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[Emilia Romagna] Contro la repressione organizziamoci per passare dalla difesa all’attacco!

Sezione di Reggio Emilia by Sezione di Reggio Emilia
Aprile 28, 2017
in Federazione Emilia Romagna, Federazione Emilia Romagna
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Contro la repressione, organizziamoci per passare dalla difesa all’attacco!

Le nostre vite valgono più delle loro leggi! 

“Per quel che ci riguarda, si tratti di un individuo, di un partito, di un esercito o di una scuola, io credo che la mancanza di attacchi da parte del nemico contro di noi sia una cattiva cosa, poiché significa che noi facciamo causa comune col nemico. Se siamo attaccati dal nemico, è una buona cosa, poiché ciò dimostra che abbiamo tracciato una linea di demarcazione nettissima tra noi e il nemico. Se esso ci attacca violentemente, dipingendoci con i colori più cupi e denigrando tutto quello che facciamo, si tratta di una cosa ancora migliore, poiché ciò dimostra non solo che abbiamo stabilito una linea di demarcazione netta tra il nemico e noi, ma anche che abbiamo conseguito notevoli successi nel nostro lavoro” – Mao Tse Tung

Sono di questi giorni due “notizie” che confermano come la classe dominante non sia più in grado di governare positivamente la società ed è quindi costretta a ricorrere sempre più alla repressione: la prima è l’apertura, attraverso le colonne dei zelanti quotidiani locali, di 10 fascicoli di indagine aperti dalla procura di Modena contro le mobilitazioni organizzate dai lavoratori del Si Cobas all’ALCAR UNO (rimandiamo ai diversi articoli della nostra Agenzia Stampa “Staffetta Rossa”, in particolare Sulla lotta di classe in Emilia); la seconda sono i nove decreti di condanna notificati ad altrettanti militanti bolognesi per aver partecipato alla determinata manifestazione di protesta per l’omicidio del delegato USB della logistica avvenuto a Piacenza nella notte tra il 14 e il 15 settembre scorso. A loro la nostra piena solidarietà!

Tutto ciò avviene perché il protagonismo popolare cresce e chi governa non ha soluzioni positive da portare per mettere fine alla crisi del proprio sistema, il capitalismo: anzi, ogni riforma che promuove aggrava le condizioni di vita di sempre maggiori parti delle masse popolari. Così, la classe dominante da un lato promuove e alimenta i venti di guerra (vedi il ruolo dell’Italia nella NATO e nella crescente vendita di armamenti) e dall’altro la mobilitazione reazionaria, foraggiando il manganello e i rigurgiti fascisti. A tutto ciò dobbiamo rispondere sviluppando la mobilitazione rivoluzionaria delle masse popolari e della classe operaia, avanzando nell’organizzazione di questo vasto protagonismo popolare che unisce, anche, geograficamente il Paese (basti pensare dalla Val di Susa al Salaento) e nel coordinamento delle realtà che già hanno aperto o stanno aprendo una nuova strada: l’esempio più luminoso sono i 24 lavoratori della Rational di Massa Carrara che dal 10 marzo scorso è diventata un laboratorio per sperimentare una strada nuova, ovvero quella della riapertura di una fabbrica che sembrava avere il destino segnato dal fallimento (perché questo era il progetto dei padroni, i fratelli Ciaponi, nonostante l’azienda avesse ancora delle commesse). Gli operai Rational con il loro esempio sono riusciti a raccogliere la solidarietà dai lavoratori di molte aziende del Paese. Il legame che si sta costruendo tra lavoratori delle aziende della zone e con le organizzazioni popolari è un’arma potente: alimenta la consapevolezza che gli operai quando si mettono alla testa della lotta per la riapertura delle aziende senza aspettarsi soluzioni dall’alto possono mobilitare il resto delle masse popolari e vincere! (vedi Rational, Primo maggio a Massa)

Questo principio è valido ovunque e sarà la chiave per vincere contro gli attacchi che si ricevono in questi mesi in Emilia: la solidarietà dei movimenti popolari, delle organizzazioni politiche, di altri sindacati con gli operai, i sindacati e le organizzazioni operaie e popolari, i militanti e i singoli più combattivi che lottano e prendono parte al movimento di resistenza delle masse popolari contro il corso della crisi, è elemento fondamentale della costruzione di un’alternativa politica adeguata ai bisogni e alle esigenze delle masse popolari, un’alternativa che si ponga l’obiettivo di portare lo scontro di classe contro i capitalisti e i loro governi sul terreno politico. La repressione è un boomerang per il nemico, tanti più saranno gli attacchi repressivi, tanto più la solidarietà, l’azione comune e il dibattito franco e aperto diverranno armi da rivolgere contro la classe dominante.

Occorre quindi creare una rete di organismi operai e popolari che non si limitino a parare i colpi del nemico, ma che siano decisi a passare al contrattacco, a prendere in mano direttamente aziende, scuole e territori, puntare al governo del paese, ossia a formare un governo loro diretta espressione che imponga i primi, urgenti rimedi agli effetti più gravi della crisi, un governo di emergenza popolare, che dia gambe per marciare alle parole d’ordine “attuare le parti progressiste della Costituzione”, a partire dalla centralità del lavoro (a ogni adulto un lavoro utile e dignitoso) e che garantisca piene libertà democratiche, sindacali, politiche.

In conclusione, i due attacchi sopra citati permettono di fissare un altro principio: le nostre vite e il nostro futuro valgono di più rispetto alle leggi (e il loro rispetto) con cui il nemico vuole imbrigliare il nostro presente e distruggere le nostre lotte. Quindi, nella lotta di classe è legittimo tutto ciò che fa gli interessi delle masse popolari anche se è illegale! Viviamo una guerra di sterminio non dichiarata che si traduce con 3 morti sul lavoro al giorno, l’insicurezza delle nostre infrastrutture (vedi viadotti, strutture antisismiche, ecc.), il sempre meno accessibile sistema sanitario: la questione è quindi o subire e resistere fermandosi al contro, oppure organizzarsi per passare dalla difesa all’attacco. Ebbene i casi qui trattati, insieme a decine di altri (pensiamo solo al ruolo delle Brigate di Solidarietà Attiva nel Centro Italia o la vittoria del NO al referendum Alitalia), sono i segnali dell’aurora che si sta stagliando all’orizzonte!

Avanti verso un nuovo 25 aprile!

Avanti nella promozione di Organizzazioni Operaie e Popolari fino a costituire un nostro governo d’emergenza popolare!

Facciamo del Primo Maggio ambito di lotta per avanzare nel protagonismo operaio e popolare!

La solidarietà è un’arma, usiamola!

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