Pubblichiamo alcune riflessioni del Direttore di Resistenza scaturite dal rogo che ha colpito la Cattedrale parigina di Notre Dame.

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Torneremo a celebrare la civiltà umana, ma una civiltà di tipo nuovo. Erigeremo il monumento della sfida alle leggi della fisica, alla decadenza del tempo, al giogo dell’ignoranza, alle miserie dell’individuo, all’umiliazione del brutto, alle gobbe del peso dello sfruttamento sulle schiene e nelle menti. Ma prima dei monumenti dobbiamo costruire la civiltà che merita di essere celebrata.
Non è “un pezzo di Europa” che è andata distrutta, poveri bigotti. Notre Dame l’hanno fatta gli uomini: è scienza, ingegno, lavoro umano, sacrifico, coraggio, dedizione divorati da una civiltà che non ha più nulla da dare e preserva sé stessa solo con la distruzione del passato e del presente. Ma soprattutto del futuro.
Celebreremo di nuovo il genio umano, ma non sono le lacrime, la costernazione e il lamento che ce lo permetteranno. L’opera di ingegneria e di poesia che dobbiamo erigere è la società socialista. Quella che ha permesso di sconfiggere l’analfabetismo, che ha bandito lo sfruttamento, che ha permesso l’emancipazione delle donne, quella che ha sfamato i popoli, che ha distrutto Auschwitz e ha mandato nello spazio Jury Gagarin e Valentina Tereskova. Quella che, crollando su se’ stessa, perché non è stata mai sopraffatta dal capitalismo, ha posto al genere umano una nuova sfida: andare avanti, tutti e una volta per tutte.
Tutto il resto è intossicazione. Dal “simbolo della Francia”, al “simbolo dell’Europa”, passando dal “simbolo della cristianità”.

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