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Roma: dallo sgombero del Corto Circuito alla costituzione di nuove autorità pubbliche

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Novembre 9, 2016
in Resistenza n. 11-12/2016
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Pubblichiamo di seguito il comunicato che la Federazione Lazio ha emesso in solidarietà ai compagni e alle compagne del Corto Circuito di Roma il 16 ottobre scorso. Temporalmente è un comunicato datato, in termini di contenuto è un testo attualissimo. Il pregio è che mostra chiaramente il legame fra una lotta particolare (in questo caso la lotta per gli spazi sociali e di agibilità politica per le masse popolari organizzate), la lotta politica per costruire la nuova governabilità dal basso del paese (e il riferimento è alla spinta ad applicare la parte progressista della Costituzione) e l’atteggiamento verso le Amministrazioni locali (e il caso è quella di Roma, del M5S).

La Federazione Lazio del P.CARC esprime piena solidarietà alle compagne e ai compagni del CSOA Corto Circuito per l’operazione di sgombero messa in campo dalle “autorità” e il conseguente sequestro dell’area tacciata di “gravi abusi edilizi”. L’accanimento contro il Corto Circuito (ripetutamente colpito ma incessantemente difeso dagli attivisti e dalle masse popolari del quartiere e della città), si spiega solo alla luce del ruolo politico che esercita da circa 30 anni a Roma, in virtù del quale non è solo uno dei padri delle occupazioni romane, ma è soprattutto uno dei motori importanti della lotta di classe romana: al servizio di questa il Corto Circuito ha costruito, in uno dei quartieri periferici di Roma, uno spazio accessibile alle masse popolari (la scuola e la palestra popolare, ma non solo) per svolgere attività che la società sempre di più nega e rende appannaggio esclusivo di ricchi e padroni: il diritto all’istruzione, allo sport, alla socialità e all’aggregazione sana, l’integrazione dei migranti, la difesa dell’ambiente, ecc.

Per questo “le mani sul Corto Circuito” sono le mani sul diritto delle masse popolari a fare politica, a interessarsi di quello che succede nel mondo e a organizzarsi dal basso per cambiarlo. Questo è il motivo principale per cui la difesa della sua agibilità politica va assunta da chiunque oggi ha a cuore la costruzione dell’alternativa politica a Roma e nel paese intero.

D’altra parte lo sgombero del Corto Circuito, mostra l’urgenza di “dare le gambe” a quanto emerso il 4 ottobre nell’assemblea “Consultazione Popolare” dove a centinaia hanno sottolineato che nessuno si salva da solo e che le mille vertenze e battaglie in corso, nei vari campi (lavoro, casa, ambiente, istruzione, ecc.) possono trovare una soluzione positiva solo in una mobilitazione unitaria che punta a costruire un nuovo sistema di potere popolare, che nasce dal basso (si fonda sul ruolo attivo e sulla crescente partecipazione delle masse popolari) e che svolge una doppia funzione:

– rende la città ingovernabile ai poteri forti, tramite la mobilitazione e l’organizzazione popolare nella attuazione pratica delle soluzioni ai problemi più urgenti (casa, lavoro, manutenzione e vivibilità del territorio, emarginazione sociale, ecc.), alimenta e organizza la disobbedienza e il sabotaggio di tutte le regole imposte dal governo centrale e locale che solo se affrontate collettivamente (come affare pubblico e non questione privata), diventano un “problema” per le autorità centrali e locali;

– costruisce la nuova governabilità delle masse popolari, che potenzia il lavoro e l’attività che già centinaia di comitati, reti e associazioni svolgono nei nostri territori e in virtù del quale esistono “sacche di resistenza” in cui la barbarie del capitalismo fatica a fare terra bruciata: le mille strutture popolari (scuole, palestre, centri di accoglienza e integrazione per i migranti, centri di difesa e tutela delle donne, ecc.) che esistono a Roma sono già una rete organizzata e coordinata dove si impara ad occuparsi dell’individuo soprattutto occupandosi del collettivo e lavorando nel suo interesse.

Per il ruolo che già svolge, questa “rete” è già un embrione di governo del territorio alternativo a quello della politica borghese, conosce le questioni di cui è necessario occuparsi, ha già delle soluzioni pratiche e conta già su una certa disponibilità delle masse popolari a mobilitarsi per attuarle. In questo senso lo sviluppo del “controllo popolare” non può che accelerare il processo che porta le masse popolari a governarsi, se si pone l’obiettivo di costruire un comitato in ogni posto di lavoro, strada, caseggiato che agisce da “nuova autorità” locale, che afferma ciò che è legittimo su ciò che è legale. E’ questo il movimento che fa schierare nella pratica e non solo a parole, le amministrazioni locali (comunale e municipale), spingendole, con le buone o con le cattive, a usare mezzi, fondi e risorse per provvedere alle questioni più urgenti che oggi affliggono la vita delle masse popolari romane e secondo priorità e decreti che vengono dal basso!

Questo, e non l’appello all’amministrazione M5S, permette alla stessa di uscire dal tunnel del legalitarismo e del moralismo, ne alimenta la contraddizione interna (governare in nome della legalità borghese e dei poteri forti o al servizio delle masse popolari?), seleziona all’interno dello stesso M5S, la parte sana e onestamente decisa a fare la guerra ai poteri forti, spinge la stessa ad allearsi con la mobilitazione popolare e a colpire in alto, anziché in basso: al Vaticano, che governa la città ma “al di fuori della legge” (non pagando tasse, proprietario di centinaia di immobili su cui lucra e specula in nome del signore, parassita di Roma e del paese intero) e tutta la corte con cui va a braccetto ( signori del cemento, palazzinari, speculatori del business dei migranti, grandi evasori fiscali ecc.) e che si sintetizza con Mafia Capitale (e giustamente un dipendente comunale ha detto che l’unico modo per combattere Mafia Capitale è allearsi con i dipendenti dell’amministrazione!).

Che le amministrazioni locali siano ad un bivio è ormai un fatto conclamato, così come lo diventa sempre più il fatto che solo la mobilitazione popolare ha il potere di spingerle in una direzione piuttosto che un’altra, come dimostra bene l’esempio dell’amministrazione De Magistris in merito alla delibera sugli spazi sociali e il patrimonio pubblico: in questo senso la difesa del Corto Circuito è la difesa di tutti gli spazi sociali di Roma, ma è soprattutto la difesa del processo di costruzione dell’alternativa politica nella nostra città e nel nostro paese, dall’opera di sabotaggio delle autorità centrali e dei loro servi, variamente collocati. Rientra quindi nella battaglia contro lo smantellamento della Costituzione (nata dalla Resistenza Partigiana e frutto, nella sua parte più progressista, del punto più alto della lotta per il potere della masse popolari nel nostro paese) e per la sua attuazione, così come rientra nella mobilitazione del 21 e 22 ottobre contro il governo Renzi. Queste due importanti tappe dei prossimi mesi, in cui vivono le mille battaglie di resistenza dal basso, chiamano alla costruzione di un nuovo governo del paese e in questo senso, l’unico governo disposto ad attuare la Costituzione e a risolvere positivamente le questioni più problematiche per le masse popolari (a partire dal lavoro, dalla casa, dall’istruzione e sanità pubblica e di qualità, dall’ambiente sano) non può che formarsi e selezionarsi già oggi, nel fuoco della lotta che ci vede impegnati a difendere, pezzo per pezzo, il nostro paese dalla barbarie del capitalismo: un governo composto dalla parte più avanzata delle organizzazioni operaie e popolari che non passa per le “elezioni” e si afferma per il ruolo che già oggi svolge nella lotta di classe (Governo di Blocco Popolare), che la spinge avanti e alimenta l’unico processo reale e concreto di emancipazione delle masse popolari dal capitalismo: la rivoluzione socialista.

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