Nella seconda metà di ottobre, dopo la mobilitazione dei mesi precedenti, cittadini, comitati e compagni, legati ai lavoratori, infermieri e medici hanno iniziato un presidio permanente di fronte all’ospedale San Gennaro per impedire che fossero portati via macchinari e strutture come previsto dalla riorganizzazione della sanità stabilita dalla Regione Campania. Tutti i giorni, alle 18, si sono svolte assemblee aperte a tutta la cittadinanza per discutere di come proseguire la mobilitazione dato che apparentemente non c’erano soluzioni: la Regione Campania “è obbligata” alla riorganizzazione di ospedali e presidi sanitari perchè versa in profonda crisi economica a causa di speculazioni e malaffare. Come dire: dato che sul servizio sanitario ci hanno mangiato generazioni di politicanti, adesso gli ospedali, i pronto soccorso, i reparti specialistici e laboratori di analisi vanno chiusi e i servizi smantellati.

Chiudere ospedali e presidi sanitari, smantellare servizi e ridurre le prestazioni è, oltre che violazione della Costituzione (che sancisce il diritto a cure adeguate per tutti e obbliga lo stato ad aprirli, non a chiuderli), un atto criminale. Durante i giorni del presidio, tre persone colpite da infarto sono state trasportate al San Gennaro dai famigliari (dato che le ambulanze già dirottavano i malati in altre strutture) e i medici e gli infermieri hanno salvato loro la vita. Ma di episodi di esito opposto ne sono piene le cronache locali di tutti i quotidiani d’Italia: chi muore perché manca il pronto soccorso, chi muore perché manca un reparto specifico, chi è vittima di malasanità.

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Barricate per applicare la Costituzione, ma non ne parla quasi nessuno. Mentre giornali e telegiornali hanno dato grande risalto “alle barricate” dei leghisti di Goro contro donne e bambini rifugiati, che si svolgevano negli stessi giorni, nessuno, o in pochi, hanno sentito parlare delle barricate dei cittadini del rione Sanità per la difesa dell’ospedale San Gennaro. Autorità e istituzioni che si dicono “preoccupate” per possibili emulazioni dei razzisti di Goro in altre parti d’Italia (ma danno grande risalto alle loro “prodezze”), sono terrorizzate che le masse popolari possano emulare invece i cittadini napoletani. Che, in effetti, sono un esempio. A inizio novembre il presidio permanente ha ottenuto un incontro con De Luca, il governatore della Campania. De Luca si è detto disponibile ad accogliere le richieste dei cittadini: no alla chiusura dell’ospedale e potenziamento di alcuni servizi e reparti. E’ una vecchia volpe: c’è da scommettere che i soldi che prima non trovava li troverà ora tagliando da altre parti, altri ospedali, altre strutture; nel capitalismo la classe dominante trasforma le contraddizioni fra sé e le masse popolari in contraddizioni fra le masse popolari.

Che De Luca mantenga la promessa dipende da quanto le masse popolari lo metteranno alle strette.

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