Rilanciamo a seguire il saluto di Chiara De Marchis a tutte le compagne e alle donne delle masse popolari del nostro paese in occasione della Giornata Internazionale della Donne, l’otto marzo. È un messaggio breve ma molto denso che sostanzia quanto questa compagna con dedizione ha deciso di contribuire a un livello superiore alla lotta per fare dell’Italia un paese socialista rafforzando il centro clandestino del (n)PCI. Buona lettura!

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In questo 8 marzo speciale auguro a tutte le mie compagne, a tutte le mie amiche, a tutte le donne che conosco, che questo sia un giorno di lotta contro i responsabili della situazione in cui sono costrette a vivere le donne nella nostra società, nel capitalismo: la pornografia, la violenza, le mille ingerenze e i soprusi quotidiani mai come oggi sono così “ben documentati” da fiumi di inchiostro e da programmi televisivi, ma sono destinati a crescere, almeno finché la direzione della società resta in mano alla borghesia (che ha bisogno di schiave su cui fare profitti e puttane per i loro festini) e al Vaticano (che ha bisogno di “angeli del focolare” e di morte ammazzate per fare le sue prediche e messe).

Che sia un giorno di incontri, discussioni e riflessioni sul fatto che lottare per la nostra emancipazione dalle catene della doppia oppressione dipende da ognuna di noi e da nessun altro. E che la storia ci ha insegnato, con l’esempio della rivoluzione d’Ottobre, della Rivoluzione Cinese e della Resistenza Partigiana, che la nostra liberazione inizia nel momento in cui ci leghiamo strettamente al movimento comunista e alla costruzione della rivoluzione socialista nel nostro paese! Dedico a tutte voi questa poesia, vi abbraccio forte e vi saluto a pugno chiuso!

L’ingiustizia oggi cammina con passo sicuro.

Gli oppressori si fondano su diecimila anni.

La violenza garantisce: com’è, così resterà.

Nessuna voce risuona tranne la voce di chi comanda

e sui mercati lo sfruttamento dice alto: solo ora io comincio.

Ma fra gli oppressi molti dicono ora:

quel che vogliamo, non verrà mai.

Chi è ancora vivo non dica: mai!

Quel che è sicuro non è sicuro.

Com’è, così non resterà.

Quando chi comanda avrà parlato,

parleranno i comandati.

Chi osa dire: mai?

A chi si deve se dura l’oppressione? A noi.

A chi si deve se sarà spezzata? Sempre a noi.

Chi viene abbattuto, si alzi!

Chi è perduto, combatta!

Chi ha conosciuta la sua condizione, come lo si potrà fermare?

Perchè i vinti di oggi sono i vincitori di domani

e il mai diventa: oggi!

(B. Brecht, 1925 “Lode della dialettica”)

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