Partito dei Comitati d’Appoggio alla Resistenza – per il Comunismo (P.CARC) 

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01.10.2019

In morte dell’operaio Fabrizio Greco: pagherete caro, pagherete tutto!

La notte scorsa alle ore 3.00 all’interno del reparto presse della FCA di Piedimonte San Germano (FR) si è consumato un altro omicidio di un operaio, l’ennesimo: siamo a più di 600 operai che dall’inizio del 2019 perdono la vita sul loro posto di lavoro. Questa volta però la fame di profitto dei capitalisti ha portato la morte all’interno della ex FIAT di Piedimonte San Germano, gruppo Fiat Chrysler Automobile (FCA), il maggiore gruppo industriale del paese.

E’ negli stabilimenti ex FIAT che la classe operaia italiana, nella storia, ha realizzato le sue più importanti conquiste. A 40 anni dall’ “autunno caldo” del 1969 è opportuno ricordare che le lotte degli operai FIAT sono state la scintillla fondamentale delle conquiste di benessere e civiltà di cui è stata protagonista tutta la classe operaia in quei gloriosi anni. L’organizzazione della parte più avanzata della classe operaia nel movimento comunista fu ciò che rese possibile quei grandi avanzamenti. Il resto è storia che arriva ai giorni nostri: tanto più l’organizzazione politica degli operai, cioè il movimento comunista, ha disatteso i suoi compiti, si è corrotto e infine disgregato, tanto più il padronato ne ha approfittato per eliminare i vincoli che gli operai erano riusciti ad imporre alla sua “libertà” di sfruttare, di calpestare il diritti degli operai ad una vita e ad un lavoro dignitoso. Ed è così che le fabbriche ex Fiat si sono trasformate da baluardo dellla resistenza operaia ai capitalisti e al loro Stato, in un laboratorio in cui i padroni Agnelli-Elkann, con particolare lena dal 2010-2011 in avanti, con una mano smantellano la produzione e la delocalizzano all’estero e con l’altra impongono massacranti condizioni di sfruttamento (con il ricatto della cassa-integrazione per chi non si prostra a questo regime).

Fabrizio Greco era uno delle migliaia di operai quotidianamente vittima di questo regime da caserma negli stabilimenti ex Fiat, introdotto ricordiamolo dal non compianto Sergio Marchionne. La morte di Fabrizio riguarda tutti gli operai di Cassino perché ogni altro operaio ex FIAT poteva incorrere nella stessa situazione. Come giustamente scrivono i compagni della FLMU CUB di Cassino nel loro comunicato sulla vicenda “gli operai che lavorano in fabbrica non hanno bisogno della conclusione delle indagini della magistratura per trarre le proprie conclusioni. La morte di Fabrizio è legata ai nuovi sistemi di produzione implementati in FCA dal 2011 ad oggi che non consentono neanche di respirare, e alla responsabilità di chi ha concordato, avallato e sottoscritto le nuove metriche delle saturazioni e la cancellazione delle pause. Le attuali saturazioni, la nuova organizzazione del lavoro e il mancato turn over hanno reso il lavoro in fabbrica inumano, al punto che le patologie legate ai ritmi di lavoro sono ormai all’ordine del giorno.”

Fabrizio Greco non è morto per via di una fatalità. Fabrizio Greco è stato ucciso dai padroni di FCA, schiacciato tra due stampi ma ancor prima oppresso dai carichi di lavoro che quotidianamente ogni operaio dello stabilimento di Piedimonte deve accettare se vuole lavorare e non vuol finire nel tunnel della cassa-integrazione a non finire. Fabrizio Greco è morto mentre, come migliaia di operai FIAT sono costretti a fare, adempiva a mansioni che trasgredivano la sicurezza e che neppure gli competevano (compete gli allestitori e non ai manutentori tecnici allestire le linee di stampaggio) ma che era costretto a svolgere perché questa era la volontà dell’azienda e dei capi. Fabrizio Greco è morto in un reparto in cui lui stesso aveva chiesto di essere inserito poiché alle manutenzioni si fa meno cassa-integrazione che in altri reparti e lui, padre di famiglia, come molti, è probabile che non riusciva ad arrivare a fine mese con uno stipendio da cassa-integrato. Ciò che è capitato a Fabrizio Greco poteva accadere a qualunque altro operaio dello stabilimento.

L’immediata convocazione dello sciopero da parte delle forze sindacali per la giornata di oggi è stata una prima necessaria reazione ma adesso bisogna andare avanti. Operai, la misura è colma: rendete giustizia a Fabrizio Greco organizzandovi e ribellandovi, squadra per squadra, reparto per reparto, officina per officina, capannone per capannone alla criminale organizzazione del lavoro in FCA. Non delegate ai sindacati complici del padrone e che hanno firmato l’ultimo contratto FCA le vostre rivendicazioni: hanno le mani legate… sono loro stessi ad averle avallate e firmate. Non delegate a politici e magistrati che vi promettono impegni futuri. Organizzatevi voi stessi, ora, al di là dell’appartenenza sindacale e lottate per imporre ritmi e carichi di lavoro a misura della vostra dignità.

Operai, i profitti degli Agnelli – Elkann e gli scatti di carriera dei vostri capi non valgono la vostra vita!

Che lo sciopero riuscito di oggi e la manifestazione indetta per domattina, 2 Ottobre, dalla FLMU CUB, siano solo l’inizio!

Il P.CARC sostiene ogni singolo o gruppo di lavoratori che è deciso ad intraprendere la strada della lotta e dell’organizzazione perché gli tornino a far valere la loro forza!

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