Come abbiamo già denunciato qui: https://www.carc.it/2026/03/27/toscana-no-al-nuovo-decreto-sicurezza-no-alle-multe/, il 30 marzo la Digos di Firenze ha recapitato a due compagne del P.CARC, Silvia e Chiara, un verbale di “accertamento e contestazione di violazione amministrativa”: si tratta di multe che vanno da mille a diecimila euro. Questa estorsione punitiva nasce dall’accusa di aver organizzato un presidio non autorizzato in piazza Oberdan, davanti alla sede di Fratelli d’Italia. A ben vedere, abbiamo semplicemente aperto uno striscione e realizzato un video per i social per denunciare la complicità del partito di maggioranza e del governo Meloni nel genocidio del popolo palestinese, il suo legame servile con l’imperialismo statunitense, nonché la sua responsabilità nel trascinarci verso una terza guerra mondiale e nell’imporci l’economia necessaria a sostenerla (per i dettagli su questa mobilitazione rimandiamo al comunicato). Ma questo, evidentemente, conta poco: è chiaro che non si tratta di perseguire reati (che infatti non esistono…).
Il governo Meloni sta usando la repressione come un manganello contro chi si mobilita e la Questura di Firenze, in evidente sintonia con questo indirizzo, sta facendo da apripista all’applicazione di alcune misure dell’ultimo pacchetto sicurezza, in particolare, della “depenalizzazione” dell’art. 18 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza del 1931, che trasforma in multa il “reato” di mancata comunicazione per manifestazioni, presidi, ecc…
Nel comunicato con cui denunciavamo l’arrivo delle multe avevamo scritto che la sperimentazione di questa nuova norma non riguardava solo il P.CARC, ma l’intero movimento impegnato nella lotta contro questo governo di nostalgici del Ventennio. Detto fatto.
Su scala nazionale abbiamo c’è stato l’attacco rivolto a lavoratori, attivisti sindacali, solidali che avevano partecipato agli scioperi nelle ultime settimane presso il magazzino Arcese di Tortona e in quelli della Coop di Serravalle. Sono state notificate loro aperture d’indagini e comminati fogli di via da parte del comune di Tortona ai sindacalisti del S.I. Cobas e sanzioni amministrative in forza del decreto sicurezza. Si tratta della prima applicazione sul territorio italiano, in occasione di una vertenza sindacale. A livello locale, invece, giusto pochi giorni fa il Comitato Tanucci Piazza Aperta ha denunciato che alcuni residenti del quartiere di Rifredi stanno ricevendo multe pesantissime per aver partecipato a una protesta pacifica contro l’apertura della sede provinciale di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci. La mobilitazione si era svolta il 28 marzo in piazza Tanucci, dove centinaia di persone avevano organizzato un pranzo popolare e momenti di socialità per contestare l’insediamento della sede. Siamo solidali e complici con il Comitato e sosteniamo tutte le iniziative di mobilitazione che hanno annunciato, tra cui la conferenza stampa che terranno sabato 18 aprile a partire dalle ore 15.00 proprio in piazza Tanucci. Si tratta di un modo particolarmente avanzato di trattare la repressione, denunciando pubblicamente e immediatamente l’attacco: occorre mobilitarsi facendo diventare la repressione una questione politica.
Invitiamo il Comitato a convergere anche su altre attività e mobilitazioni promosse da chi è colpito dalla repressione come la conferenza stampa prevista per lunedì 20 aprile presso Palazzo Vecchio, promossa da noi del P.CARC con la partecipazione dell’Avvocato Luigi Dall’Aquila e da Ultima Generazione, organizzazione nei cui confronti il Tribunale di Firenze, un anno fa, ha sollevato la questione della legittimità costituzionale proprio dell’articolo 18 del TULPS nell’ambito del processo per l’imbrattamento della sede regionale del MEF a Firenze (vedi qui). Giudici che vanno da una parte e Questori che vanno dall’altra… una contraddizione curiosa! A proposito di contraddizioni tra poteri dello Stato, segnaliamo che il Consiglio Superiore della Magistratura ha sonoramente bocciato il decreto sicurezza in questione (vedi qui). Chiaramente questo non ha impedito al Senato di approvarlo ma è una crepa, un appiglio indicativo delle difficoltà, da parte della classe dominante a imbracciare apertamente l’uso dispiegato della repressione. Dare continuità al risultato del NO al referendum sulla giustizia significa proprio contrastare questo ennesimo pacchetto sicurezza sostenendo le iniziative legali contro questa misura e, soprattutto, le iniziative di lotta che già fanno carta straccia delle misure liberticide approvate dal governo Meloni. Sviluppare questa battaglia, sviluppare la solidarietà a chi è colpito dalla repressione è il modo per dare continuità all’azione dei comitati referendari, è il modo per fare della difesa dei diritti costituzionali una questione pratica e concreta.
Di fronte a questa situazione qualcuno di chiede se siamo di fronte al nuovo fascismo. No, pensiamo che il dato politico sia un altro: il Governo Meloni ha paura della mobilitazione popolare e quindi risponde con la repressione. Le sanzioni contro certe pratiche di lotta indicano che quelle pratiche funzionano e che le autorità vogliono impedirne la diffusione, l’estensione, il miglioramento in termini di efficacia e capacità organizzativa. La repressione è il modo per punire i promotori e prevenire l’emulazione. Il che equivale a dire che, in un certo senso, la repressione indica anche la direzione da seguire. Il primo passo in quella direzione è continuare a fare ciò che la classe dominante non vuole che venga fatto. Il nostro non è un appello avventurista, perché aggiungiamo anche: “fare” in modo collettivo e organizzato, e affrontare la repressione allo stesso modo, cioè collettivamente e in modo organizzato.
La repressione non è mai una questione individuale (del singolo colpito o della singola organizzazione), ma è sempre un fatto politico, perché rappresenta la manifestazione del regime oppressivo in cui viviamo. La legalità, in questo quadro, non è altro che lo strumento con cui la classe dominante esercita il proprio potere e prova a sottometterci. Di conseguenza, impedire che questa legalità faccia pacificamente il suo corso è la prima misura da mettere in campo per contrastare la repressione. Nel caso specifico, ciò significa fare ricorso contro le multe nonostante le minacce (“se fai ricorso poi paghi il doppio”, ecc…). Serve a prendere tempo e a mettere l’operazione repressiva di fronte a un primo ostacolo burocratico. Abbiamo davanti settimane che ci offrono grandi appigli e opportunità per alimentare la mobilitazione e l’organizzazione, e per accumulare quei rapporti di forza necessari a cacciare da questa città non solo i reazionari alla Vannacci, ma anche e soprattutto chi li sostiene e li copre, chi ha creato le condizioni affinché i Vannacci, i Salvini e i fascistoidi della loro risma possano fare la loro becera propaganda: i veri colpevoli, i veri criminali che governano da 60 anni la Toscana che l’hanno depredata, inquinata, militarizzata hanno un nome e cognome: sono i vertici del Partito Democratico! Il Comitato di abitanti di piazza Tanucci fa bene a interpellare la Sindaca piddina Sara Funaro. Siamo curiosi di vedere come tiene insieme, la sindaca sionista e russofoba, la solidarietà ai multati per antifascismo con le sue posizioni a sostegno dell’invio di armi in Ucraina per tenere il moccolo ad un neonazista…
Le due cose si tengono insieme proprio male! Sì, perché nel pieno della Terza Guerra mondiale e dei suo sconvolgimenti c’è sempre meno spazio per l’antifascismo padronale di Funaro & Co, quello di di chi critica il fascismo del ventesimo secolo, ma è parte integrante del sistema di potere capitalista. Un antifascismo che accetta e difende il potere di un pugno di speculatori e guerrafondai. Non si batte contro lo sfruttamento dei lavoratori, la miseria, la condanna al lavoro per tanti e la vita da parassiti per alcuni, i privilegi, la corruzione economica e morale, le cricche di potere, il clientelismo, le stragi di Stato, la politica occulta, l’arroganza antipopolare, l’abbandono all’ignoranza e all’abbrutimento. Si tratta, insomma, di un antifascismo di facciata: quello dei vertici del PD, per l’appunto, e dei suoi cespugli.
Sotto la vela delle Flotille riprendiamoci il 25 Aprile e facciamone una giornata di lotta per liberarci dai sionisti e dai guerrafondai!
Seguiamo l’esempio di chi sta ripartendo con le Flottille, che, pur consapevole dei trattamenti che lo attendono da parte delle bestie sioniste, decide comunque di partire. Possiamo e dobbiamo affrontare insieme paura e repressione, considerandole una questione collettiva. Partendo dal fatto che la repressione è sempre uno strumento a doppio taglio per la classe dominante, possiamo rovesciarla contro chi la promuove, attraverso la solidarietà e la lotta.
Ribadiamo il nostro appello alla solidarietà ai residenti di piazza Tanucci, a Silvia e Chiara e a tutti coloro che nel nostro paese sono colpiti dalla repressione. Ritorcerla contro il nemico è possibile!
Rilanciamo il calendario degli appuntamenti che si susseguiranno in Toscana nelle prossime settimane e a cui invitiamo a partecipare:
– Sabato 18 aprile, ore 15.00 piazza Tanucci Firenze – Conferenza stampa del Comitato Tanucci piazza aperta contro le multe
– Lunedì 20 aprile, ore 14.00 Palazzo Vecchio, sala Maccari – Conferenza stampa promossa dal P.CARC e con intervento di UG su multe e pressione
– Martedì 21 aprile, ore 10.30 all’ospedale Meyer Firenze – Presidio promosso da Sanitari per Gaza, in occasione dell’incontro con il direttore generale dell’ospedale Meyer
– Giovedì 23 aprile, ore 18.00, piazza dell’Isolotto Firenze – Presentazione pubblica del dossier “Made in Italy per l’industria del genocidio” a cura di Giovani Palestinesi d’Italia con intervento dalla GSF. Iniziativa promossa da Assemblea per lo Sciopero di Firenze
– Sabato 25 aprile, ore 15.00 piazza Santo Spirito Firenze – Interventi, omaggio a potente e corteo antifascista, concerto serale. Promosso da Firenze Antifascista
– Sabato 25 aprile, ore 10.00 Pisa (concentramento via vecchia Livornese 788) – manifestazione da Camp Darby al presidio di pace “Tre pini”
– Domenica 26 aprile, ore 17. 30 presso l’Istituto De Martino Sesto Fiorentino – iniziativa del Laboratorio Labriola: “Riprendiamo il cammino della Resistenza”
– 1 Maggio, ore 10.00 piazza Indipendenza, Firenze – Manifestazione promossa da Ogni Giorno è Primo maggio
Federazione Toscana del P.CARC

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