[Trezzano sul Naviglio] Amaro Partigiano: Impariamo dall’esperienza della RiMaflow!

 

Organizziamo la nuova Resistenza!

Rilanciamo l’articolo apparso il 15 marzo su Huffington Post Italia sul progetto dell’ “Amaro Partigiano”, portato avanti dagli operai della RiMaflow di Trezzano sul Naviglio, una delle più significative esperienze di fabbriche recuperate in Italia. L’ “Amaro Partigiano” è il frutto dell’articolato sistema di relazioni che dal 2013 ad oggi gli operai della RiMaflow hanno stretto su tutto il territorio nazionale, entrando in contatto con piccoli produttori locali del settore agroalimentare, disoccupati della zona, artisti, attivisti sociali, politici e riuscendo così, non solo ad impedire la chiusura dell’azienda ma a riconvertirne la produzione, a partire dal rispetto dell’ambiente.

E’ un progetto che dimostra come, in ogni lotta, quando chi dirige è determinato a vincere, quando vengono messe in campo le iniziative necessarie per tenere aperte le aziende e si lavora costantemente per allargare la cerchia di relazioni attorno alla lotta, e se non ci si lascia legare le mani dal nemico, dalle sue leggi e dalle sue regole, vincere e conquistare nuove posizioni è possibile!

E’ un progetto che riprende e sviluppa gli insegnamenti della Resistenza, il punto più alto raggiunto dalla classe operaia del nostro Paese nella sua lotta per il potere, perché alimenta, tramite il protagonismo della classe operaia, la costruzione di quella rete di organismi operai e popolari che imparano ad agire come Nuove Autorità Pubbliche, come Nuovo Potere in grado di contendere il potere alla borghesia e alle sue autorità, mettendo in campo soluzioni concrete per far fronte agli effetti della crisi.

E’, infine, un progetto che crea nuovi posti di lavoro, sviluppa l’artigianato e la piccola produzione locale e dunque contribuisce all’applicazione dal basso delle parti progressiste della Costituzione e, in particolare degli articoli 1, 4 e 35 che sanciscono il diritto ad un lavoro utile e dignitoso per tutti.

L’esperienza della RiMaflow dimostra una volta di più che il corso delle cose alimenta a dismisura la mobilitazione della classe operaia e la sua resistenza al procedere della crisi. Basti pensare a quanto sta succedendo ad esempio in Toscana, in cui dalla Rational alla Ginori la mobilitazione e l’organizzazione avanzano con forza, o in Campania, in cui da un piccolo gruppo è partita la mobilitazione per impedire le deportazioni a Cassino degli operai FCA di Pomigliano.

Insomma, i nuovi partigiani si stanno organizzando davvero!

Quanto più gli operai della Rational, della Sanac, della Ginori o della FCA si collegheranno alle fabbriche recuperate e autogestite, impareranno dalla loro esperienza e si connetteranno al resto del movimento di resistenza sociale al procedere della crisi, si porranno l’obiettivo di diventare l’autorità alternativa alle istituzioni della borghesia, tanto più sarà difficile impedire ai capitalisti e ai loro governi di occupazione di continuare le loro politiche di razzie e di guerra, unica soluzione che hanno al procedere della crisi.

Avanti RiMaflow!

Sgombriamo il Paese dai nuovi occupanti!

Costruiamo l’alternativa politica!

***

La multinazionale Rimaflow falisce, gli operai occupano la fabbrica e la trasformano in liquorificio: nasce “L’Amaro Partigiano”

Sembrava una storia di crisi economica come tante ma si è trasformata in un’opportunità di sviluppo e di attenzione al sociale: all’inizio di tutto c’è stata la chiusura di una fabbrica, la prospettiva di licenziamento dei dipendenti e la disperazione delle relative famiglie. Ma – come racconta Il Fatto Quotidiano – grazie alla solidarietà e all’idea della produzione del liquore Amaro Partigiano, in provincia di Milano l’incubo è diventato un sogno.

La Rimaflow era una multinazionale a capitale italiano con la bellezza di 23 stabilimenti in tutto il mondo (comprese Asia e America). Produceva impianti di servosterzo, tubi di freni, frizioni e benzina e altre componenti per le auto della BMW. È andata in bancarotta nel 2012, dopo aver accumulato debiti per circa 300 milioni, causati anche da operazioni finanziarie spericolate. I tentativi di salvataggio sono stati inutili.

Ma la volontà degli operai lombardi ha permesso che questa storia avesse un diverso finale.

Nello stabilimento di Trezzano sul Naviglio (Milano), gli operai che hanno perso il lavoro non sono rimasti con le braccia conserte: hanno occupato i locali abbandonati e sono riusciti a tenere aperti i capannoni con laboratori artigiani e di riciclo ecologico. L’Amaro Partigiano è una loro iniziativa: l’obiettivo è trasformare l’ex fabbrica in un liquorificio sociale.

La storia dell’Amaro Partigiano dimostra che con la creatività si può sconfiggere la crisi.

Un progetto ambizioso che si è dato l’obiettivo di dare una risposta originale alla crisi economica da un lato e alla crisi delle politica da un altro. Niente partiti tradizionali né sindacati più o meno conosciuti. Si lavora in autogestione su questa linea proprio Rimaflow ha iniziato da tempo a tessere una tela di solidarietà e di relazioni che attraversa l’intera Penisola. Ne è nata la rete Fuorimercato che unisce realtà di autogestione contadina o di semplici gruppi di autoproduzione che cercano di trovare un modo di resistere alla crisi presente.

Il lancio sul mercato è vicinissimo e ha scelto una data simbolica.

Il brindisi è previsto per il 25 aprile. Festa della Liberazione e della Resistenza, rigorosamente con la R maiuscola. Ma anche debutto dell’Amaro Partigiano, un progetto ‘sociale di autoproduzione e di creazione di lavoro etico’. Una co-produzione tra una fabbrica recuperata e un museo della resistenza, tra un progetto che mira alla produzione ‘Fuorimercato’ e uno che da oltre 10 anni costruisce la ‘storia orale’ per ricordare la lotta contro il nazifascismo.

Il nome dell’amaro non è casuale.

Si basa sulle erbe dei luoghi della Resistenza, in quel di Lunigiana dove il primo nucleo partigiani fu quello del ‘Monte Nebbione’, tra Sarzana, Fosdinovo e S. Stefano Magra e dove già il 9 settembre del 1943 si rifugia un gruppo di giovani, ‘armati con i fucili abbandonati dai soldati dopo l’armistizio’.

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