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Nessuna vittoria cade dal cielo: ogni lotta necessita di alcune precise condizioni per vincere

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Novembre 9, 2016
in In evidenz, Resistenza n. 11-12/2016
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Che sia per il lavoro, per l’ambiente, per la sanità, per la scuola, contro fascismo, il razzismo e il maschilismo, contro la guerra o per la difesa e l’applicazione della Costituzione, in tutto il paese le masse popolari sono protagoniste di lotte e mobilitazioni. Le chiamiamo lotte spontanee, non le senso che “non le organizza nessuno”, il che non è possibile, ma nel senso che chi le organizza non ha un legame diretto con il movimento comunista cosciente e organizzato esistente oggi, cioè sono lotte e mobilitazioni che nascono e sono condotte non sulla base della concezione comunista del mondo, ma sulla base del senso comune corrente che orienta la parte avanzata delle masse popolari (quella che organizza e quella che partecipa alle mobilitazioni).

Benché spesso non esista un legame diretto fra i settori popolari che promuovono la mobilitazione e il movimento comunista cosciente e organizzato, legami indiretti, più d’uno, esistono comunque.

In primo luogo, la grande maggioranza delle organizzazioni operaie e delle organizzazioni popolari che promuovono le mobilitazioni sono dirette da individui e gruppi che hanno o hanno avuto “la falce e il martello nel cuore”, gente che non fa parte di partiti o organizzazioni, magari “delusa dalla politica”, ma attiva nei movimenti sociali. Il loro attivismo è testimonianza diretta di quanto e come, nel senso comune corrente, abbia peso e importanza quanto la prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale ha sedimentato fra le masse popolari in termini di concezione, ideali e valori.

In secondo luogo, le lotte spontanee sono la forma elementare della lotta di classe, sono la palestra in cui la parte avanzata delle masse popolari impara a organizzarsi, a coordinarsi, a darsi obiettivi, a ragionare sulla pratica collettiva, è una scuola di comunismo che insegna a combattere, combattendo.

In terzo luogo, la parte avanzata delle masse popolari, che tramite le lotte spontanee avanza intellettualmente e moralmente, confluirà prima o dopo nelle organizzazioni che costituiscono il movimento comunista cosciente e organizzato. Questo è un passo che la borghesia imperialista, le sue polizie e le sue autorità repressive non possono impedire (come ha dimostrato il PCI durante il fascismo): la lotta di classe spinge sempre nella direzione della rivoluzione socialista, perché questo è il movimento oggettivo verso cui tende la società, e spinge sempre avanti chi è deciso a vincere.

Nelle condizioni in cui versa la società (le abbiamo più volte indicate e argomentate su Resistenza: la debolezza del movimento comunista cosciente e organizzato e la crisi generale del capitalismo) le lotte spontanee spesso non ottengono risultati e quando li ottengono sono parziali, circoscritti e comunque transitori: la borghesia imperialista tornerà alla carica per riprendersi ciò che è stata costretta a concedere. Tuttavia esistono lotte che vincono e gli esempi sono moltissimi: contro la chiusura di un’azienda o di un ospedale, contro una discarica o un inceneritore, ecc. Nessuna lotta si vince per caso, ogni lotta vinta è il risultato di alcune condizioni precise, comuni a tutte le vittorie.

Premesso che le masse popolari imparano dalla pratica, cioè imparano tanto dalle vittorie quanto dalle sconfitte (se fanno il bilancio dell’esperienza), riteniamo utile riassumere le condizioni necessarie a vincere che abbiamo elaborato analizzando le lotte e le mobilitazioni che abbiamo sostenuto in passato e che sosteniamo.

1. La lotta deve essere diretta da chi è deciso a vincere, lo leggiamo nell’esperienza dei 5 operai che hanno vinto la battaglia per il reintegro (che adesso deve tradursi in misure pratiche per far applicare la sentenza, altrimenti rimane lettera morta) alla FCA di Pomigliano o nella conduzione della vertenza alla ISCOT nel pisano (vedi articolo a pag.5). Sembra scontato che chi si assume il compito di dirigere una lotta sia deciso a vincerla; in realtà non è così ovvio. Se chi dirige le lotte non crede possibile conseguire una piena vittoria, mira più che altro ad accordarsi, a trovare compromessi: ad esempio nelle lotte per il lavoro succede che la posta in gioco siano incentivi, buonuscite o la cassa integrazione più che il ritiro dei licenziamenti, soprattutto se a la direzione della lotta viene lasciata a chi parte già riconoscendo le “ragioni della controparte” o “l’effettivo periodo di crisi”…

2. Gli obiettivi e i metodi devono essere i più particolari possibile, devono rispondere il più precisamente possibile alle esigenze delle masse popolari che si intende mobilitare, devono far volare alto la loro parte più avanzata, devono considerare le loro aspettative e ambizioni. È importante che chi promuove la lotta abbia chiari i sentimenti, i bisogni e il livello di combattività delle masse popolari del contesto in cui la lotta avviene. Di questo è esempio l’occupazione dell’Ospedale S. Gennaro a Napoli (vedi articolo a pag. 4).

3. Non bisogna lasciarsi legare le mani dal nemico né farsi dettare le regole, ma adottare caso per caso i metodi di lotta più efficaci e sostenibili. Non fossilizzarsi su un unico metodo di lotta: si possono fare scioperi, manifestazioni, blocchi stradali, raccolte di firme, irruzioni nelle assemblee elettive, sabotaggi, ecc. Il tenersi le mani libere nei confronti del nemico è una cosa che si impara, non è immediata. Ma è anche un aspetto decisivo. Precludersi la possibilità di sviluppare la mobilitazione “perchè una certa forma di lotta è illegale”o “perchè si rompono gli equilibri” equivale a consegnare l’esito della mobilitazione direttamente nelle mani della classe dominante. Gli esempi offerti dalla lotta NO TAV, in particolare negli ultimi mesi con la violazione dei provvedimenti restrittivi, le pubbliche evasioni di Nicoletta Dosio e altri dagli arresti domiciliari, fino alla partecipazione alle manifestazioni attorno al cantiere di Chiomonte del 28 ottobre, sono preziosi da questo punto di vista.

4. Il fronte di lotta va allargato il più possibile, ricercando continuamente alleati e solidali, coinvolgendoli nella lotta e rendendoli consapevoli dell’importanza della vittoria per tutto il campo delle masse popolari (il passo avanti di uno apre la strada a tutti quelli che ne seguono le orme); mirare coscientemente a diventare punto di riferimento per tutte le masse popolari della zona, il coagulo di tutto il malcontento e delle prospettive di costruzione di un futuro diverso, come avviene a Piombino con il ruolo che sta assumendo il Coordinamento Articolo 1 – Camping CIG degli operai ex-Lucchini (vedi articolo a pag. 5).

5. Individuare e sfruttare le contraddizioni del nemico, mirare a isolarlo, a privarlo dei sostegni di cui gode con una tattica flessibile e lungimirante. La borghesia non è un monolite, è lacerata da interessi contrapposti e antagonisti e ha necessità di mantenere una certa presa sulle masse popolari: è sempre possibile trovare crepe in cui incunearsi. L’esempio, in questo caso, è la mobilitazione del Comitato Bagnoli Libera contro lo Sblocca Italia e la speculazione sull’area ex Italsider nel napoletano.

Alle organizzazioni operaie e popolari interessa vincere ogni singola lotta per risolvere positivamente un problema, per imporre alle cose un corso favorevole ai loro interessi (che sono quelli della maggioranza delle masse popolari), per affermare i loro diritti. Il modo più efficace per vincere le lotte dagli obiettivi immediati è quello di combatterle con una visione di prospettiva. Ai comunisti interessa che le lotte immediate promosse dalle organizzazioni operaie e popolari siano vincenti e più ancora interessa che ognuna di esse sia occasione per sedimentare organizzazione (organizzare chi non è organizzato e in posti e ambiti dove non ci sono organizzazioni, elevare l’esperienza e la concezione di chi è già organizzato, rinsaldare i legami fra chi è già organizzato e spingerlo ad allargare il suo raggio di azione e la sua “rete”, promuovere il coordinamento fra varie organizzazioni operaie e popolari), per far assumere alle organizzazioni operaie e popolari il ruolo di nuova autorità pubblica (non limitarsi a protestare, ma indicare quali sono le soluzioni, mobilitarsi per attuarle, organizzare le masse popolari per attuarle direttamente). Entrambe le cose possono avvenire sia che una lotta abbia esito positivo, sia che abbia esito negativo. Una lotta specifica è una battaglia di una guerra più lunga e articolata: le battaglie si possono perdere, l’importante è preparare, creare, le condizioni per vincere la guerra. Ma per vincere la guerra, bisogna anche vincere una serie concatenata di battaglie e di campagne.

Questo è il legame fra lotte dagli obiettivi contingenti, cioè gli interessi immediati delle masse popolari, e lotta politica rivoluzionaria, cioè gli interessi di prospettiva delle masse popolari. Le condizioni per vincere che abbiamo sintetizzato sono il contenuto di questo legame.

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