Dal 2016 in tutti i paesi imperialisti è in corso una svolta politica. Questa è causata dalla rabbia, dalla sfiducia e dalla ribellione delle masse popolari verso la classe dominante. Questa rabbia ha avuto come bersagli principali i referenti politici della borghesia imperialista, in particolare quei partiti che si sono alternati alla guida dei vari paesi facendosi a chiacchiere la guerra ma applicando lo stesso programma politico, un programma fatto di ritiro di diritti, di lacrime e sangue. Sono quarant’anni che questi signori governano in questo modo il mondo, alimentando ovunque quel senso di ribellione che li ha messi, oggi, in grossa difficoltà nel governare i vari paesi.

Questi governi e partiti delle “larghe intese” negli ultimi tre anni sono scomparsi o sono stati messi in grosse difficoltà o addirittura sono stati scalzati dal governo da avventurieri alla Trump e alla Macron o da persone di buoni propositi alla Di Maio e alla Tsipras. Questa crisi politica, oltre all’ingovernabilità generata dalla ribellione diffusa delle masse popolari, si alimenta delle contraddizioni fra gruppi di potere e comitati di affari, per cui la crisi non può essere risolta attraverso le “normali procedure” della lotta politica borghese. Anzi le normali procedure (come lo svolgimento delle elezioni) producono effetti anche peggiori.

Il mondo è oggi un focolaio di lotte, guerre e contrasti inter-imperialisti, tra imperialisti e masse popolari e tra paesi imperialisti e paesi oppressi.

In Europa vediamo come in Inghilterra l’enorme subbuglio generato dalla Brexit abbia causato, addirittura, la chiusura del parlamento per un mese e l’emergere di enormi contrasti in seno alla Gran Bretagna tra Inghilterra, Scozia e Irlanda. In Germania è inesorabile il declino della Merkel e della coalizione che ha diretto il paese negli ultimi decenni, declino certamente alimentato dalla crisi economica in cui è caduta la “locomotiva d’Europa” e dalle mobilitazioni operaie che stanno conseguendo. La Spagna è in piena crisi istituzionale e politica, sembra da due anni a questa parte impossibile formare un governo ma soprattutto arrestare le decine di focolai di lotta, spesso molto dura, delle masse popolari (basti pensare alle mobilitazioni in Catalogna) contro le quali sempre più spesso si ricorre alla repressione e allo schieramento delle forze di polizia.

In America nel nord del continente vediamo come l’elezione del presidente USA Donald Trump abbia sconquassato tanti equilibri internazionali (vedi quello che sta accadendo in Siria) e alimentato centinaia di mobilitazioni contro il razzismo di stato, contro i gruppi reazionari e neofascisti oltre alle lotte della classe operaia che hanno visto, ad esempio, lo sciopero a oltranza di 49 mila operai della General Motors per il salario e la sicurezza, il primo in 12 anni. Nel sud del continente fanno invece notizia gli ampi sommovimenti popolari in Ecuador e Cile, la rielezione del progressista Evo Morales in Bolivia e i recenti sviluppi della resistenza antimperialista venezuelana, un paese che sempre più si pone alla testa dei popoli non allineati a Washington in sud America.

In Medioriente i fatti che hanno avuto più notizia sono quelli che riguardano la guerra in Siria e l’intossicazione dei media di regime che cercano di mettere contro filo curdi e filo siriani, senza indicare negli USA e nella NATO gli artefici principali di questa guerra che dura ormai da sette anni e continua a mietere vittime innocenti. In paesi come il Libano e l’Iraq montano nel frattempo proteste e manifestazioni contro il carovita, la chiusura delle aziende e la conquista di diritti sociali, a dimostrazione che la crisi economica in cui siamo immersi è globale ed è la principale motivazione dello spirito di ribellione diffuso nei popoli di tutto il mondo.

In questa situazione è utile riprendere l’intervento del ministro degli esteri venezuelano, il quale ha affermato che “la solidarietà internazionale è impedire la guerra imperialista, denunciarne i meccanismi con fermezza, ma più di tutto è importante che i popoli si organizzino per cambiare le cose in casa propria, perché solo con il potere popolare si potranno impedire guerra e dominio”. È estremamente giusta quest’affermazione e ne vanno sostenuti, nella pratica, spirito e contenuto.

Anche in Italia è in corso la svolta politica così come nel resto del mondo. Il frutto più evidente della frattura che le masse popolari hanno aperto nel sistema politico delle Larghe Intese con il voto del 4 marzo 2018 è stato il governo M5S-Lega. Esso fu installato nel giugno 2018 sulla base del Contratto di Governo che raccoglieva parte delle promesse di cambiamento e di rottura con il passato avanzate dai due partiti in campagna elettorale. È caduto nell’agosto 2019 perché né il M5S né la Lega si sono dati i mezzi (la mobilitazione delle masse popolari) per attuare ciò che hanno scritto nel Contratto e per mantenere le promesse fatte.

Con l’accordo di palazzo fra M5S, PD e LeU la classe dominante ha messo una toppa che è peggiore del buco. Il governo Conte 2 non risolve ma, anzi, aggrava la crisi politica, non è in grado di risanare la crepa fra le masse popolari e la classe dominante. L’installazione del governo M5S-PD-LeU, il Conte 2, e la sua opera costituiscono, quindi, il nuovo contesto in cui si dispiega la lotta fra la classe dominante, che punta a riportare il paese nel solco dell’attuazione del programma di lacrime e sangue attuato dai partiti delle Larghe Intese nei decenni passati, e le organizzazioni operaie e popolari, che cercano la strada positiva per affermare i loro interessi e la possono trovare solo con la costituzione del Governo di Blocco Popolare.

Per fare questo bisogna fare di ogni fabbrica, di ogni ufficio, scuola e luogo di lavoro un focolaio di lotta. Costituire comitati di lavoratori, stabilire collegamenti con altri, rafforzare il movimento comunista che rinasce nel nostro paese, incalzare il governo del M5S e del PD a mettere in pratica le promesse di cambiamento in favore della maggioranza della popolazione, impedire che il nuovo governo attui misure lacrime e sangue antipopolari al servizio dei poteri forti, prendere in mano il nostro futuro. Tanto più la rabbia si trasformerà in organizzazione e forza, tanto più il paese sarà ingovernabile per i nostri veri nemici.

Questa la strada per rendere il paese ingovernabile e alimentare la resistenza delle masse popolari in tutto il mondo. Questa la strada per costruire le condizioni utili a imporre l’unico governo che potrà andare fino in fondo nell’attuazione delle misure che servono agli operai, ai lavoratori e alle masse popolari italiane, un Governo di Blocco Popolare. Un governo che non passa per le elezioni, che si poggia sulla mobilitazione delle masse popolari del nostro paese e che segnerà un passo decisivo nella lotta per dell’Italia un nuovo paese socialista. Un governo che si darà i mezzi per indebolire la catena di comando imperialista.

Fare dell’Italia un nuovo paese socialista è la più alta forma di solidarietà con le masse popolari di tutto il mondo!

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