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[Italia] Alla redazione di Operai Contro

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Febbraio 9, 2018
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Nella storia d’Italia leggiamo che i gruppi di ispirazione bordighista e Amadeo Bordiga stesso non parteciparono alla Resistenza lanciata nel 1943 dal Partito comunista italiano. La ragione addotta allora dai bordighisti fu che la Resistenza era diretta contro i nazifascisti e non contro il capitalismo, mentre il compito degli operai era rovesciare il capitalismo e instaurare il socialismo.

Viene in mente questo episodio leggendo le critiche che Operai Contro (“la redazione del giornale non può fare a meno di rispondere in proprio”, scrivono i dirigenti di Operai Contro) ha rivolto al nostro partito nell’articolo CARC e Operai Contro comparso il 31 gennaio sul sito www.operaicontro.it e approvato con entusiasmo il 3 febbraio (L’operaio di Grugliasco sul CARC) dall’“operaio di Grugliasco” che meritoriamente ha avviato il “dibattito franco e aperto” con la nota pubblicata dallo stesso sito il 15 gennaio con il titolo Il CARC e i guardiani della Costituzione. Il P.CARC a questa nota aveva risposto il 25 gennaio con la lettera In risposta alla critica dei compagni di Operai Contro.

Non ci interessano gli insulti (“il testo dei CARC non è nient’altro che un minestrone di frasi fatte, sigle, luoghi comuni senza né capo, né coda … corte frasi raffazzonate … frasi fatte come timbri … merce scadente …”) con cui Operai Contro condisce le critiche, ci interessa chiarire le critiche. Esse sono infatti altamente significative della concezione e della linea del gruppo dirigente di Operai Contro e chiarirle serve a tutti gli operai e gli intellettuali in qualche modo associati con gli aspetti positivi dell’opera svolta da Operai Contro.

In sintesi Operai Contro ci critica per tre questioni.

  1. Operai Contro ci critica perché promuoviamo l’applicazione ad opera delle organizzazioni operaie e popolari delle parti progressiste della Costituzione del 1948. Perché sarebbe sbagliato? Perché le “parti progressiste” della Costituzione del 1948 si sono “dimostrate illusorie nella forma, inapplicabili nei contenuti comunque ambigui, stante il quadro dei rapporti economici dominati dai padroni nei quali l’Italia si trovava e si trova … il comunismo è abituato di ogni Costituzione ad evidenziarne il contenuto di classe e combatterla come tale”. Con una simile concezione, se si è coerenti non si fanno neanche le lotte rivendicative. Infatti ogni lotta rivendicativa riguarda l’uno o l’altro aspetto dell’asservimento e dello sfruttamento che la borghesia impone agli operai e alle altre classi delle masse popolari oppresse e sfruttate: non riguarda l’asservimento e lo sfruttamento “come tale”, riguarda solo la misura dell’oppressione e dello sfruttamento. Ma essendo promotori della rivoluzione che instaurerà il socialismo, noi comunisti promuoviamo e pratichiamo lotte rivendicative facendo di ognuna di esse una scuola di comunismo (nel senso illustrato nella nota 30 pag. 263 del Manifesto Programma del (n)PCI, ed. Rapporti Sociali 2008): una scuola di guerra, per usare un’espressione di Lenin a proposito degli scioperi. Con ogni lotta rivendicativa gli operai nell’immediato, nel migliore dei casi, se va bene, strappano alla borghesia risultati parziali e precari, specialmente in tempi di crisi economica come l’attuale. Ma noi comunisti promuoviamo e pratichiamo le lotte rivendicative in ogni circostanza in cui riusciamo a mobilitare forze sufficienti, proprio perché di ognuna di esse facciamo una scuola di comunismo e anche tramite essa raccogliamo ed educhiamo nuove forze che confluiscono nella rivoluzione socialista. Certo, anche membri e seguaci del gruppo Operai Contro praticano le lotte rivendicative. Ed è un aspetto positivo della loro opera: l’INNSE è ancora nella memoria di tanti! Perché le praticano? Ai dirigenti di Operai Contro la risposta.

Noi sosteniamo che le praticano in contrasto con la concezione generale che professano e in contrasto con la linea che praticano a proposito delle “parti progressiste della Costituzione del 1948”. Quando esiste contraddizione tra la pratica e la teoria di un gruppo, non è detto che esso non faccia cose positive ai fini della rivoluzione socialista, ma è certo che esso disperde molte energie, benché la parte positiva della loro pratica possa essere valorizzata da noi comunisti per rafforzare la rivoluzione socialista che promuoviamo. Noi comunisti marxisti-leninisti-maoisti lottiamo per l’unità di teoria e pratica: perché solo quando la teoria è scienza e guida della pratica, nella pratica i comunisti e con essi la classe operaia verificano, se necessario correggono e comunque sviluppano la teoria e vincono.

  1. Operai Contro ci critica perché promuoviamo la difesa da parte delle organizzazioni operaie e popolari dell’apparato produttivo del nostro paese contro la borghesia imperialista e i suoi agenti politici (Marchionne, Renzi, Monti, Colaninno, Gentiloni & Co) che lo distruggono. Le aziende che non chiudono brutalmente, le hanno condannate a morte lenta: FCA, Piaggio e tante altre. Perché i capitalisti in questa fase distruggono l’apparato produttivo italiano? Perché la crisi generale del loro sistema sociale (crisi per sovraccumulazione assoluta di capitale) costringe i capitalisti a cercare contesti in cui estorcono maggiore plusvalore rispetto a quanto ne estorcono producendo merci in Italia (“aziende più competitive”), perché in Italia il tessuto produttivo e l’intero sistema sociale risente ancora largamente delle conquiste che le masse popolari hanno strappato alla borghesia sulla scia della prima ondata della rivoluzione proletaria (dal 1917 alla metà degli anni ‘70).

In questo modo mettiamo gli operai italiani contro gli operai di altri paesi, imperialisti o oppressi dal sistema imperialista mondiale? Al contrario: il primo paese imperialista che romperà le catene della comunità internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti, mostrerà la via e aprirà la strada anche alle masse popolari degli altri paesi, e questa è anche la principale forma di internazionalismo proletario. La sesta delle Sei Misure Generali del Governo di Blocco Popolare dice: “Stabilire rapporti di solidarietà, collaborazione e scambio con tutti quelli che saranno disposti a stabilirli con noi”. Ma gli uomini e le donne hanno bisogno di cibo e di altre cose ogni giorno della rivoluzione, quale che sia la lotta in corso. Chi promuove con coerenza e possibilità di vittoria la rivoluzione socialista deve occuparsi ogni giorno anche “del riso e del sale” (per usare l’espressione di Mao). E nella società socialista non è che camperemo d’aria: avremo bisogno di cibo, vestiti, mattoni, macchine, acciaio, ecc. e quindi occorreranno aziende che le producono. I dirigenti di Operai Contro pensano forse di ricostruirle tutte da capo, dal nulla?

“La lotta alla chiusura delle fabbriche, ai licenziamenti si fa per mettere in luce la maledizione del profitto, per mettere in discussione il sistema di sfruttamento dei padroni in ogni parte del mondo, non certo per difendere il tessuto produttivo del proprio ‘paese’”, scrivono i dirigenti di Operai Contro. Compagni, ma a voi basta “mettere in luce” e “mettere in discussione”? O volete anche voi arrivare a sostituire l’azienda creata e gestita dal capitalista per aumentare il suo capitale con l’unità produttiva costruita e gestita dai lavoratori organizzati che lavora secondo un piano pubblicamente deciso per produrre tutti e solo i beni e i servizi necessari alla vita dignitosa della popolazione (al livello di civiltà che l’umanità ha oggi raggiunto) e ai rapporti di solidarietà, di collaborazione e di scambio con gli altri paesi?

  1. Operai Contro ci critica perché non ci occupiamo solo degli operai, ma promuoviamo la mobilitazione delle masse popolari (ovviamente composta di varie classi, con interessi in una certa misura anche contrastanti, come illustrato nel capito 2.2 del Manifesto Programma sopra citato). Noi comunisti cerchiamo di mobilitare gli operai perché prendano la direzione delle altre classi delle masse popolari, le mobilitino, promuovano la loro organizzazione e le portino a contribuire alla rivoluzione socialista: ogni classe, ogni gruppo, ogni individuo nella massima misura di cui è capace. Quanto agli operai, cerchiamo in ogni azienda di portarli a costituire organizzazioni che si occupano sistematicamente della salvaguardia dell’azienda prevenendo (o contrastando) le manovre padronali per ridurle, chiuderle o delocalizzarle ed escono dall’azienda per collegarsi con altri gruppi operai e per mobilitare e organizzare le masse popolari del contesto, sfruttando il prestigio di cui gli operai quando scendono in lotta godono presso le altre classi delle masse popolari. È populismo, dicono i dirigenti di Operai Contro. Le parole a noi comunisti non ci spaventano. Noi chiamiamo rivoluzione socialista questa strategia che pratichiamo. Non ci sogniamo né diffondiamo l’illusione che “è possibile farla finita con la schiavitù del lavoro salariato tramite il voto”: che i dirigenti di Operai Contro citino anche solo un pezzo della nostra propaganda dove questa illusione è alimentata. Quanto al “governo di blocco popolare” con anche esponenti della sinistra borghese come ministri, ebbene sì, siamo convinti che questa è una via possibile e che è la via meno distruttiva praticabile oggi in Italia, stante la crisi generale del capitalismo in corso, la debolezza del movimento comunista e il prestigio di cui la sinistra borghese che abbiamo ereditato dalla storia gode ancora presso gli operai. Per questo cerchiamo di promuovere la moltiplicazione del numero di organizzazioni operaie e popolari (di azienda, territoriali e tematiche), di rafforzarle e di orientarle a costituire un loro governo d’emergenza e a farlo ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia rendendo per questi ingovernabile il paese. Diciamo anche apertamente che i vertici della Repubblica Pontificia ovviamente cercheranno di riprendere il sopravvento con l’aiuto del resto della comunità internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti, ma che nella lotta contro la loro aggressione e le loro manovre la rivoluzione socialista e la rinascita del movimento comunista avanzeranno. Aggiungiamo che probabilmente i vertici della Repubblica Pontificia quando vedranno che le organizzazioni operaie e popolari fanno fronte con successo ai loro tentativi di rivincita e si rafforzano, scateneranno una guerra civile se appena intravedranno qualche possibilità di vincerla. Ma aggiungiamo che le organizzazioni operaie e popolari saranno nelle condizione di vincerla e concluderla con l’instaurazione del socialismo, perché proprio combattendo con successo la guerra civile il movimento comunista diventerà capace di prendere in mano l’intero paese e instaurare la dittatura del proletariato e il socialismo.

Che i dirigenti di Operai Contro ci spieghino perché questo piano per condurre la rivoluzione socialista non è buono, in cosa non tiene conto della realtà, quale altro piano essi perseguono  e come: se lo faranno, impareremo tutti qualcosa e imparando avanzeremo.

Questo è il dibattito di cui oggi gli operai avanzati hanno bisogno in Italia.

Ai dirigenti di Operai Contro la parola!

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