Rilanciamo il comunicato che annuncia la nascita di un nuovo comitato (che si aggiunge ad altri già esistenti) che si occupa della battaglia per fare verità e giustizia sulle centinaia di morti e migliaia di malati per via dei veleni prodotti dalle industrie della guerra e per l’ottenimento del giusto riconoscimento da parte delle famiglie e delle vittime ancora in vita.

Il problema dei veleni della guerra (di cui l’uranio impoverito è il più conosciuto, ma a cui si aggiungono il torio 232, il gas radon e tante altre sostante presenti nei munizionamenti e nelle componentistiche d’arma o che si riproducono in nanoparticelle durante le esplosioni) sono stati portati alla luce fin dall’inizio degli anni ’90 quando “inspiegabilmente” si manifestò quella che chiamarono “Sindrome del Golfo”, che poi divenne anche la “Sindrome dei balcani” dopo l’invasione della Ex Jugoslavia, a cui si aggiunge la “Sindrome di Quirra” relativa al numero di malati esorbitante tra civili e militari che sono entrati a contatto con il Poligono Interforze di Salto di Quirra in Sardegna nel corso degli ultimi 20 anni. Al di là delle manifestazioni particolari delle malattie emerse su militari e civili, il tratto comune è che apparentemente non si trova una ragione scientifica plausibile alla relazione tra le attività militari (di brillamento, test su propulsori, ecc.) e le malattie se non quella che queste attività producono radiazioni e/o nanopolveri che causano malattie a chi ne viene esposto per un determinato periodo di tempo. Ovviamente a restarne colpiti sono principalmente (salvo qualche caso) militari di “truppa” e sottufficiali, non di certo la pletora di generali che decidono l’utilizzo di questi veleni, o gli esponenti politici che nel Ministero della Difesa da Andreatta a Mattarella fino alla Pinotti hanno sottoscritto chiudendo entrambi gli occhi le peggiori operazioni di guerra sottomettendosi agli interessi NATO, si sono resi complici dei più esosi accordi di acquisto di armamenti dalle varie aziende produttrici di armi (e di veleni) per la guerra imperialista.

Per questo motivo fino ad ora non c’è stata alcuna volontà di fare verità e giustizia sulle morti per l’uranio impoverito e per le altre sostanze velenose con cui entrano in contatti militari e civili nei pressi dei poligoni di tiro e i militari che operano (e i civili che vivono) nelle zone bombardate all’estero. Ma l’avanzare della crisi e della tendenza alla guerra esaspera questo processo: i morti e i malati aumentano, i familiari delle vittime nonostante decenni di insabbiamenti e negazioni continuano a organizzarsi e a dare battaglia sotto numerose forme, i vertici militari continuano ad arroccarsi sulla difensiva e sul negazionismo identificandosi sempre di più come gli agenti di una guerra di sterminio non dichiarata che la borghesia promuove contro le masse popolari del nostro paese, utilizzando i figli dei proletari come carne da macello per le operazioni criminali di saccheggio di altri paesi, per testare le armi dei signori della guerra negli showroom quali sono i poligoni di tiro NATO in Italia e in Sardegna.

La lotta dei familiari delle vittime di questo massacro, che siano civili o militari, è una lotta di civiltà e progresso che in questa fase politica va sostenuta e legata alle altre lotte per un lavoro garantito e sicuro, per un ambiente salubre, per una sanità universale e gratuita per tutti, per condizioni di vita dignitose. E’ una lotta che va sostenuta perchè dopo le elezioni del 4 marzo si insinua nelle contraddizioni che si sono aperte tra i vecchi partiti delle Larghe Intese (che si sono distinti per omertà e tentativi di insabbiamento) e il governo M5S-Lega: come si concretizza il “prima gli italiani” della Lega se sono proprio gli italiani a morire per colpa degli addestramenti nei poligoni di tiro? Come si concretizza la volontà del M5S e della Lega di dare più tutele alle forze armate, se non garantendo in primis la loro salute? Cosa ne pensa di tutto ciò Gianluca Rizzo del M5S, messo a capo della commissione Difesa, che sempre si è schierato al fianco della lotta contro l’installazione del MUOS americano in Sicilia? Cosa ne pensa l’area sovranista interna al governo dell’aperta violazione della sovranità nazionale quando eserciti NATO si addestrano su suolo italiano per andare a bombardare altri paesi, lasciando le scorie di ciò che testano nei polmoni dei nostri cittadini?

Queste e tante altre sono le contraddizioni che questo governo apre e che comitati come quelli dei familiari delle vittime dei veleni di guerra possono “cavalcare” per costringere il governo M5S-Lega a prendere misure che vadano negli interessi delle loro rivendicazioni. Di seguito, il comunicato del Comitato Amici e Parenti delle Vittime dei Veleni di Guerra.

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Comitato Amici e Parenti delle Vittime dei Veleni di Guerra

Comunicato: nasce il Comitato Amici e Parenti delle Vittime dei Veleni di Guerra.

Il comitato nasce su volontà e spinta dei fratelli di un maresciallo dell’aeronautica, G. L. L. (non rendiamo noto il nome a tutela della privacy di alcuni minori coinvolti), morto a causa di un tumore contratto durante i suoi addestramenti al Poligono Interforze di Salto di Quirra, in Sardegna. Per lui come per tanti altri militari e civili non è stata ancora riconosciuta verità e giustizia. Per questo motivo il Comitato si unisce agli altri comitati già esistenti, alle associazioni di militari e civili e dei parenti delle vittime dell’uranio impoverito e dei veleni di guerra che lottano già su questo fronte.

Dalla guerra del Golfo in poi, numerosi sono stati i casi irrisolti e reputati per lo più “inspiegabili” da parte del Ministero della Difesa e dallo Stato Italiano: la “Sindrome del Golfo”, la “Sindrome dei Balcani”, la “Sindrome di Quirra”. Tutte manifestazioni di improvvisi e anomali aumenti di patologie tumorali tra militari impiegati in specifiche operazioni e attività e tra i civili residenti nei pressi di poligoni di tiro piuttosto che nelle zone di guerra. Solo tra i militari, si contano 7000 malati e oltre 350 decessi accertati dall’Osservatorio Militare per colpa dell’Uranio Impoverito, a cui si aggiungono i civili malati e deceduti. Tutte manifestazioni di cui si sà una verità ufficiosa ma mai ufficiale, di una verità che viene sempre ostacolata, resa parziale, minacciata, intralciata da alcuni vertici militari, da una politica apparentemente disinteressata e dai lunghissimi tempi giudiziari che spesso impiegano più di un decennio per emettere una sentenza che spesso risulta insoddisfacente o, anche essa, parziale, che si riduce a riconoscere qualche ristoro economico (che lo Stato non paga e spesso bisogna ricorrere di nuovo per vie legali) ma a lasciare sostanzialmente impuniti i responsabili.

Il comitato quindi si unisce e intende collaborare attivamente con tutti i singoli e gli organismi che lottano oggi per affermare la verità e la giustizia per delle vittime, di fatto, di Stato.

Il comitato si propone di sostenere (e collaborare con) le battaglie:

– dei familiari delle vittime e degli ammalati (sia civili che militari) ancora in vita affinchè ottengano verità e giustizia

– dei membri della società civile che lottano contro la guerra, per la bonifica delle aree militari inquinate dalle esercitazioni e dai test missilistici, per lo smantellamento delle basi inutili che ospitano eserciti esteri che continuamente si addestrano per promuovere le guerre in altri paesi, nel rispetto della Costituzione Italiana e della sovranità nazionale (“l’Italia ripudia la guerra” e in tal senso riteniamo che non debba cedere suolo a chi lo usa per addestrarsi a promuovere guerre, i cui effetti li paghiamo noi sul nostro territorio).

Invitiamo singoli e organizzazioni che vogliono conoscerci e/o collaborare con noi a contattarci all’indirizzo mail capvittimevelenidiguerra@gmail.com oppure alla pagina facebook CAP – Vittime Veleni di Guerra.

Ci rendiamo disponibili alla partecipazione a convegni, iniziative, interviste, incontri, manifestazioni e colloqui in merito alle questioni esposte.

Che nascano 10, 100, 1000 comitati e associazioni in sostegno alle vittime dei veleni della guerra e ai loro familiari!

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