Rilanciamo a seguire il Comunicato CC 20/2018 del 29 ottobre 2018 diffuso dal (n)PCI. Nel comunicato si tratta della vicenda TAP e della situazione politica in corso nel nostro paese.

 

Buona lettura!

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Comunicato CC 20/2018 – 29 ottobre 2018

[Scaricate il testo del comunicato in Open Office / Word ]

Cosa significa per M5S e per il governo M5S-Lega lasciar fare a British Petroleum il TAP

È impossibile cambiare un paese rispettando i diritti acquisiti dei suoi tiranni

“Voi che volete cambiare il corso delle cose, non possedete le più elementari cognizioni delle leggi fatte dai promotori e fautori dell’attuale catastrofico corso delle cose. Noi invece ben le conosciamo e il governo M5S-Lega le deve osservare, altrimenti i loro magistrati ci condannano a pagare enormi pene pecuniarie”.

Ecco in sintesi il proclama di Giuseppe Conte ai cittadini di Melendugno e alle masse popolari italiane, ivi compresi i lavoratori licenziati osservando le leggi dei capitalisti e con l’approvazione dei loro magistrati.

La lettera aperta [https://www.facebook.com/LuigiDiMaio/] che venerdì 26 ottobre Giuseppe Conte, presidente del Consiglio dei Ministri del governo M5S-Lega, ha mandato ai cittadini di Melendugno, mette chiaramente in gioco la sorte del governo stesso, ancora più chiaramente di quanto l’ha messa in chiaro il comportamento che il governo ha tenuto dal 14 agosto a oggi di fronte al crollo del Ponte Morandi di Genova, nel rispetto delle leggi che tutelano gli interessi dei concessionari delle autostrade capeggiati dalla famiglia Benetton. A proposito di questo comportamento rimandiamo al Comunicato Rapido 2 (3 settembre 2018) e al Comunicato Rapido 3 (14 settembre 2018). Qui consideriamo il caso del TAP (Trans Adriatic Pipeline) che devasterà l’Adriatico, Melendugno e la regione circostante, se gli abitanti di Melendugno non opporranno una resistenza accanita e avanzata come quella che gli abitanti delle Val di Susa hanno opposto alla TAV, se non violeranno le leggi come le hanno violate gli abitanti di Riace con alla testa il sindaco Mimmo Lucano, come le violano gli operai minacciati di licenziamento che tengono aperte le fabbriche e fanno blocchi stradali e picchetti, come le violano quelli che occupano per abitarvi o fare opere sociali gli stabili i loro padroni lasciano vuoti e abbandonati al degrado, se tutta la parte avanzata delle masse popolari non sosterrà chi viola le leggi dei padroni, se non si mobiliterà a far valere dovunque i propri interessi.

Giuseppe Conte ha detto che non serve neanche discutere se il TAP è una grande opera inutile e dannosa. Anche lui dà per scontato che lo è, ma dice che il governo deve lasciarla fare lo stesso. Ha giustamente detto che, al punto i cui i governi dell’asservimento dell’Italia alla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti, cioè i governi delle Larghe Intese, hanno portato le cose, se il governo M5S-Lega vietasse l’attuazione del TAP si esporrebbe a “un contenzioso giudiziario lungo e perdente”. Le società private che hanno promosso l’affare, cioè la costruzione della grande opera inutile e dannosa ma per loro lucrosa, chiederebbero al governo di versare loro i soldi che non incasseranno con il TAP, come i Benetton potrebbero chiedere al governo di versare esso i soldi che estorcevano con le concessioni autostradali. Conte per l’affare del TAP ipotizza addirittura risarcimenti da 20 a 35 miliardi di euro per i mancati profitti.

Ma la cifra non interessa, interessa che Conte dà per scontato 1. che le società private aprirebbero una procedura giudiziaria contro il governo per danni derivanti loro dalla mancata attuazione dell’affare, 2. che la magistratura (ovviamente composta da magistrati selezionati e formati nei quaranta anni del sistema politico delle Larghe Intese e quindi in larga misura complici di esso) darebbe loro ragione e 3. che il governo italiano pagherebbe.

E questa ultima è la cosa più importante e clamorosa. Cosa sarebbe successo se Matteo Salvini avesse ragionato così a  proposito dei migranti della nave Diciotti e degli altri che in vario modo minaccia e perseguita (seguendo in questo le orme di Napolitano, Turco, Bossi, Fini, Minniti e soci)? Se i migranti gli facessero causa, se la magistratura desse loro ragione (e quale magistratura darebbe loro torto?), il governo italiano pagherebbe i danni agli emigranti? Certo, il parallelo è ingenuo. Come tanti ragionamenti di Salvini e di Di Maio, non tiene conto che esistono le classi e le differenze di classe. Mette gli azionisti e gli amministratori dei grandi gruppi finanziari e industriali sullo stesso piano di migranti che fuggono dai loro paesi devastati dai grandi gruppi finanziari e industriali e dalle truppe della NATO tra cui quelle da sei mesi nominalmente agli ordini del governo Conte, del governo M5S-Lega. Ma consideriamo le pensioni d’oro, consideriamo tutti gli altri privilegi che il governo dice di voler abolire, tutti gli altri “affari d’oro” convalidati dai governi delle Larghe Intese ai quali il governo M5S-Lega promette di porre fine, le delocalizzazioni di aziende che il governo promette di contrastare.

Riassumiamo il caso del TAP, grande opera dannosa e anche inutile perché l’Italia e l’Europa ricevono già tutto il gas di cui hanno bisogno (e quello di cui avranno bisogno dato per di più che sono impegnate a ridurre il suo impiego perché, benché meno del carbone a pari quantità di calorie prodotte, gas e petrolio generano pur sempre anidride carbonica a effetto serra). Lo ricevono dall’Algeria, dalla Russia, dalla Libia e dal Mediterraneo dove il numero dei giacimenti individuati e di quelli già in corso di sfruttamento non cessa di crescere.

Ma la Russia è uno dei paesi che non lasciano campo completamente libero alle scorrerie dei gruppi imperialisti della Comunità Internazionale e quindi sono bersaglio di sanzioni economiche, di minacce militari e di pressioni politiche. Ridurre le vendite russe di petrolio e di gas in Europa è l’obiettivo principale che ha portato la CI a patrocinare la costruzione del TAP e i governi delle Larghe Intese ad approvare leggi a favore del TAP (Conte le elenca con precisione). Lo ammette anche Conte che educatamente chiama il TAP “tratto finale del Corridoio Sud del gas”.

Il Consorzio che si è fatto promotore dell’opera è capeggiato dalla British Petroleum (BP), una delle celebri sette sorelle che hanno dominato nel mercato del petrolio fino ai primi anni ’70 (mandanti fra l’altro dell’eliminazione di Enrico Mattei nel 1962, non esattamente conforme alle leggi).

Il TAP è costituito dagli ultimi 865 km (dalla Grecia alle Puglia) di un lungo gasdotto di 3.500 km che parte dai pozzi del Mar Caspio di cui il governo dell’Azerbaigian ha concesso lo sfruttamento a un Consorzio di gruppi capeggiato da BP. Il gasdotto partirebbe dal Mar Caspio e attraversando Azerbaigian, Georgia, Turchia, Bulgaria, Grecia, Albania, Adriatico arriverebbe in Puglia. Qui sarebbe connesso alla rete di distribuzione europea.

In nome della libertà dell’iniziativa economica privata, una società facente capo a BP ha promosso la progettazione dell’opera, ha ottenuto dalle autorità compiacenti dei paesi anzidetti le autorizzazioni di legge e ha appaltato i lavori che sono in via di attuazione. “Non c’è un contratto con cui il governo italiano ha commissionato l’opera”, obietta l’ex ministro Calenda a chi parla delle penali per rottura di contratto che il governo italiano dovrebbe pagare. Calenda ha ragione, non c’è contratto, non è il governo che ha promosso l’opera, è un gruppo privato di capitalisti. Ci sono solo l’approvazione e le autorizzazioni di legge date a imprese capitaliste private per compiere l’opera. Se ora il governo italiano vieta l’approdo in Puglia, a Melendugno, certamente molte o tutte le imprese coinvolte nella progettazione e nell’attuazione della parte terminale dell’opera e probabilmente anche quelle coinvolte nell’intero gasdotto chiederanno i danni, anche se tra esse ci sono anche l’ENI, l’ENEL e altre società giuridicamente private ma proprietà dello Stato italiano. Il governo manda a monte un affare d’oro e quindi deve coprire esso i profitti che i capitalisti si ripromettevano di fare. Pensate a un capitalista che ha fiutato il buon affare e progettato di costruire un immobile. Sicuro delle autorità, ha progettato, ha ottenuto le autorizzazioni necessarie e ha predisposto e in una certa misura avviato i lavori. Cambia amministrazione e, siccome l’opera è inutile e dannosa, vieta la costruzione o, peggio ancora, fa demolire quanto già costruito. Cosa dovrebbe fare la nuova amministrazione paladina degli interessi delle masse popolari? Lasciarglielo finire e far subire alla popolazione i danni che l’immobile causa? “Prima gli italiani!” dice Salvini, ma quando si tratta  degli affari dei capitalisti, da buon allievo di Berlusconi dice “prima gli affari!”, anche se sono dannosi alle masse popolari italiane. Certamente il governo italiano, se vietasse la conclusione dell’affare TAP (o dell’affare TAV o di tanti altri affari che con il beneplacito dei governi delle Larghe Intese i capitalisti hanno avviato) dovrebbe far fronte alle ritorsioni della Comunità Internazionale che ha patrocinato l’opera. Ma per quante delle promesse comprese nel Contratto di Governo M5S-Lega, il governo Conte si troverà nella stessa situazione se vi terrà fede?

Inquadriamo ora l’affare d’oro (per i grandi gruppi finanziari e industriali) del TAP nel suo contesto.

Per circa quaranta anni i governi prima del CAF (Craxi-Andreotti-Forlani) e poi delle Larghe Intese tra Berlusconi e il PD capeggiato da individui che vanno da Prodi a Renzi, hanno spremuto le masse popolari italiane, cancellato una larga parte delle conquiste che le masse popolari avevano strappato alla borghesia tra il 1945 e la fine degli anni ’70 e devastato fisicamente, moralmente e intellettualmente il nostro paese a profitto del sistema finanziario internazionale di cui i maggiori gruppi imperialisti italiani (da Agnelli a Pirelli a Benetton) sono soci. Tutto questo in violazione della sovranità nazionale iscritta nella Costituzione del 1948 tuttora nominalmente in vigore. Con il voto del 5 marzo e con la minaccia di esporre alla pubblica gogna il presidente golpista Sergio Mattarella, la resistenza e l’insofferenza delle masse popolari hanno infine trovato espressione nel governo M5S-Lega insediato all’inizio di giugno.

È grave ma secondario che tra gli articoli del Contratto di Governo concluso tra M5S e Lega ci sono anche propositi reazionari, addirittura fascistoidi dicono quelli che si ostinano a nascondere che il fascismo prima di approdare al razzismo antisemita e più che cultore dei miti e dei riti del nazionalismo 1. è stato il baluardo della borghesia, della Corte Pontificia e della Monarchia contro la ribellione delle masse popolari che, per l’incapacità rivoluzionaria prima del PSI (opportunisti alla Filippo Turati e Claudio Treves e massimalisti alla Giacinto Menotti Serrati per questo aspetto erano alla pari) e poi del neonato PCI diretto da Amadeo Bordiga, non si trasformava in conquista del potere e instaurazione del socialismo e 2. per riuscire nella sua opera di repressione delle masse popolari organizzate, ha dovuto farsi promotore di una rivoluzione passiva: trasformare senza partecipazione autonoma delle masse popolari organizzate le istituzioni sociali che ereditava, fino a creare le nuove istituzioni sociali (le Forme Antitetiche dell’Unità Sociale), dall’IRI alla Banca d’Italia all’INPS, sulle quali è vissuta la Repubblica Pontificia fino alla fine degli anni ’70. Non poteva che contenere anche misure e propositi reazionari un Contratto di Governo concluso tra 1. un gruppo come la Lega cresciuto sotto l’ala di Berlusconi e ancora oggi al governo di Comuni e Regioni con la coalizione capeggiata da Berlusconi, grande speculatore formato alla politica dalla scuola della P2 di Licio Gelli e della Mafia e 2. un gruppo di persone come i seguaci di Beppe Grillo e di Roberto Casaleggio, persone di buona volontà ma che non vedono oltre l’orizzonte del capitalismo. Ma è pur sempre un Contratto di Governo concluso tra due gruppi in rottura con il sistema politico delle Larghe Intese e con propositi che per attuarli comportano la rottura dell’asservimento del nostro paese alla NATO, all’Unione Europea e alla Banca Centrale Europea, cioè comportano la fine della Repubblica Pontificia.

In realtà per attuare quei propositi il nuovo governo dovrebbe “ricorrere alle masse”, come a volte hanno ventilato alcuni esponenti del governo M5S-Lega. Solo le masse popolari organizzate hanno la forza necessaria per rompere le catene della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti e far fronte con successo alle loro ritorsioni. Infatti questi per far valere i loro interessi e conservare i loro privilegi non si fanno e non si sono mai fatti scrupoli a violare le loro stesse leggi, ogni volta che legavano loro le mani. Subito dopo il crollo del Ponte Morandi, di fronte alle pretese di Autostrade per l’Italia, la società capeggiata dai Benetton concessionaria dello sfruttamento di tanta parte della rete autostradale italiana e non solo, Luigi Di Maio ha ben detto: non è rispettando codicilli e commi da azzeccagarbugli che faremo rispettare il diritto degli italiani alla vita.

Questa è la lezione che dà anche il caso del TAP.

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