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Basta squadrismo, abusi, violenze e impunità: pubblicato Copwatching 2.0, controllare i controllori, sciogliere il VII Reparto Mobile di Bologna

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Marzo 22, 2018
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ComitatoVele_Cantiere167_DisoccupatiOrganizzati Scampia

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Basta squadrismo, abusi, violenze e impunità

SCIOGLIERE IL VII REPARTO MOBILE DI BOLOGNA. ATTUARE LE PARTI PROGRESSISTE DELLA COSTITUZIONE.

Pubblicato Copwatching 2.0.

Controllare i controllori. L’impunità è l’anticamera dell’arbitrio.

Scarica qui il Copwatching 2.0

Assemblea contro gli abusi delle Forze dell’Ordine e contro la repressione. Bologna 17 marzo 17.30 piazza del Nettuno.

Leggi la Lettera aperta ai comunisti, ai progressisti, ai centri sociali e a tutte le associazioni di Bologna che hanno a cuore le parti progressiste della Costituzione.

***

Perché “Copwatching 2.0”?

Nel 2013 abbiamo pubblicato “Copwatching”, un opuscolo frutto del lavoro collettivo condotto attraverso il sito “Vigilanza Democratica” per alimentare la lotta contro gli abusi delle Forze dell’Ordine, per l’introduzione del codice identificativo e del reato di tortura.

Eravamo sotto attacco e stavamo conducendo la battaglia contro il processo orchestrato a Bologna per il sito “Caccia allo sbirro” del (nuovo)Partito comunista italiano, portale che rende noti volti e nomi di agenti delle Forze dell’Ordine e degli infiltrati per contrastarne l’anonimato e quindi l’impunità. Una cosa assolutamente intollerabile per le Autorità dello Stato italiano!

In quel processo politico (perché di questo si trattava) erano imputati quattro compagni, uno del Partito dei CARC, due dell’Associazione Solidarietà Proletaria e uno del Sindacato Lavoratori in Lotta-per il sindacato di classe.

Lo affrontammo conducendo per cinque anni una battaglia dentro e fuori l’aula del tribunale, sostenuti da una vasta solidarietà che “fece quadrato” intorno ai compagni e non li lasciò soli “nelle mani del nemico”. Così come l’anonimato è infatti garanzia di impunità per le Forze dell’Ordine e i loro mandanti, il silenzio intorno a un processo politico è garanzia di condanna per i compagni inquisiti. Nel processo politico lo Stato “democratico” mette in campo il suo apparato repressivo per punire chi si oppone “all’ordine costituito”, per “dare una lezione” e per cercare di smantellare un’organizzazione o un movimento. La mera difesa legale fatta dagli avvocati non basta, per quanto sia un tassello importante.

Occorre affrontare il processo innanzitutto come una battaglia politica e passare da “accusati in accusatori”, mettendo in luce l’effettivo movente politico dell’attacco e sviluppando una vasta campagna di resistenza, lotta, mobilitazione, solidarietà e coordinamento per rafforzare il campo delle masse popolari (quindi per rafforzarne l’organizzazione, la combattività, la comprensione di chi sono gli alleati e chi i nemici, la fiducia nella vittoria) e la battaglia più complessiva per il “cambiamento dello stato di cose presente”.

In quest’ottica usammo quel processo per alimentare la lotta contro gli abusi delle Forze dell’Ordine, per l’introduzione del codice identificativo e del reato di tortura e, soprattutto, per far conoscere e ad estendere la pratica del “copwatching”.

Nel corso di quella battaglia processuale facemmo anche un’importante scoperta. Ci rendemmo conto, infatti, analizzando articoli di giornale, fatti di cronaca, atti giudiziari, intervistando attivisti e intrecciando dati e informazioni che esisteva a Bologna un reparto di polizia, il VII Reparto mobile, artefice di abusi, pestaggi e violenze, che godeva di coperture ad alto livello.

Lanciammo così l’Appello alla società civile “Cosa deve ancora accadere perché il VII Reparto mobile venga smantellato?”.

Il processo venne vinto. Il VII Reparto mobile di Bologna e i suoi mandanti si legarono però al dito la nostra battaglia per il suo scioglimento. Hanno dato allora mandato ad un loro ex agente, Vladimiro Rulli, di denunciare per “diffamazione” l’intestataria del sito “Vigilanza Democratica”, la compagna Rosalba. Il corpo del reato è, guarda caso, l’Appello sopra citato. Una vera e propria ritorsione!

A seguito di questa denuncia è stato avviato un nuovo processo, questa volta presso il Tribunale di Milano (giudice Paola Maria Braggion), che dovrebbe concludersi il 30 marzo 2018.

Anche in risposta a questo nuovo attacco abbiamo reagito promuovendo una campagna nazionale di resistenza, mobilitazione e solidarietà. La risposta da parte di quanti hanno a cuore l’applicazione delle parti progressiste della Costituzione non si è fatta attendere: hanno preso posizione diversi esponenti della società civile (da De Magistris a Moni Ovadia, da Sabina Guzzanti a Lucia Uva) e centinaia di compagni e compagne, di lavoratori, di studenti e pensionati, dal nord al sud del paese. E’ nel corso di questa nuova battaglia che nasce “Copwatching 2.0”.

In esso troverete approfondimenti sulla lotta contro le manovre delle Larghe Intese per impedire l’introduzione del codice identificativo e di un reale reato di tortura (quello introdotto è infatti solo uno specchietto per le allodole), sulle recenti promozioni di dirigenti delle Forze dell’Ordine condannati per gravi abusi (a riprova di una legge a doppio binario), interviste a protagonisti della lotta contro gli omicidi e violenze di Stato (Lucia Uva, Adriano Chiarelli e un compagno del TPO di Bologna), aggiornamenti sul processo contro Rosalba e ulteriori approfondimenti sul VII Reparto mobile (e i suoi legami con la Uno Bianca).

 

“Copwatching 2.0” però non è solo strumento di informazione

E’ innanzitutto uno strumento di organizzazione e lotta. Uno strumento per l’azione. Un contributo alla battaglia in corso nel nostro paese per tagliare la strada ai tentativi delle Larghe Intese di estendere la repressione, di fare carta straccia di quanto resta della Costituzione frutto della Resistenza partigiana, di fomentare la “guerra tra poveri” (innanzitutto contro gli immigrati), di proteggere e foraggiare gli “scimmiottatori del fascismo del XX secolo” (Forza Nuova, Casa Pound, ecc.). E’ un contributo alla battaglia per portare le forze sane del nostro paese (a partire dalle organizzazioni operaie e popolari delle aziende capitaliste e pubbliche) a imporre un proprio governo d’emergenza popolare, per iniziare a ricostruire il paese adottando misure urgenti e necessarie (a partire da un lavoro utile e dignitoso per tutti) e aprire così una nuova e superiore fase della lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista.

Osare sognare, osare lottare, osare vincere!

La redazione, 14 marzo 2018

***

17 Marzo, presidio per lo scioglimento del VII Reparto Mobile, in solidarietà a Rosalba!

NOI STIAMO CON ROSALBA CON CHI LOTTA CONTRO L’IMPUNITÀ E GLI ABUSI DELLE FORZE DELL’ORDINE  E PER LA DIFESA DELL’ARTICOLO 21 DELLA COSTITUZIONE!

Presidio il 17 Marzo, in piazza del Nettuno a Bologna, ore 15.00.

LINK: https://www.carc.it/2018/03/05/italia-appello-noi-stiamo-con-rosalba-con-chi-lotta-contro-limpunita-e-gli-abusi-delle-forze-dellordine-e-per-la-difesa-dellarticolo-21-della-costituzione/

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