Lunedì 25 Marzo a Roma, sotto la sede del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, si è tenuto un presidio di circa un centinaio di lavoratori dell’aeroporto di Fiumicino. L’iniziativa è stata promossa da CGIL, CISL, UIL e UGL nell’ambito di una giornata di sciopero del personale di terra dell’aeroporto. Una delegazione di compagni di Roma del Partito dei CARC ha partecipato al presidio davanti al MIT per sostenere i lavoratori in mobilitazione. I lavoratori aereoportuali, sia i dipendenti Alitalia che quelli delle numerosissime aziende nate dal suo processo di smantellamento, sono stati protagonisti importanti prima della lotta contro il governo Renzi e poi della breccia che si è aperta nel sistema politico del nostro paese con le elezioni del 4 marzo 2018. Citiamo a proposito la valanga di NO con cui i lavoratori di Fiumicino nel maggio 2017 seppellirono il tentativo di Renzi e dell’allora ministro del lavoro Calenda di svendere Alitalia. Una valanga di NO che  si trasformò poi in un larghissimo sostegno elettorale verso il M5S ed in secondo luogo verso la Lega, le due forze politiche che avevano assunto la nazionalizzazione e il rilancio di Alitalia come punto programmatico della propria campagna elettorale. Un mandato elettorale talmente forte da aver portato anche all’elezione, nelle file del M5S, di delegati dei lavoratori Alitalia, come l’attuale senatrice Giulia Lupo, in passato delegata dell’Unione Sindacale di Base (USB) che insieme alla Confederazione Unitaria di Base (CUB) è tra i sindacati più combattivi del settore.

A distanza di un anno la realizzazione di queste promesse è ancora oggetto di contesa. Da una parte i lavoratori, in larghissima parte schierati per la nazionalizzazione o comunque per un rilancio di Alitalia che abbia come presupposto la difesa dei posti di lavoro e dei diritti conquistati e l’investimento da parte statale del denaro necessario per rimettere in sesto un’azienda negli anni spolpata da “capitani coraggiosi” nostrani (i Colaninno e soci cui Berlusconi nell’estate 2008 regalò Alitalia) e speculatori esteri (come gli sceicchi emiratini di Etihad). Questo è l’altro lato della barricata, appunto affaristi e gruppi capitalisti sia italiani che esteri, spalleggiati da partiti ed esponenti delle larghe intese esterni al governo (Partito Democratico in primis) ma anche interni ad esso (forze come la Lega o personaggi come il ministro del’economia Giovanni Tria) che lottano perché la svendita di Alitalia continui.

In questo scontro il Movimento 5 Stelle ha fin qui cercato di mantenere una posizione mediana. Il M5S, con Luigi Di Maio (Ministro del Lavoro) e Luigi Toninelli (Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti), ha in mano ministeri chiave per realizzare le promesse di nazionalizzazione e rilancio di Alitalia. Tuttavia, piuttosto che marciare decisamente in questa direzione, la compagine M5S al governo si adopera (come fa anche in altre battaglie, una su tutti quella relativa al TAV Torino-Lione) per salvare “capra e cavoli”. Nel vano tentativo di soddisfare le rivendicazioni dei lavoratori del comparto ma anche accontentare gli appetiti di affaristi e gruppi capitalisti italiani ed esteri che auspicano la prosecuzione del banchetto, oramai decennale, dello spolpamento di Alitalia. Una linea che fin qui ha fatto partorire progetti di rilancio nebulosi e privi della capacità di stare in piedi poiché basati sulla conciliazione di interessi incompatibili tra loro. Una linea che alla prova dei fatti si sta dimostrando inaffidabile agli occhi dei lavoratori che prescindendo dalle sigle sindacali d’appartenenza, si aspettano da questo governo (cui hanno dato un chiaro mandato) un taglio netto con il passato, come era ben percepibile negli umori dei lavoratori presenti al presidio del 25 marzo.

Vertono su questi temi le domande che abbiamo posto a Massimo Celletti, delegato CGIL e cassa-integrato dell’Alitalia Mantenaince System, una delle tante società nate begli ultimi decenni nell’ambito della svendita e del ridimensionamento di Alitalia. Un’esperienza, quella di Massimo e degli altri lavoratori AMS, emblematica dei disastri causati dal processo di svendita di Alitalia in termini di cessione della sovranità nazionale sulle risorse e le ricchezze del paese e quindi sulle condizioni di vita e di lavoro di chi lavora nel trasporto aereo (la manutenzione degli aerei, come ci racconta Massimo, era un pezzo forte di Alitalia, all’avanguardia a livello mondiale per le sue capacità produttive).

È per interrompere questo corso rovinoso, di cui l’esperienza di Massimo parla, che centinaia di migliaia di lavoratori del trasporto aereo nel marzo ‘18 hanno dato forza al M5S. Oggi l’organizzazione, il protagonismo, la mobilitazione di questi lavoratori è la chiave di volta per imporre al M5S e al governo di mettere una pietra tombale sullo smantellamento di Alitalia ed aprire la via alla sua nazionalizzazione e al suo rilancio.

Il Partito dei CARC è al fianco e sostiene ogni lavoratore deciso a percorrere questa strada, per allargare ed espandere la breccia che lavoratori e masse popolari hanno aperto con le elezioni di un anno fa, per imporre la realizzazione delle promesse elettorali progressiste su cui M5S e Lega hanno ricevuto il loro mandato elettorale, per creare le condizioni per andare oltre questo governo ma non per tornare ai governi delle Larghe Intese bensì per avanzare nella lotta per un vero Governo di Blocco Popolare e per il socialismo.

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