La mossa più sbagliata che possiamo fare oggi è aspettare. È sbagliato lasciar lavorare il governo e aspettare, per vedere “cosa combina davvero”, quanto è sbagliato lamentarsi delle misure reazionarie e antipopolari che sono in cantiere aspettando che diventino leggi ed entrino in vigore, per dimostrare che “l’avevamo detto”.

Aspettare che sia approvata in via definita la legge di bilancio 2019, per vedere se il reddito di cittadinanza è inserito, per chi è previsto, a quanto ammonta, ecc; per vedere se davvero contiene l’abolizione della legge Fornero, il miglioramento del sistema pensionistico e l’aumento delle pensioni minime, per vedere se davvero contiene la flat tax e il condono fiscale, è sbagliato.

Aspettare che il decreto sicurezza entri in vigore, che siano puniti con 4 anni di carcere le occupazioni di edifici e strade, che sia eliminato il riconoscimento del permesso per motivi politici a profughi e rifugiati, così che nel giro di un anno ci saranno nel nostro paese centinaia di migliaia di clandestini, è sbagliato.

L’attendismo, che caratterizza gran parte della “sinistra” del nostro paese, poggia sulla consuetudine del circolo vizioso fra aspettative tradite e delusioni, sui lamenti e sui piagnistei, nell’attesa e nella speranza in prossime elezioni (aspetta e spera), è frutto della convinzione che la situazione politica attuale è “qualcosa di già visto”. In realtà siamo invece in una situazione del tutto inedita: non è mai esistito nella storia recente del nostro paese un governo tanto dipendente dal consenso delle masse popolari, più dipendente dal consenso delle masse popolari che dal consenso dei vertici della Repubblica Pontificia. L’attendismo porta all’immobilismo e al disfattismo. Da esso traggono inevitabilmente vantaggio, non senza dover comunque affrontare nuove e maggiori contraddizioni, i partiti delle Larghe Intese e il sistema politico della Repubblica Pontificia.

In realtà siamo in una situazione in cui la mobilitazione delle masse popolari ha la possibilità di decidere di ciò che il governo fa o non fa. Almeno fino a portarlo al punto di scontrarsi apertamente e direttamente, volente o nolente, con i poteri forti nazionali e internazionali. Se gli lasciamo campo libero, se stiamo ad aspettare, saranno i poteri forti a portarlo sulla via dell’attuazione del “programma comune” della borghesia imperialista e della guerra contro i poveri. C’è una situazione in cui ognuno deve fare la sua parte e usare ogni strumento e relazione, investire la sua autorevolezza e il seguito di cui gode fra le masse popolari per

– fare pressione sugli esponenti di ogni tipo del M5S (eletti in Parlamento, membri del governo, sindaci e amministratori locali, ecc.) non solo perché attuino le parti positive del Contratto di Governo, ma anche e soprattutto perché rispettino il mandato per cui sono stati votati prima dell’alleanza con la Lega;

– fare pressioni sugli esponenti della Lega, in particolare su quelli emersi ultimamente. Anche molti esponenti della Lega nel prossimo futuro dovranno decidere tra due strade: cercare di ritornare al vecchio sistema delle Larghe Intese o proseguire nello sviluppo messo in moto dalla costituzione del governo M5S-Lega. A differenza del M5S una parte della Lega ha una formazione che deriva dalla lunga strada che la Lega Nord ha fatto con la destra di Berlusconi e un presente di amministrazione comune di molti enti locali, ma sarà comunque una scelta combattuta anche perché non è scontato che una riedizione del sistema delle Larghe Intese sia possibile, stante la svolta politica mondiale, mentre trasformare la mobilitazione reazionaria delle masse popolari in mobilitazione rivoluzionaria è certamente possibile;

– mobilitarsi con continuità prima che le promesse elettorali si dimostrino disattese e le misure reazionarie entrino in vigore.

Di seguito due lettere aperte che pubblicheremo sul prossimo numero di Resistenza e che, oltre ad inviarle ai rispettivi destinatari, diffonderemo in ogni contesto vi sia presente la base di M5S e Lega.

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Lettera aperta ai deputati e ai senatori del M5S sul decreto sicurezza e immigrazione di Salvini

Il 24 settembre il Consiglio dei Ministri ha approvato all’unanimità il Decreto Salvini sulla sicurezza e l’immigrazione che contiene almeno due misure che non solo non promuovono alcun miglioramento delle condizioni per i lavoratori e per le masse popolari di questo paese, ma incarnano la consuetudine tanto in voga fra i governi precedenti (senza distinzione di “destra” e “sinistra”) di intendere la “sicurezza” come “guerra contro i poveri” e “guerra contro chi si ribella alla povertà”. Ci riferiamo:

  1. all’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari che produrrà in breve un numero altissimo e imprecisato di “immigrati clandestini” esclusi da ogni possibilità di integrazione, per quanto tale possibilità fosse già di per sé difficile. Per prevedere il risvolto pratico di questa misura non occorre la sfera di cristallo: un esercito di lavoratori a costo zero per i caporali che da nord a sud attingono proprio fra i settori più disperati delle masse popolari, un esercito di “moderni schiavi” che popolano le baraccopoli in condizioni inumane, alla mercé delle organizzazioni criminali e degli sfoghi della parte più disperata della popolazione autoctona (vedi i casi di Rosarno e Gioia Tauro);
  2. all’inasprimento delle pene per il reato di occupazione abusiva di terreno o immobile fino a 4 anni di carcere (grossomodo le pene a cui sono condannati i preti pedofili, ma che i preti pedofili in genere non scontano) e fino a 6 per il blocco stradale (una pena a cui non vengono condannati neppure i preti pedofili…) che ha come risvolto pratico, anche qui senza bisogno della sfera di cristallo, la criminalizzazione e la persecuzione degli operai in lotta contro la chiusura e la delocalizzazione delle aziende (sapete quante sono le “fabbriche occupate” e i blocchi stradali?), degli studenti e delle decine di migliaia di famiglie che si ribellano alla prospettiva di vivere sotto un ponte.

Non escludiamo che fra le vostre file, qualche elemento che si è affezionato alla poltrona, allo stipendio e alla “settimana corta”, tanto da dimostrarsi indifferente alle conseguenze di questo Decreto, possa ribattere che “è previsto dal Contratto di Governo”. Ebbene, quasi 11 milioni di voti il M5S li ha raccolti prima del Contratto di Governo e la guerra contro i poveri non era nel programma del M5S.

I milioni di persone che vi hanno votato lo hanno fatto per rompere nettamente con “la vecchia politica”, quella delle clientele, dei privilegi, della “casta”, ma soprattutto quella di una classe sociale che mantiene privilegi materiali e immateriali grazie alla guerra di rapina e alla sottomissione dei lavoratori e dei poveri, dei “penultimi” e degli “ultimi”. Vi hanno votato perché legalità andasse di pari passo con giustizia. Vi hanno votato per invertire il corso delle cose, non per esserne i promotori o i complici di chi quel sistema lo perpetua.

Sappiamo per certo, perché abbiamo relazioni e rapporti diretti, che alcuni di voi provengono da una storia politica, sociale e umana e da un attivismo per cui sono stati portati sempre a fianco dei lavoratori e delle masse popolari. In molti casi siamo stati fianco a fianco. Sappiamo per certo che molti di voi hanno la stessa sensibilità e gli stessi valori.

Per questo vi lanciamo pubblicamente l’appello a respingere il contenuto del Decreto Salvini su sicurezza e immigrazione e a emendarlo alla Camera e al Senato secondo i principi che accomunano legalità e giustizia e che perseguono la sicurezza nazionale:

– perseguire penalmente (anni di carcere!) i grandi proprietari immobiliari che lasciano volutamente sfitte numerosissime case per non far abbassare i prezzi degli affitti, requisire quelle case e metterle a disposizione degli enti locali affinché le assegnino; perseguire penalmente (anni di carcere!) i dirigenti degli enti che gestiscono il patrimonio immobiliare pubblico e che in combutta con i grandi proprietari immobiliari le lasciano sfitte e abbandonate. Senza sfera di cristallo: questo significa “abolire le occupazioni abusive”;

– bocciare l’innalzamento delle pene per le occupazioni abusive di terreni e immobili;

– perseguire penalmente (anni di carcere) i titolari delle aziende che impiegano lavoratori in nero e che ricorrono al caporalato, perseguire penalmente i caporali;

– bocciare l’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Se volete efficacemente affrontare la questione della sicurezza, lasciate perdere, e anzi contrastate, la guerra contro i poveri e lavorate alle misure per garantire a ogni adulto un lavoro utile e dignitoso. Su questa strada il governo ha già fatto alcuni passi. È su questo che chi vi ha votato vuole vedervi impegnati. È per questo motivo che chi vi ha votato è disposto a mobilitarsi per sostenere l’operato del vostro governo.

 

Lettera ai deputati e ai senatori della Lega  sul decreto sicurezza e immigrazione di Salvini

Il 24 settembre il Consiglio dei Ministri ha approvato all’unanimità il Decreto Salvini sulla sicurezza e l’immigrazione che contiene almeno due misure che dimostrano una “strana” contraddizione fra quello che la Lega dice e quello che la Lega fa.

Salvini sostiene che il degrado delle nostre città è dovuto alla presenza degli immigrati clandestini, ma appena ha la possibilità di eliminare gli immigrati clandestini (una volta censiti gli immigrati e iscritti all’anagrafe dei comuni, inserirli nel tessuto produttivo per occuparsi di uno dei mille lavori di cui c’è emergenza – ad esempio la ricostruzione delle zone terremotate – di immigrati clandestini non ce ne sarebbero più…) che fa? Un decreto che produce di botto decine di migliaia di immigrati clandestini, abolendo il permesso di soggiorno per motivi umanitari. Voi che avete “il polso” del territorio da cui provenite, dovreste sapere cosa significa una simile misura: le piazze dove oggi si riuniscono 20 o 30 “immigrati clandestini”, saranno punto di ritrovo per 200 o 300; i centri in cui oggi sono “ospitati”, saranno svuotati (e questo in effetti fa incazzare le varie coop), ma non bastano prigioni, centri di rimpatrio, caserme dismesse e vecchi manicomi per contenerli tutti. Precisando, per inciso, che è del tutto ininfluente che esista o meno il reato di clandestinità. Quindi toccherà a voi, rappresentanti dei territori in Parlamento, tornare sui territori e spiegare che la Lega, che voleva “eliminare i clandestini”, li ha invece moltiplicati per 100.

Non è dato a sapere, a noi che scriviamo, il motivo vero per cui è stato fatto questo decreto. Ma se il motivo è sperare che con l’aumento dei clandestini, aumentino i consensi della Lega, significa che avete fatto male i conti, senza l’oste. Avete raccolto quasi 6 milioni di voti promettendo rimpatri (che non sono così automatici e veloci quanto annunciarli nei comizi: “di questo passo ci vorranno 80 anni” ha detto Salvini), promettendo l’abolizione della Legge Fornero e la salvaguardia degli interessi italiani. State facendo cilecca su tutto: i clandestini aumentano, la Legge Fornero più che abolirla la state riverniciando – e timidamente, gli “interessi italiani” li state subordinando a questa o quella potenza mondiale (le sanzioni alla Russia imposte da Trump, costano vari miliardi di euro alla nostra economia…). Continuiamo: Salvini dice “prima gli italiani”. Quali italiani? Perchè alzando le pene per occupazione abusiva di terreni o immobili voi state minacciando decine di migliaia di operai italiani, italianissimi, “padani”, che contro la chiusura e le delocalizzazioni (ah, gli interessi italiani!) occupano le aziende, fanno picchetti e blocchi stradali. Voi volete mandarli in prigione, dai 4 ai 6 anni? Dovreste forse specificare “prima i padroni e gli speculatori” e che siano italiani o meno, fa poca differenza. Sì perché la Grande Distribuzione Organizzata è quasi del tutto in mano agli stranieri che nel nostro paese, nei “nostri territori” fanno quello che vogliono (negozi aperti 24h su 24 e 7 giorni su 7), come lo fanno e lo faranno i colossi stranieri che hanno comprato le aziende italiane. Agli operai, italiani, che protestano e protesteranno, voi prospettate il carcere, come alle famiglie, italiane, che non accettano di vivere sotto i ponti.

Forse prevarrà in questa fase, ancora, la propaganda gridata sulla “sinistra che rosica” e che “cerca di fermare il cambiamento”, ma i fatti sono questi. Una larga parte di chi vi ha votato il 4 marzo non è né di destra né di sinistra (altrimenti il 17% la Lega se lo sognava), ma sono soprattutto operai e lavoratori. È a loro che dovete rendere conto e farlo con senso di responsabilità, mettendo da parte la propaganda gridata e facendo davvero i loro interessi.

Salvini dice “il decreto sicurezza non è blindato”, questo vuol dire che il Parlamento può migliorarlo nell’interesse degli italiani:

– bocciare l’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari.

– perseguire penalmente (anni di carcere!) i grandi proprietari immobiliari che lasciano volutamente sfitte numerosissime case per non far abbassare i prezzi degli affitti, requisire quelle case e metterle a disposizione degli enti locali affinché le assegnino; perseguire penalmente (anni di carcere!) i dirigenti degli enti che gestiscono il patrimonio immobiliare pubblico e che in combutta con i grandi proprietari immobiliari le lasciano sfitte e abbandonate: questo significa “abolire le occupazioni abusive”;

– bocciare l’innalzamento delle pene per le occupazioni abusive di terreni e immobili.

Se volete fare davvero gli interessi degli italiani, lasciate perdere la guerra contro i poveri e continuate a mettere i poteri forti che occupano il nostro paese di fronte al fatto compiuto (come il governo ha già fatto con la chiusura dei porti): via le sanzioni alla Russia, impedire la chiusura di aziende, assegnare case per le famiglie dei lavoratori e asili e scuole sicure per i loro figli.

La sicurezza oggi non è questione di razza e di invasori. Oggi una società che non garantisce a tutti di poter guadagnare quello che occorre per una vita dignitosa facendo un lavoro utile e dignitoso, crea inevitabilmente una massa di persone a disposizione per caporali e organizzazioni criminali ed è inevitabile che i più intraprendenti prendano essi stessi iniziative di ogni genere per procurarsi tutto il benessere che gli riesce di procurarsi. Dove non c’è sicurezza per tutti, oggi non c’è più sicurezza per nessuno! Non sono espulsioni e galere che cambiano la situazione.

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