Pontedera (PI). Gli operai della Iscot sono in presidio permanente dal 3 ottobre davanti ai cancelli della SOLE, azienda del vicepresidente di Confindustria Vincenzo Stirpe, per cui lavorano in appalto e che a sua volta è al carro della Piaggio, la principale fabbrica del territorio. Questi operai chiedono “semplicemente” l’applicazione dell’accordo raggiunto in una prima fase di vertenze con la proprietà per la loro stabilizzazione, in particolare su tempo indeterminato e carichi di lavoro, che in precedenza erano da “inizio Novecento”.

La particolarità della lotta sta nel fatto che i protagonisti sono lavoratori precari, con contratti interinali, e ciò dimostra che la “frammentazione” della classe operaia, le “condizioni diverse rispetto ai decenni passati” sono conclusioni inconsistenti a cui si arriva se non si analizzano seriamente le difficoltà che incontrano oggi gli operai e i lavoratori nel mobilitarsi. Quelli della Iscot dimostrano che si può vincere se ci sono operai determinati a farlo, dimostrano che quando si è decisi a vincere, ad andare fino in fondo, il fatto di “essere pochi”, “essere precari”, “non avere tutele” diventano aspetti secondari. Vediamo come è stata condotta questa lotta.

No alla guerra tra poveri! Il padrone ha cercato di fare fronte alla mobilitazione tentando subito di dividere gli operai: tenerne fuori due (che maggiormente si erano distinti nella promozione della mobilitazione) dei sette, assumendone quindi solo cinque. Dato che il tentativo è stato respinto (“O entriamo tutti o il blocco continua”), ha fatto buon viso a cattiva sorte, li ha assunti tutti, ma sempre ai due che voleva cacciare ha destinato un posto nel reparto confino (Marchionne e il reparto di Nola hanno fatto scuola), in un capannone isolato chiamato dagli operai “il garage”. In risposta, il gruppo si è compattato ancora di più.

Solidarietà di classe. Gli operai Iscot sono sette. Sembrano pochi per tenere testa al padrone in una vertenza così dura. Ma sono stati capaci prima di raccogliere la solidarietà di quella parte attiva di operai, che già nel comprensorio si era distinta anche in passato, di Piaggio, Ceva e New Job che hanno fatto 3 ore di sciopero; poi quella degli operai dell’intera zona industriale, del Coordinamento provinciale Lavoratori e Lavoratrici di Pisa, già Comitato per il reintegro di Sandro Giacomelli (delegato sindacale licenziato della DNA, ancora indotto Piaggio: vedi Resistenza n. 2/2016). Ci sono state assemblee molto partecipate, il corteo dello sciopero USB del 21 ottobre è finito davanti al presidio a portare la solidarietà, è stata attivata una cassa di resistenza. Si pongono così le basi per il coordinamento di zona, che è un passaggio fondamentale per rilanciare la battaglia a un livello superiore e estendere l’esempio alle tante altre situazioni simili.

Organizzarsi e coordinarsi, dentro e fuori l’azienda. Iscot, SOLE, Piaggio: la “filiera” ripropone ancora la questione dell’indotto; i padroni grandi (o la “casa madre”) decidono per tutti come per le acciaierie di Piombino, gli stabilimenti Solvay di Rosignano (LI), come la GE a Firenze, a Massa e a Sesto San Giovanni. Si ripresenta con forza la necessità di organizzarsi e coordinarsi fra operai che sono separati solo nella forma (nome dell’azienda, sigle e divise da lavoro), ma sono tutti accomunati dal medesimo movimento economico della società, dal processo di dismissione (più o meno) lenta dell’apparato produttivo.

Prospettive. Nell’articolo Nessuna vittoria cade dal cielo… sintetizziamo in cinque punti l’esperienza che abbiamo elaborato dal bilancio di numerose lotte, mobilitazioni, battaglie. Sulla scorta di questa esperienza avanziamo agli operai della Iscot le proposte dei passi che individuiamo come positivi per sviluppare la loro battaglia:

– portare la mobilitazione fino ai palazzi del governo cittadino (ad esempio con una Tenda per il Lavoro, esperienza ricca di storia e poi usata via via sempre meno, man mano che i sindacati di regime riuscivano a “confinare” entro i cancelli delle aziende il conflitto – vedi Resistenza n. 5/2014) per unirsi alla mobilitazione di altri settori delle masse popolari che si attivano contro gli effetti della crisi, ad altri precari, agli studenti, altri lavoratori;

– portare la loro esperienza di organizzazione e mobilitazione in ogni ambito possibile per sfatare la convinzione che “i precari non possono lottare” tanto diffusa e che tanto alimenta sfiducia e rassegnazione.

A questo proposito la Segreteria Federale Toscana li invita a partecipare agli attivi di preparazione (12 novembre) della Festa della Riscossa Popolare che si terrà a Firenze il 26 e 27 novembre e ai dibattiti e iniziative della stessa: saranno occasione per far valere e condividere insegnamenti e scoperte della loro mobilitazione.

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