Nel numero scorso di Resistenza abbiamo spiegato i problemi sopraggiunti nell’organizzazione della Festa nazionale della Riscossa Popolare a Napoli (legati alle contraddizioni, alle reticenze e al legalitarismo dell’amministrazione De Magistris) e del conseguente spostamento della festa nazionale a Massa. A Napoli, in luglio, si è svolta una festa di carattere interfederale (ha coinvolto e mobilitato forze oltre la Federazione Campania) in cui abbiamo promosso il dibattito “Attuare le parti progressiste della Costituzione per prendere in mano le redini del paese”, di portata nazionale, a cui hanno partecipato decine di organismi popolari e a margine del quale si sono tenute importanti riunioni di coordinamento fra di loro. A Massa si è svolta la festa nazionale: due dibattiti (di cui uno di carattere internazionale) e sette tavoli tematici, molti dei quali promossi e organizzati da organismi popolari o da aggregati che si occupano di specifiche tematiche. A premessa di un breve bilancio politico delle feste, ringraziamo i compagni e le compagne che, numerosi, hanno raccolto l’appello lanciato anche sul numero scorso di Resistenza a sostenere le Feste della Riscossa Popolare organizzativamente ed economicamente. Il successo in termini politici, economici e organizzativi di queste manifestazioni è il risultato di una mobilitazione vasta e capillare, anch’essa dimostrazione della rinascita del movimento comunista nel nostro paese.

 

Per avere un’idea della portata delle Feste della Riscossa Popolare, bisogna combinare alcuni aspetti: la partecipazione attiva degli operai tanto nei dibattiti e nei tavoli tematici quanto nell’organizzazione di molte attività e nell’allestimento della festa nazionale; la partecipazione dei giovani, studenti delle scuole superiori e università, ma anche promotori di organismi territoriali che operano fuori dalle scuole; la partecipazione degli immigrati che hanno discusso della lotta per un lavoro utile e dignitoso; la partecipazione di delegazioni di partiti e organizzazioni comuniste straniere dalle Filippine, Turchia, Afghanistan, Venezuela  (vedi l’articolo a pag. 5); la promozione della solidarietà di classe verso i rivoluzionari prigionieri a cui sono state inviate cartoline e lettere; lo sviluppo della collaborazione fra P.CARC e (nuovo)PCI attraverso le riunioni di formazione politica e discussione che ogni squadra di lavoro ha organizzato fra i turni e nei momenti di riposo. Infine l’orientamento unitario emerso dai dibattiti e dai tavoli riguardo alle linee di sviluppo: numerose le discussioni e i confronti che si sono conclusi con la decisione di costituire organismi, aggregati e coordinamenti sui temi sui quali sono già attivi, in modo da rafforzare la mobilitazione comune (vedi gli articoli a pag. 4 e 6).

In ultimo, va sottolineata la partecipazione di molti compagni e compagne di altre organizzazioni e di altri partiti che hanno collaborato, sono stati disponibili a lavorare nelle squadre, a partecipare attivamente alla vita collettiva della comunità che si è costituita nella feste; compagni e compagne che hanno toccato con mano il legame fra ciò che si dice e ciò che si fa (e come ciò che si dice si traduce in pratica).

 

Molti articoli di questo numero di Resistenza riprendono gli argomenti dei dibattiti e dei tavoli trematici o ne riportano gli aspetti principali, questo dimostra la ricchezza dei contenuti politici delle feste, li riprendiamo e rilanciamo perché si tratta a tutti gli effetti di un contributo al che fare? oggi per costruire la rivoluzione socialista nel nostro paese.

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