La vicenda delle lavoratrici della cooperativa sociale Monterosso (di origini popolari e del territorio) in appalto presso l’istituto don Orione in Bergamo sta giungendo a conclusione. In un modo legalmente rispettoso sono state calpestate le giuste aspettative e la volontà delle lavoratrici costringendole al passaggio ad altra azienda: questa è la democrazia dei padroni! Senza serie motivazioni la direzione dell’istituto ha rotto il contratto con la CSM, a favore della coop. Quadrifoglio di Pinerolo. Da settimane decine di lavoratrici, ai cancelli della casa di cura e riposo, denunciano con forza la protervia (le clausole ci consentivano di farlo e quindi l’abbiamo fatto) con cui la direzione dell’Istituto ha operato: mai hanno ricevuto contestazioni serie in merito alla qualità del servizio prestato, ma encomi da parte dell’utenza. Non ai cancelli a protestare, sul piano meramente sindacale, per il posto di lavoro e il salario (che l’accordo sindacale ha garantito loro nel passaggio), ma sul piano politico, in difesa della propria cooperativa; il timore è che le condizioni di vita e lavoro raggiunte potrebbero essere messe in discussione dalla nuova ditta che risulta avere vertenze sindacali e legali sia con amministrazioni varie che con altri lavoratori.

Ci sentiamo di dire che hanno pienamente ragione. Gli istituti di cura e di altri servizi comunque legati per qualche filo alla Chiesa e allo stato del Vaticano hanno una logica di funzionamento economico differente da quella capitalista? Non ci sembra. La mancanza di trasparenza del don Orione in questa vicenda è una conferma di ciò. La crisi generale del capitalismo che avanza dalla metà degli anni ’70, giunta nel 2008 alla sua fase acuta e irreversibile, spinge i padroni, anche quelli di strutture sanitarie religiose, a cercare nuovi modi per garantirsi i profitti anche rendendo la vita di milioni di lavoratori e dei nostri giovani, più precaria, con un incerto futuro, con meno diritti (ancora più di ieri), anche se, a parole, si dichiarano per il progresso e lo sviluppo e l’armonia. Questa è la logica barbara dominante di questo sistema sociale e la sua reale propaganda.

Le lavoratrici della CSM stanno direttamente facendo esperienza 1) che le leggi del capitalismo non sono confacenti alla democrazia, per lo sviluppo e il progresso sociale, 2) che sperare nella divina provvidenza non le salva dall’andamento delle vicende terrene, 3) che il non essere organizzate per tempo perché si confida nelle relazioni di umanità, nell’uguaglianza spirituale tra le persone, nell’unità dei bisogni non è sufficiente a sopravvivere nella relazione con i capitalisti.

Per sopravvivere e avanzare è necessario organizzarsi già per tempo nelle aziende per prevenire le mosse del padrone, anche preoccupandosi di come gestire l’azienda e il proprio lavoro direttamente come lavoratori. Sulla base dell’esperienza del governo Lega-5stelle, pensiamo poi a quanto sarebbe confacente ai loro interessi se ci fosse addirittura (nella crisi attuale), un governo di emergenza che fosse espressione degli organismi operai e popolari ad ogni livello. A questo dobbiamo puntare, partendo da queste organizzazioni nelle aziende che poi si collegano tra loro e sul territorio con gli altri organismi dei lavoratori e delle masse che lottano per salvaguardare gli interessi popolari per il BENE COMUNE, perché l’esperienza insegna che a cercare di resistere da soli si va incontro alla morte lenta e alla sconfitta, ci si trova, volenti o nolenti, a subire il ricatto tra lavoro e salario, tra lavoro e diritti, tra lavoro e salute e si finisce per sottoscrivere ciò che i padroni impongono. Queste sono le lezioni che raccogliamo dalle lotte in corso e passate.

Non è vero che i padroni sono forti; sono i lavoratori e le masse popolari che devono ancora far valere la loro forza organizzandosi e lottando per il socialismo, puntando da subito ad un governo di loro fiducia, il Governo di Blocco Popolare, che garantisca a tutti un lavoro utile e una vita dignitosi e ad ogni azienda quanto serve per funzionare, sulla base di un piano condiviso democraticamente.

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