Alla Festa nazionale della Riscossa Popolare abbiamo ospitato il tavolo tematico dei piccoli produttori, promosso dall’azienda agricola Chindemi, cui hanno partecipato e inviato saluti numerosi agricoltori, allevatori, cooperative e realtà autorganizzate, dalle Alpi alla Sicilia.

Riportiamo alcune riflessioni e le linee di sviluppo emerse, consapevoli dell’importanza di intervenire come comunisti anche in questo settore produttivo dove, abbiamo scoperto, batte un cuore rosso.

Mossi dallo sdegno verso il modo di produzione distruttivo per le masse popolari e per l’ambiente, ma anche da condizioni oggettive per cui se il lavoro non c’è “te lo devi inventare”, un numero crescente di elementi delle masse popolari sceglie di percorrere strade alternative alle condizioni di vita e di lavoro precarie, alla disoccupazione e allo sfruttamento dell’azienda capitalista (“il ritorno all’agricoltura” lo chiama la stampa borghese).

Piccoli produttori che si trovano ben presto a dover fare i conti con le difficoltà della società contro cui combattono (impossibile costruirsi un’isola felice!): nonostante producano beni di qualità e servizi utili alla collettività (a partire dal fatto che preservano e curano il territorio in cui lavorano, spesso lo recuperano dallo stato di abbandono) vengono vessati dalle istituzioni locali e dal governo nazionale con tasse e vincoli penalizzanti (lunghe attese per avere i permessi per fabbricare strutture necessarie al loro lavoro, espropri o devastazione dell’ambiente circostante a favore delle grandi opere inutili, ma che gonfiano di profitto i portafogli dei padroni e delle organizzazioni criminali), vengono schiacciati dalla grande distribuzione e dai debiti con i pescecani delle banche e della finanza. In sintesi, queste esperienze sono la dimostrazione che l’idea di uscire dalla crisi del capitalismo attraverso la promozione di un “socialismo come nicchia o insieme di comunità alternative” non è possibile, cozza con la realtà oggettiva.

Da qui la necessità di organizzarsi, di aprirsi all’esterno, oltre il proprio orticello, l’ambito militante e di volontariato; la ricerca di collaborazione e la costruzione di reti che si sostengano secondo relazioni basate su principi solidali, mutualistici, soprattutto allargate ad altri settori delle masse popolari che vivono e lavorano nel territorio e al movimento popolare; da qui anche la necessità di promuovere un modo di produzione che combini la tradizione e la scienza con l‘obiettivo di migliorare la qualità di vita e di lavoro dei produttori.

Oltre a uno stimolante confronto, dalla discussione sono emerse importanti linee di sviluppo per favorire il contributo, in termini di organizzazione e mobilitazione, dei piccoli produttori al cambiamento della società: oltre a fare la mappatura su tutto il territorio nazionale con l’obbiettivo futuro di creare un portale telematico, si è proposto di  sviluppare ulteriormente le reti già esistenti non solo da un punto di vista commerciale, ma soprattutto da un punto di vista tecnico, scientifico, umano e politico. Legato a questo punto è emersa comunque la necessità di favorire la creazione, lo sviluppo e il consolidamento di reti di distribuzione alternative alla filiera della grande distribuzione, legandosi anche alle aziende medio-grandi che però favoriscono i piccoli produttori, rispettando la tutela del lavoratore e del territorio. In questo ragionamento si inserisce l’obiettivo di creare nuovi posti di lavoro utili e dignitosi, nel rispetto dell’ambiente.

A conclusione del tavolo è stato steso dai partecipanti un comunicato di solidarietà agli operai della Rational di Massa e a quelli che hanno partecipato al dibattito operaio del 14 agosto (vedi l’articolo a pagina 3): una dimostrazione concreta del riconoscimento del ruolo fondamentale della classe operaia e della tendenza positiva a uscire dalla “nicchia”.

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