Il 14 e 15 luglio a Napoli, in Galleria Principe, si è tenuta la Festa della Riscossa Popolare. È stata questa un’occasione in cui il Partito dei CARC e decine di comitati operai e popolari provenienti da tutta Italia si sono dati appuntamento per discutere delle sorti del paese a partire dallo sviluppo di un ricco dibattito che ha messo al centro le esperienze di avanguardia e protagonismo popolare. Gli esempi di organismi che oggi sempre più si pongono nell’ottica di agire come Nuove Autorità Pubbliche, senza più delegare alle istituzioni la soluzione dei problemi grandi e piccoli che quotidianamente si trovano a vivere ma trovando soluzioni, stendendo piani e applicando il Controllo Popolare alla loro esecuzione, sviluppo o imposizione. Il dato fondamentale che è emerso è il salto di qualità in corso nei vari comitati, sempre più si fa strada l’idea di costruire nuova governabilità dei territori, si rompere con la delega e di uscire dalla crisi a partire dal protagonismo delle masse popolari senza più chiedere, lamentarsi o delegare.

Le esperienze di resistenza e organizzazione degli ultimi tempi dimostrano, inoltre, chiaramente che laddove ci sia qualcuno che promuove la resistenza, questa poi si sviluppa e diffonde con forza e con qualità nuove. Non importa in quanti si è all’inizio, quello che conta è la tenacia, la convinzione ma soprattutto avere fisso in testa l’obiettivo di mettere al centro gli interessi delle masse popolari, sempre e comunque. Contro la morte e la distruzione dei padroni, organizziamoci e coordiniamoci per prendere in mano le redini del paese!

È questo il caso delle decine di comitati che si occupano di Sanità Pubblica, che hanno scelto la Festa della Riscossa Popolare per avviare la costruzione del coordinamento nazionale per la difesa della Sanità Pubblica; è questo il caso del Comitato Vele e del Cantiere 167 di Scampia che hanno mostrato come a partire da una vertenza come la lotta per la casa si possa arrivare a imporre un piano alternativo di ricostruzione di un intero quartiere, costringendo gli enti preposti a trovare tutti i soldi necessari e applicare il Controllo Popolare all’esecuzione di tale progetto, il Controllo Popolare di un intero quartiere; è questo anche il caso del Comitato San Gennaro, comitato che ha occupato un ospedale in dismissione e ne sta via via imponendo la messa a regime, divenendo esempio di avanguardia ed esempio per tutti quelli che nel resto del paese si occupano di difesa della Sanità Pubblica; è questo il caso della Rational di Massa, fabbrica chiusa dai padroni e occupata dagli operai che con tenacia la stanno convertendo in cooperativa mettendo alle strette e mobilitando sindaco, sindacati, giuristi, artisti e tecnici; è infine l’esempio del Comitato Disoccupati e Precari pratese, esperienza creata da disoccupati e precari italiani e stranieri uniti nella lotta per un lavoro utile e dignitoso, dimostrando come esista un’alternativa all’assistenzialismo promosso dalla sinistra borghese per gli immigrati del nostro paese o al razzismo delle destre reazionarie che soffiano sul vento dell’odio e della guerra tra poveri.

A questa esperienza non ha partecipato, nonostante l’invito, l’Amministrazione di Napoli se non per il solo Assessore all’urbanistica Carmine Piscopo che ha partecipato solamente a circa mezzora di dibattito, tempo in cui i comitati popolari e la stessa organizzazione della festa ponevano critiche, richieste e consigli all’amministrazione. Tra queste la denuncia pubblica del fatto che la lotta interna all’Amministrazione Comunale ha costretto l’organizzazione a spostare la Festa nazionale della Riscossa Popolare a Massa; la richiesta da parte del Comitato Vele di dare risposte alle masse popolari del quartiere nel rompere con leggi, leggine e burocrazie da azzeccagarbugli rispetto a una serie di lungaggini burocratiche che finiscono per alimentare la guerra tra poveri e gli interessi di clan, affaristi e speculatori; in generale la richiesta di prendere posizione chiaramente, non è più tempo di parlare di Attuazione della Costituzione per poi sforzarsi di fare i buoni amministratori, bisogna rompere con il governo centrale e mettere al centro solo ed esclusivamente gli interessi delle masse popolari, sono i comitati che devono decidere!

L’Amministrazione De Magistris, tra le più progressiste e vicine alle masse popolari in tutta Italia, solo se imboccherà questa via, solo se darà forma e forza di legge alle istanze delle masse popolari rompendo con leggi ingiuste e attuando fino in fondo le parti progressiste della Costituzione, solo se darà seguito pratico alle parole d’ordine di rottura che ha lasciato nel corso degli ultimi anni, potrà sopravvivere e proseguire un’esperienza politica che altrimenti rischia di essere cancellata dal vento della storia.

Questo scatto è necessario tanto più che lo scontro tra mobilitazione rivoluzionaria e mobilitazione reazionaria avanza. Il territorio campano, non a caso, nelle ultime settimane è martoriato da continui roghi. Questi incendi sono frutto della mano dell’uomo e dello scontro tra poteri che con la crisi generale del sistema capitalista si sviluppa con più forza ed evidenza, cresce a dismisura l’ingovernabilità dall’alto. Con questa crisi il vecchio sistema politico nazionale e locale si sgretola e con esso vacilla anche l’equilibrio tra i poteri esistenti in Italia (gruppi imperialisti americani, Vaticano, gruppi imperialisti europei e sionisti, organizzazioni criminali ecc.).

Quella in corso è, quindi, una guerra tra clan, governo centrale, amministrazione regionale, locale e di tutti i poteri in lotta tra loro, una mobilitazione di forze che mirano ad alimentare la tensione per imporre alle masse popolari misure straordinarie. In mezzo a questo processo, l’Amministrazione De Magistris cosa fa? Perché nessuno spiega cosa sta succedendo? Perché non si chiamano a raccolta i cittadini? Non è credibile che la Prefettura, la Regione e il Comune non sappiano nulla di quanto sta accadendo nell’area metropolitana di Napoli. Parlino dunque e lo facciano in fretta! Lo richiede una città in fiamme, i comitati cui è stata negata la possibilità di organizzare iniziative popolari nei parchi della città (possibilità che è stata invece data ai privati), lo richiede chi lotta per la casa ed è ancora in attesa di una residenza o di documenti di assegnazione delle abitazioni conquistate con la lotta, lo chiede chi applica il Controllo Popolare ai progetti scritti a livello popolare su come deve funzionare una scuola, un ospedale e un intero quartiere.

Non è un caso che a fronte delle esitazioni di amministratori, sindaci e intellettuali, siano sempre le masse popolari a sviluppare proposte come quelle avanzate e praticate al lido Monachelle di Arco Felice, dove le associazioni ambientaliste che stanno ridando questa fetta di costa alla collettività stanno ora avviando il Controllo Popolare anti roghi in tutta la zona! Contro tutto questo, ancora una volta, sono le masse popolari, quindi, a doversi muovere e organizzare per rimettere in piedi i tanti ettari andati in fiamme da Napoli ai paesi vesuviani, da Quarto a Pianura, da Torre Annunziata a Giugliano. Spontaneamente in tutti questi luoghi cittadini e cittadine si sono mobilitati in varie forme per opporvi resistenza. Il salto di qualità in corso nel nostro territorio starà proprio nella capacità da parte delle masse popolari di sviluppare un processo partecipativo di cura, tutela e rinascita di queste aree incenerite e devastate, su modello delle Brigate di Solidarietà Attiva che nel centro Italia si sono costituite contro gli effetti disastrosi dei terremoti che l’hanno colpita a partire dalla scorsa estate.

L’unica strada per uscire da questa crisi sta nella mobilitazione, organizzazione e protagonismo crescenti delle masse popolari. Sono solo le masse popolari organizzate che possono costruire un modello sociale differente ed è nel loro protagonismo che deve fondarsi qualsiasi proposta di alternativa al procedere della crisi!

la Segreteria Federale Campania del Partito dei CARC

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here