Trasmettiamo il saluto di Ulisse, segretario generale del CC del (n)PCI all’iniziativa tenuta il 23 marzo dalla sezione di Napoli est del P. Carc, in solidarietà ai 31 denunciati per aver partecipato al presidio in sostegno a Nadia Lioce, prigioniera politica.

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23 marzo 2018

Ai membri della sezione Vittorio Agnino del P.CARC

ai compagni presenti all’assemblea

Cari compagni, ringrazio i membri della sezione e in particolare il compagno Ciro Iacomino dell’invito e della possibilità che hanno dato al (nuovo) Partito comunista italiano di parlarvi in occasione di questa assemblea. La sezione del Partito dei CARC ha convocato questa assemblea per esprimere e promuovere solidarietà con i compagni inquisiti dai magistrati dei padroni perché il 24 novembre scorso hanno manifestato a L’Aquila in sostegno alla compagna Nadia Lioce, combattente delle nuove Brigate Rosse, da molti anni prigioniera della Repubblica Pontificia, sottoposta ai maltrattamenti previsti dall’articolo 41 bis del Codice Penale di questo regime, rea di essersi ribellata al regime che opprime le masse popolari, distrugge il nostro paese e fa partecipare l’Italia, con le proprie Forze Armate messe a disposizione della NATO, all’aggressione dei paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina oppressi e devastati dal sistema imperialista mondiale, dei paesi dove le masse popolari resistono attivamente all’oppressione e alla devastazione che i capitalisti pretendono di esercitare liberamente in ogni angolo del mondo. Nadia Lioce è una delle decine di prigionieri detenuti perché si sono ribellati a questo regime, perché resistono e non fanno atto pubblico di pentimento. Nadia Lioce e tutti questi prigionieri meritano la solidarietà e l’affetto di ogni proletario, solidarietà e affetto la cui forma più alta è contribuire alla lotta che porrà fine a questo regime. L’obiettivo del nuovo Partito comunista è promuovere in forma più efficace di quanto hanno fatto le Brigate Rosse, promuovere vittoriosamente la lotta che porrà fine a questo regime e instaurerà il socialismo che era anche il sogno dei Partigiani durante la Resistenza al nazifascismo e di tutti gli esponenti più generosi delle lotte condotte negli anni che abbiamo alle spalle. I proletari possono vincere, quindi bisogna combattere fino alla vittoria.

La Repubblica Pontificia è uno dei regimi che ai ricchi e potenti permettono di sfruttare, di licenziare, di chiudere aziende e di ridurre in miseria i proletari. È uno dei regimi che ai ricchi e potenti permettono di arricchirsi a spese dei proletari, permettono mille forme di corruzione, perfino azioni che anche le loro leggi formalmente indicano come reati. È uno dei regimi che perseguitano i proletari che non subiscono passivamente le loro angherie e non fanno pubblicamente atto di pentimento di aver osato ribellarsi. Bene hanno fatto i proletari che hanno dimostrato a sostegno di Nadia Lioce! Nessuno delle decine di prigionieri politici di questo regime deve sentirsi solo. Ognuno di loro deve sentirsi circondato dalla solidarietà, dal rispetto e dall’affetto di tutti i proletari. La solidarietà e la resistenza sono armi dei proletari e rafforzano la nostra comune lotta per porre fine a questo regime marcio, corrotto e assassino e instaurare il socialismo, la via verso il comunismo.

Sottolineo quindi l’importanza della vostra iniziativa e di tutte le iniziative a sostegno dei compagni bersaglio della repressione. Quanto più la crisi del sistema capitalista si aggrava, tanto più la Repubblica Pontificia diventa una macchina di repressione non più solo contro i comunisti ma contro una cerchia via via più vasta di proletari. Quanto più la borghesia riduce o abolisce le conquiste che le masse popolari le avevano strappato quando il movimento comunista era forte, tanto più da una parte ricorre all’intossicazione delle idee e dei sentimenti abusando della Televisione, di Internet, della scuola e delle prediche dei suoi preti e dall’altra ricorre alla repressione. Cerca di impaurire e demoralizzare le masse popolari, di distoglierle dalla rivoluzione socialista, di scoraggiare la resistenza delle masse agli effetti della crisi generale del suo sistema. A questo fine questo regime non esita a ricorrere a ogni tipo di abuso, al punto da suscitare indignazione, resistenze e proteste perfino tra i membri del suo stesso apparato statale. È di questi giorni la denuncia delle protezione di cui hanno goduto e ancora godono i torturatori in divisa, come gli agenti del VII Reparto della Mobile di Bologna contro il quale il Partito dei CARC sta conducendo una campagna, una battaglia importante della quale sarà l’udienza al Tribunale di Milano del prossimo 30 marzo. Proprio in questi giorni il sostituto procuratore della Corte d’Appello di Genova, Enrico Zucca, ha accusato ancora una volta pubblicamente Franco Gabrielli, che il governo Renzi ha messo a capo della Polizia, Gilberto Calderozzi che il governo Renzi ha messo a capo della Commissione investigativa antimafia e altri dirigenti dello Stato, di essere personalmente responsabili degli atti e delle omissioni per i quali è stato impossibile identificare e processare poliziotti autori materiali delle torture al G8 di Genova del 2001. Ribellarsi a questo regime di sfruttatori e torturatori è non solo legittimo ma doveroso, manifestazione di dignità e di rispetto per se stessi, di amore per i propri compagni di classe, per gli oppressi e gli sfruttati dai capitalisti e dai loro agenti.

Il diritto a manifestare è un diritto sancito dalla Costituzione del 1948: non occorre avere il permesso per manifestare, è un diritto che i Partigiani della Resistenza al nazifascismo hanno fatto scrivere nella Costituzione del 1948. Bisogna denunciare sulla scala più ampia di cui siamo capaci ogni azione repressiva della Autorità e della Forze dell’Ordine della Repubblica Pontificia. A chi ne è stato bersaglio nel passato e a chi lo sarà nel futuro della repressione della Repubblica Pontificia, deve essere chiaro che si tratta di lotta di classe, non se lui aveva ragione o torto in astratto, nel singolo caso. Siamo in guerra contro la borghesia e il suo regime. Questa guerra dobbiamo vincerla. Uniti possiamo vincerla.

A ognuno di voi compagni faccio l’augurio di dare il suo contributo a questa grande opera. Solo chi vi si impegnerà troverà il senso della propria vita individuale, quello che lo unisce agli altri e dà la gioia di vivere.

Compagno Ulisse, segretario generale del Comitato centrale del (n)PCI.

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