Trasmettiamo un contributo arrivato alla nostra redazione da parte di un compagno, ultras del Pisa, a proposito della repressione negli stadi e della lotta contro gli abusi in divisa.

 

“Cari compagni, vi scrivo su alcuni fatti relativi alla partita di calcio Pisa-Brescia di tre anni fa in campo neutro a Empoli dove centinaia di tifosi aderenti ai gruppi organizzati della curva nord del Pisa furono “deportati” in questura a Firenze a seguito del contatto avvenuto fuori dallo stadio tra le opposte tifoserie e dove vi seguirono diffide e arresti. La questura di Firenze e i giornali di regime dopo 10 minuti dall’accaduto parlarono di agguato da parte degli ultras pisani, ma quel giorno non ci fù nessun attacco premeditato da parte della tifoseria, l’attacco premeditato e repressivo avvenne si ma da parte della questura di Firenze che voleva a tutti i costi colpire un’intera tifoseria che non si stava piegando al calcio del malaffare e del business (ricordo a tutti le proteste pacifiche della tifoseria del Pisa contro un presidente corrotto e mafioso). Questo fu il motivo reale della “deportazione” che avvenne secondo i metodi repressivi propri dello stato di polizia contro i tifosi che dopo essere stati fermati per ore in un benzinaio adiacente allo stadio furono identificati una prima volta e stippati in un pullman di linea. Una volta arrivati in questura, sono stati messi in ginocchio sotto la pioggia mentre la digos visionava i video e provocava la tifoseria con offese, mentre gli agenti di polizia si facevano i selfie riprendendo gli ultras come un trofeo. Gli arresti e le denunce che avvennero quel giorno furono un duro colpo per un intera tifoseria, che però non abbassò la testa e si organizzò per rispondere all’ attacco repressivo, uscendo dallo stadio e legandosi alla cittadinanza che si dimostrò subito solidale rispondendo positivamente alle attività che gli ultras misero in campo in quei giorni (raccolte firme, manifestazioni,ecc.) attraverso la campagna “PISA NON SI PIEGA”. A distanza di tre anni e dopo che tantissimi tifosi coinvolti stanno ancora scontando il divieto di accedere allo stadio, una sentenza del tribunale ha sancito, finalmente, l’assoluzione dal reato per cui erano stati accusati (per questo rimando al comunicato della curva nord Maurizio Alberti http://www.riscattopisa.it/pisa-brescia-60-ultras-assolti-adesso-via-i-daspo/).

Non è il primo caso in cui  gli ultras  che si riconoscono nei valori della solidarietà e della aggregazione vengono colpiti dalla repressione poliziesca: è successo ai bergamaschi un po’ di tempo fa quando al ritorno dalla trasferta da  Firenze, i pullman che trasportavano la tifoseria sono stati fermati in superstrada dove è partito un agguato del reparto celere che ha caricato tutti  indiscriminatament; era successo lo stesso giorno sempre ai livornesi che a La Spezia avevano subito una carica nel proprio settore per un diverbio avuto all’entrata tra tifosi e alcuni steward che rallentavano l’accesso dei labronici dentro lo stadio. Sicuramente lo stadio rappresenta un centro importante di aggregazione di massa proprio per questo è uno dei laboratori più importanti dove si sperimentano quotidianamente manovre repressive: a Pisa il DASPO di piazza è stato sperimentato per colpire il movimento dentro e fuori lo stadio (ti denuncio in piazza e ti diffido allo stadio), la militarizzazione degli stadi, tessere identificative per entrare, videocamere ecc sono tutti mezzi di controllo che lo stato ha adottato contro un fenomeno sociale poco controllato. Per non parlare delle vittime che causa questo sistema di controllo: Gabriele Sandri e Paolo Scaroni sono due degli esempi più eclatanti. A tal proposito rilancio l’ appello alla solidarietà a Rosalba Romano condannata dal Tribunale di Milano a seguito della denuncia di Vladimiro Rulli, agente del VII Reparto Mobile di Bologna che si è sentito “diffamato” da un articolo in sostegno a Paolo Scaroni (ultras del Brescia reso invalido a vita dal pestaggio immotivato di celerini andati assolti – per ora – solo in virtù della mancanza del numero identificativo sulle divise e dei depistaggi delle indagini) pubblicato sul sito Vigilanza Democratica. D’ altronde il decreto Minniti prima e il decreto sicurezza bis a susseguirsi provocano questo: la repressione nei confronti degli operai in caso di sciopero, la criminalizzazione degli studenti che si battono per il proprio futuro, maggiore militarizzazione dei territori, le cariche nelle piazze, telecamere e ronde private e via dicendo, sono tutte manovre che vanno a colpire quella che è l aggregazione e l’ organizzazione delle masse popolari in tutte le sue forme.

 

SOLIDARIETÀ AGLI ULTRAS COLPITI DA REPRESSIONE E AL SITO DI VIGILANZA DEMOCRATICA!

ATTUARE LA COSTITUZIONE CONTRO GLI ABUSI IN DIVISA E PER LA LIBERTA’ DI ESPRESSIONE!”

Simone, ultras del Pisa e militante comunista.

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