Nelle settimane scorse molte Sezioni del Partito hanno tenuto letture e discussioni pubbliche dell’articolo “Novantanovesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre” pubblicato sul numero 11-12/2017 di Resistenza e in più occasioni è emersa in varie forme una domanda che riassumiamo così: “perché la rivoluzione è avvenuta in Russia, che era un paese arretrato, e non in Germania ad esempio, come “previsto” da Marx ed Engels?”. Rispondiamo in questo articolo, brevemente, perché l’argomento ha stretta attinenza con le contraddizioni e i problemi, teorici e pratici, della rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato nel nostro paese.

Anzitutto, per affrontare l’argomento, è necessario usare il materialismo storico: i paesi più avanzati, all’epoca della prima crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale (1900 – 1945), erano quelli che la borghesia aveva fatto diventare i capofila dei suoi affari e dei suoi traffici, quelli che si erano più rapidamente e profondamente trasformati sulla spinta del modo di produzione capitalista. La Russia non era fra di essi, pertanto il regime politico era rimasto di natura feudale (lo zarismo) e il grado di sviluppo industriale era sensibilmente inferiore rispetto ai paesi capitalisti (il modo di produzione capitalista era poco diffuso: meno fabbriche, meno infrastrutture, un numero molto inferiore di operai).

Nonostante queste significative differenze rispetto ai paesi imperialisti, la società russa era divisa in classi (la divisione in classi esiste da molto più tempo rispetto al modo di produzione capitalista) e, dato che la lotta di classe è il motore della storia, il movimento politico della società era riassunto nella lotta fra classi dominanti di origine feudale e masse popolari (fra cui una minoranza di classe operaia) per il superamento del modo di produzione feudale, predominante, e dei relativi rapporti sociali.

Su queste basi, e nel contesto della prima Guerra Mondiale, i comunisti russi guidarono il movimento delle masse popolari nella lotta di classe fino all’instaurazione del socialismo.

 Marx ed Engels elaborarono la scienza che consentiva un’analisi giusta della struttura del capitalismo e del movimento economico della società capitalista; attorno a questa scienza fondarono il movimento comunista cosciente e organizzato (Il Manifesto del Partito Comunista, 1848). La sintesi delle due cose è che il comunismo ha presupposti favorevoli laddove la borghesia è (stata) più forte e il capitalismo ha raggiunto un certo grado di sviluppo: dove si è più sviluppato il carattere collettivo delle forze produttive e dove vi è un’alta concentrazione della classe operaia che assume il loro controllo, soppiantando la borghesia e prendendo così la direzione della società.

Nè Marx né Engels erano veggenti, non poterono prevedere, oltre un certo limite, le forme e i modi in cui le loro scoperte sarebbero state tradotte in pratica, nel concreto. Engels riusci a correggere la convinzione, espressa da entrambi, che la rivoluzione socialista si sarebbe affermata e avrebbe raggiunto l’obiettivo dell’instaurazione del socialismo come moto insurrezionale (Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850), ma nella storia dell’umanità solo i comunisti russi guidati da Lenin arrivarono a instaurare il socialismo, scoprirono leggi della rivoluzione socialista fino ad allora sconosciute e arricchirono il patrimonio teorico del marxismo, dalla Rivoluzione d’Ottobre il pensiero comunista divenne il marxismo – leninismo (e in seguito il marxismo – leninismo – maoismo).

 L’apporto di Lenin. Quali sono le caratteristiche del capitalismo quando entra nella sua fase imperialista (cioè cosa è l’imperialismo), quali sono le caratteristiche di una situazione rivoluzionaria e quali sono le caratteristiche del partito comunista adeguato a guidare la rivoluzione socialista: questi sono tre fra i principali contribuiti con cui Lenin arricchisce il pensiero comunista. La vittoria della rivoluzione d’Ottobre ha dimostrato la giustezza delle sue scoperte e ha confermato e sviluppato il marxismo, nel senso che lo ha arricchito grazie all’esperienza pratica a partire proprio dal fatto che il primo paese socialista dell’umanità non è nato sulla base di una società capitalista.

Perché la rivoluzione socialista vinse solo in Russia. L’esperienza della Rivoluzione d’Ottobre dimostra che in una situazione rivoluzionaria in sviluppo l’aspetto decisivo per la vittoria è quello soggettivo: le caratteristiche ideologiche (concezione, analisi, linea, strategia, tattica) e pratiche (ruolo, organizzazione, disciplina, dedizione) del partito comunista e dei suoi membri.

“La comprensione dei motivi per cui la borghesia riuscì a mantenere il potere nei paesi capitalisti più sviluppati (e in particolare nei paesi dell’Europa Occidentale in cui vi era già un forte movimento operaio), è e sarà di grande aiuto allo sviluppo della nostra causa. (…)

1. In nessuno di questi paesi esisteva, alla vigilia del determinarsi della situazione rivoluzionaria, un partito comunista

devoto alla causa della rivoluzione e cosciente dei compiti che essa poneva,

capace di collegarsi, avvicinarsi e unirsi fino ad un certo punto con la massa dei lavoratori, dei proletari anzitutto, ma anche con la massa lavoratrice non proletaria,

– che incarnasse e realizzasse una giusta linea politica, una giusta strategia e una giusta tattica, aderente al movimento reale delle masse e della cui giustezza le masse avessero modo di rendersi conto per propria esperienza. D’altra parte risultò che senza una direzione centralizzata di partito con disciplina ferrea, il proletariato non riesce a prendere il potere e se, per un concorso fortuito di circostanze, vi riesce (come avvenne nel 1919 in Baviera e in Ungheria) non riesce a mantenerlo. La pratica ha anche dimostrato che tali partiti non si improvvisano.

2. In Europa occidentale e centrale i partiti socialisti erano stati fondati ed erano cresciuti nelle condizioni della democrazia borghese. Essi avevano conseguito grandi successi in campo politico in termini di “allargamento della democrazia borghese”, di estensione alle masse popolari e al proletariato di alcuni diritti della democrazia borghese (organizzazione, riunione, parola, stampa, propaganda, elettorato passivo e attivo). Il proletariato aveva conseguito notevoli risultati nel campo delle lotte rivendicative (salario, condizioni di lavoro, sicurezza sociale). Questo e lo sfruttamento coloniale e semicoloniale avevano generato un’aristocrazia operaia che era stata accolta all’interno dei partiti socialisti e vi esercitava un’influenza determinante.

Il risultato di tutti questi fattori fu che nessuno di questi partiti si rese conto del mutare dell’epoca, del passaggio del capitalismo alla fase imperialista e della necessità conseguente di mutare programma politico. La conseguenza fu l’impotenza in cui si trovarono i partiti socialisti, anche i loro esponenti rivoluzionari (Liebnecht, Rosa Luxemburg), le loro migliori organizzazioni, quando la guerra li spogliò della strombazzata “legalità” e della residua parvenza di autonomia di iniziativa politica.

3. Lenin e i suoi iniziarono a svolgere un’azione internazionale, in seno al movimento socialista internazionale, solo dopo il 1914 ed ebbero un ruolo debole fino a dopo il ‘17 quando iniziarono a lavorare praticamente alla fondazione dell’Internazionale Comunista. Negli anni precedenti la prima Guerra Mondiale, essi difesero nell’Internazionale la loro linea rivoluzionaria sempre in nome dell’eccezionalità del regime politico russo rispetto al regime politico degli altri paesi europei.

4. La crescita dei partiti comunisti dopo il 1917 fu lenta e controversa. Lentamente furono affrontate le contraddizioni con le tendenze estremiste e settarie. La loro crescita fu resa difficile dall’esigenza di conciliare due fattori egualmente importanti: il sostegno all’URSS e lo sviluppo di una linea rivoluzionaria aderente alla realtà del paese, cosa che riuscirono a fare brillantemente i comunisti cinesi, ma in Europa la crisi era più acuta e l’Europa era al centro degli interessi imperialisti e dell’attacco degli imperialisti all’URSS: ciò rese difficile il naturale processo di correzione degli errori attraverso la pratica. Il ricorso all’autorità del PCUS nel dirimere controversie nei neonati partiti comunisti ebbe un ruolo deleterio sulla loro natura. L’eredità dei partiti socialisti pesò a lungo sui nuovi partiti. La linea politica oscillò frequentemente tra l’adesione completa alla democrazia borghese e la rottura avanguardista con gli strumenti che essa consentiva. Continuò nei nuovi partiti comunisti l’incomprensione dei caratteri economici e politici della fase imperialista, della crisi generale, del fascismo (visto come movimento politico della borghesia arretrata), del nazismo, del New Deal, per cui essi riuscirono a svolgere compiti di mobilitazione popolare nella lotta contro il nazifascismo solo subordinatamente allo scoppio della seconda Guerra Mondiale e solo su obiettivi democratico-borghesi. E’ rilevante il fatto che vari partiti comunisti vennero a tal punto sorpresi dagli avvenimenti politici che la borghesia poté arrestare i loro segretari” (Gramsci, Thaelmann, Rakosi) – da Cristoforo Colombo, Edizioni Nuove – 1988 in distribuzione da Edizioni Rapporti Sociali, 10 euro).

 Il comunismo è il futuro dell’umanità. La prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale non è riuscita nell’obiettivo di instaurare il socialismo nei paesi imperialisti e il mancato avanzamento dell’umanità verso il comunismo ripropone oggi quello stesso compito storico. Ma la prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale costituisce un bagaglio di esperienze e insegnamenti inestimabile per i comunisti, gli operai e le masse popolari. Di quegli insegnamenti dobbiamo fare tesoro, dobbiamo usarli e dobbiamo scoprire leggi e principi nuovi e giusti per fare quello che il vecchio movimento comunista non è riuscito a fare, instaurare il socialismo nei paesi imperialisti.

Le organizzazioni legali di massa della classe operaia sono forse il principale contrassegno che distingue i partiti socialisti del periodo della II Internazionale. Nel partito tedesco esse erano le più forti, e proprio lì la guerra del 1914-1915 ha prodotto la svolta più repentina, ha posto la questione nel modo più acuto. È chiaro che il passaggio alle azioni rivoluzionarie portava allo scioglimento delle organizzazioni legali da parte della polizia e il vecchio partito, a cominciare da Legien sino a Kautsky compreso, ha sacrificato gli scopi rivoluzionari del proletariato alla conservazione delle attuali organizzazioni legali. Per quanto si voglia negarlo, il fatto resta. Il diritto del proletariato alla rivoluzione è stato venduto per il piatto di lenticchie delle organizzazioni autorizzate dall’attuale legge di polizia. – Da Il fallimento della Seconda Internazionale, 1915

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