iniziative di solidarietà con questi compagni si diffondano in tutto il paese. Dieci, cento, mille altri focolai di lotta si propaghino. Dieci, cento, mille nuovi compagni alzino la testa contro gli attacchi repressivi orditi dal sistema dei padroni. Dieci, cento, mille iniziative di base si moltiplichino contro la chiusura e la delocalizzazione delle aziende e contro la costruzione di grandi opere inutili e dannose. Non sono i padroni ad essere forti, sono le masse popolari che devono far valere tutta la forza di cui sono capaci!

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