Come Fare Rete contro la repressione politico-sindacale portiamo la nostra solidarietà agli attivisti del P.CARC che nelle ultime settimane hanno subito delle perquisizioni domiciliari e sequestri per “associazione terroristica”.
Le questioni politiche non sono direttamente attinenti ai temi di cui ci occupiamo, però alcuni di quegli attivisti li conosciamo bene in quanto hanno contribuito alla nascita di Fare Rete e tuttora sostengono il nostro percorso di lotta contro la repressione, che i lavoratori sempre più subiscono nei posti di lavoro. Sono, o sono stati, delegati dei lavoratori che per la loro attività sindacale, come tutti noi, hanno pagato con licenziamenti e provvedimenti disciplinari e questa pratica per noi li qualifica aldilà di inchieste e chiacchiere.
Siamo invece assai sospettosi della qualifica di “terrorista” e sovversivi che arriva da delle istituzioni che permettono la mattanza quotidiana di operai nelle aziende nonostante l’abbondanza di leggi a tutela di salute e sicurezza, che rendono i tribunali sempre più inaccessibili alle cause di lavoro in quanto se il lavoratore perde (e a volte pure se vince, come capitato al nostro Luca Giordano) deve pagare migliaia di euro di spese legali magari dopo essere stati licenziati, che si guardano bene dal cancellare infamità come il Job’s Act in maniera definitiva. La stessa accusa con cui la FIAT cacciò le 61 avanguardie di lotta dalla fabbrica per procedere con l’avvio dello smantellamento di Mirafiori e del gruppo che oggi è ai livelli che sappiamo…. Ecco, non ci fidiamo più di tanto.
I dubbi e la sfiducia aumentano ancora di più se pensiamo all’attuale governo per conto del quale il Ministero degli Interni ha agito, che grazia le procacciatrici di minorenni da dare in pasto a ricchi bavosi come Nicole Minetti, che condanna a pene risibili gli assassini di Luana D’Orazio di cui il 3 maggio è ricorso il quinto anniversario dall’omicidio e deribrica reati da “colletto bianco” come l’abuso di ufficio, che fa da tassinaro al riconosciuto torturatore libico Al Masri, che con il nuovo decreto Sicurezza vorrebbe condannare a pene più alte della rapina a mano armata e dell’omicidio chi fa un picchetto per difendere salario, colleghi, aziende e diritti dallo smantellamento, che loro avallano serenamente (dopo l’ex ILVA e la TIM hanno appena messo in vendita il polo chimico di Brindisi, per dire).
Ecco, noi siamo persone semplici e lavoratori molto “materiali”, che giudicano le cose e le persone da ciò che possono verificare sul campo e da come si comportano piuttosto che dai faldoni colmi di paroloni, come i verbali di contestazione e le sanzioni disciplinari che ci passano sotto il naso ogni giorno e che allo stesso modo cercano di nascondere il fetore, che però emerge ogni volta, della fuffa che cercano di propinarci. Ci sembra un’altra dinamica, l’ennesima, di questo tipo in cui non caschiamo e per questo rinnoviamo la solidarietà al Partito dei Carc e ai loro militanti sotto attacco con l’accusa di “terrorismo”. I veri terroristi secondo noi vanno cercati da altre parti, tipo fra i padroni che scappano e chiudono le aziende dall’oggi al domani, fra quelli che reprimono chi non si piega allo sfruttamento e che manovrano per la “riconversione industriale” a scopi bellici, fra i loro complici a ogni livello.

