Le recenti perquisizioni e l’inchiesta che coinvolge esponenti del Partito dei CARC pongono interrogativi che non riguardano solo una specifica organizzazione politica, né la condivisione delle sue posizioni.
Riguardano il confine delicato e decisivo tra diritto di dissentire e criminalizzazione del dissenso.
Non è una questione da affrontare con leggerezza o da ridurre a schieramento. Non si tratta di “essere d’accordo” o meno. Si tratta di capire che tipo di spazio democratico vogliamo abitare.
L’articolo 21 della Costituzione dice una cosa chiarissima: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
Non è un principio astratto. È una conquista politica, sociale e collettiva. È il risultato di un conflitto reale contro un regime come quello fascista che aveva cancellato il diritto di parola, di organizzazione, di opposizione.
Per questo la libertà di esprimere il proprio pensiero non è neutra. È una delle condizioni materiali della democrazia.
Ed è proprio in questo quadro che preoccupa l’uso di categorie come “terrorismo” in relazione ad attività politiche organizzate.
Non perché si debbano ignorare eventuali responsabilità individuali – che spetta alla magistratura accertare – ma perché il linguaggio e l’impianto culturale con cui si leggono questi fenomeni rischiano di spostare il conflitto sociale sul terreno penale.
È un passaggio che negli anni abbiamo già visto: quando il dissenso diventa un problema di ordine pubblico, quando la protesta viene letta come minaccia, quando la critica radicale viene assimilata a pericolo.
In questo slittamento, il rischio non riguarda mai solo “gli altri”.
Riguarda tutti.
Riguarda ogni movimento, ogni collettivo, ogni forma di organizzazione sociale e politica che prova a mettere in discussione l’esistente.
Per questo oggi serve una posizione chiara: difendere lo spazio del dissenso, dell’organizzazione e della partecipazione politica non è un atto di solidarietà verso qualcuno. È una responsabilità verso la qualità della nostra democrazia.

