Milano, 22 giugno 2019

I partecipanti all’assemblea “Difendere e creare posti di lavoro: dalla mobilitazione contro la morte lenta delle aziende al reddito di cittadinanza”, che si è tenuta all’interno della FRP della federazione Lombardia, esprimono la loro solidarietà agli operai che stanno lottando per difendere il loro posto di lavoro:

– alle operaie e operai di Mercatone Uno licenziati con un messaggio WhatsApp e agli operai della Whirlpool che si sono visti chiudere dalla notte alla mattina lo stabilimento di Napoli,

– agli operai della Bekaert di Figline Val d’Arno che dopo aver occupato la fabbrica è in CIG da un anno e ai lavoratori di Alitalia, anche loro in CIG e in attesa da anni a una soluzione sul loro futuro lavorativo,

– agli operai della Sirti, che dopo una dura lotta hanno salvato il posto di lavoro ma con contratti di solidarietà,

– agli operai della GDO che lottano per una migliore organizzazione del lavoro e che rischiano il posto di lavoro a seguito delle fusioni dei vari gruppi di multinazionali o per lo sviluppo dell’e-commerce,

– agli operai della ex-Lucchini di Piombino organizzati nell’associazione Camping CIG che lottano per la riapertura dell’azienda e per una riconversione ecosostenibile della produzione,

– agli operai del gruppo FCA-ex Fiat che da anni stanno attraversando un processo di morte lenta dell’azienda che preferisce investire i propri capitali nelle speculazioni finanziarie,

– agli operai organizzati nel SI Cobas che da Modena a Prato stanno lottando per condizioni di lavoro migliori e per questo vengono repressi e caricati dalla polizia,

– alle maestre precarie che a fine di ogni anno scolastico non sanno in che scuola verranno mandate e se verranno riassunte;

– ai disoccupati organizzati che lottano per l’applicazione e l’estensione dei criteri di accesso al Reddito di Cittadinanza varato dal governo attuale.

Tante sono le aziende chiuse, delocalizzate, spezzettate, ridotte, vendute a gruppi finanziari stranieri o finti tali, comunque sulla via della morte lenta, tanti sono i lavoratori e i giovani ridotti a lavori precari, alla disoccupazione e ad arrangiarsi, senza speranza di un lavoro utile e dignitoso!

I poteri forti, gli Elkann, le multinazionali, i padroni e i circoli della finanza che dirigono l’economia reale non hanno una soluzione al corso catastrofico del cose, anzi in nome del Dio profitto stanno eliminando i diritti sanciti dalla Costituzione, a partire dall’Articolo 1.

Gli operai sono la spina dorsale che tiene in piedi la nostra società, dagli operai organizzati viene la soluzione: a loro il nostro sostegno alla lotta specifica, al loro coordinamento perché “nessuno si salva da solo”, per costringere il governo M5S-Lega ad attuare le misure progressiste che servono per difendere e creare posti di lavoro e che ha promesso in campagna elettorale e impedire le misure reazionarie come il DL Sicurezza. La classe operaia può prendere in mano le redini del paese e occuparsi della società: i “camalli” di Genova con la loro mobilitazione hanno imposto un blocco all’esportazione di armamenti destinati alla guerra in Yemen, dimostrando che la classe operaia non si occupa solo del proprio posto di lavoro, ma di aspetti che riguardano l’intera società e già oggi ha la forza per imporre gli interessi e i diritti della collettività.

Dobbiamo essere decisi a vincere, invertire il corso delle cose è possibile: solo la classe operaia organizzata ha la forza per farlo!

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