Giovedì 31 ottobre gli operai della Oma spa (Officina metalmeccanica Angelucci), azienda dell’indotto dell’ex Pignone, si sono riversati fuori dai cancelli della fabbrica di Massa per protestare contro il licenziamento collettivo a cui andranno incontro a causa del fallimento decretato il giorno prima dal tribunale di Pescara. Non sono valse a niente le richieste di esercizio provvisorio fatte in forza delle numerose commesse ancora in essere e tre manifestazioni di interesse per l’acquisto di ramo d’azienda. La crisi del sistema capitalista procede implacabile e miete ancora una volta numerose vittime in un territorio, quello di Massa Carrara, diventato un cimitero di capannoni vuoti – dalla Syntech alla Rational, con la Sanac a rischio chiusura – senza che istituzioni e sindacati si mostrino capaci di fare qualcosa. E il poco che fanno è frutto della mobilitazione dei lavoratori, come è stato appunto per la Rational e per il tavolo strappato il prossimo 13 novembre dagli operai Sanac, come dovranno fare gli operai dell’ex Pignone per fronteggiare lo smantellamento della loro azienda. E’ questo che ci dicono l’episodio della Oma, che tra l’altro rischia di bloccare la produzione nello stabilimento di Marina di Carrara che vede mancare oltre cento operai altamente specializzati da un giorno all’altro (sono in gran parte saldatori), questo ci dice l’esternalizzazione del Service dell’ex Pignone, che incredibilmente il sindacato rivendica come un passo positivo per stabilizzazioni e investimenti. La “storia” delle cessioni di rami d’azienda non ha mai portato a nulla di buono se non a licenziamenti, ridimensionamenti e chiusure.

Come Federazione Toscana del P.CARC esprimiamo la nostra solidarietà agli operai Omae li invitiamo a costituirsi a prescindere dalle tessere sindacali in una organizzazione operaia che dia battaglia per l’immediato reinserimento all’interno del perimetro aziendale dell’ex Pignone attraverso la reinternalizzazione (abbiamo appena visto dove porta la catena di S. Antonio dei subappalti), si coordini con i colleghi con cui hanno lavorato gomito a gomito fino a ieri, si coordinino con gli operai Sanac approfittando dell’incontro che questi avranno il prossimo 4 novembre con la sottosegretaria del MISE Todde. Non si tratta di andarci con il cappello in mano ma di pretendere soluzioni immediate facendo sentire bene la propria voce, come hanno fatto nell’ultimo periodo, vincendo, gli operai della Whirlpool di Napoli.

Che la classe operaia si coordini per far valere tutta la propria forza!

Uscire dalla fabbrica per legarsi alle altre organizzazioni operaie e popolari del territorio!

Basta chiusure e licenziamenti, è ora che a casa comincino ad andarci i padroni e i loro servi!

Federazione Toscana del P.CARC

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