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Intervista a Carmine Pascale dell’Associazione Precari in Rete

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Dicembre 27, 2025
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Pubblichiamo di seguito l’intervista a Carmine Pacale dell’Associazione Precari Rete. Si tratta di un esempio importante di organizzazione dei lavoratori precari di Poste italiane nel mobilitarsi per far valere i propri diritti e contratti, vigliare e imporre un diverso funzionamento dell’azienda e il tipo di rapporto che le organizzazioni autonome dei lavori possono costruire con le organizzazioni sindacali e gli esponenti delle istituzioni per far avanzare le proprie battaglie.

***

Siamo con Carmine Pascale dell’Associazione Precari in Rete. Quando è nata? Di cosa vi occupate e che obiettivi si pone nella sua attività?

La nostra associazione Precari in Rete è nata questa primavera dall’esperienza diretta di noi lavoratori precari di Poste italiane. Nasce per dare voce e tutelare i diritti principalmente dei lavoratori precari di poste, perché durante la nostra esperienza abbiamo riscontrato un vero e proprio vuoto di rappresentanza nei confronti di quelli che sono i diritti di questa categoria di lavoratori all’interno dell’azienda. Lo abbiamo dimostrato denunciando tutta una serie di problematiche che in qualche modo hanno accomunato la nostra esperienza lavorativa con contratto a tempo determinato.

Abbiamo svolto per lo più, quasi tutta la maggior parte di noi, l’attività di portalettere. Durante questa esperienza abbiamo riscontrato innanzitutto delle carenze per quanto riguarda la formazione, così è iniziata la nostra esperienza, con della formazione che è stata svolta per lo più a distanza, quindi una formazione di carattere teorica, non pratica per nulla, sia a distanza attraverso delle piattaforme online della durata di due o tre giorni e poi fin da subito, nel momento in cui vieni assunto e ti ritrovi in azienda, sono seguiti due o tre giorni di affiancamento e poi sostanzialmente siamo buttati sulla strada. Naturalmente il portalettere è un lavoro di tipo pratico, quindi sia per quanto riguarda tutta una serie di procedure, ma anche per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro.

Parliamo di un lavoro che si svolge su strada, in qualsiasi condizione atmosferica, quindi anche in condizioni meteo avverse, durante la pioggia, durante le intemperie. Quindi abbiamo riscontrato innanzitutto una carenza per quanto riguarda la formazione, una carenza per quanto riguarda la formazione, nonché poi un clima lavorativo che deriva da questa condizione di precariato a cui siamo stati e siamo tuttora sottoposti, che si traduce poi in tutta una serie di situazioni che si traducono in vero e proprio sfruttamento lavorativo. L’abbiamo anche denunciato quest’anno attraverso la stampa, ma che nelle serie opportune tendenzialmente abbiamo riscontrato che noi precari ci siamo ritrovati ad osservare orari di lavoro sistematicamente più lunghi rispetto a quelli previsti da contratto e questa eccedenza, questi straordinari, nella maggior parte dei casi non è che poi venissero in qualche modo riconosciuti e pagati dall’azienda.

Per capirsi Carmine, scusa perché quello che hai detto è anche molto grave, vi facevano lavorare delle ore non retribuite?

Sì esattamente, non c’era una pretesa come dire esplicita da parte dei responsabili dell’ufficio, bensì venivano create quelle condizioni affinché il lavoratore, in particolare il lavoratore precario e più vulnerabile, si trattenesse e svolgesse degli orari di lavoro più lunghi rispetto a quanto pattuito contrattualmente con l’obiettivo di portare a termine la quantità, la mole di lavoro che veniva giornalmente affidata.

Era proprio un sistema mi sembra di capire? Una metodologia?

Esattamente una metodologia, una cattiva prassi che negli anni si è poi scoperto, si è consolidata e in realtà in maniera anche piuttosto come dire casuale è emersa questa situazione denunciando, quindi parlandone, sui social attraverso anche la stampa abbiamo anche avviato delle vertenze per quanto riguarda questa situazione perché poi i nostri orari di lavoro erano comunque registrati con il tesserino, veniva timbrata l’entrata e l’uscita da lavoro e tanti tantissimi di noi si sono poi ritrovati in questa condizione, addirittura anche lavoratori a tempo indeterminato ci hanno in qualche modo contattato, addirittura poi hanno denunciato a loro volta questa violazione contrattuale vera e propria. Tutto questo perché sostanzialmente il precario come anticipato è vulnerabile, non solo è vulnerabile ma molto spesso ricattabile.

Parliamo di ragazzi perché noi sostanzialmente siamo per lo più giovani e parliamo di ragazzi molto spesso alla prima esperienza lavorativa quindi ignari tutta una serie di situazioni. Chiaramente se il datore di lavoro ti dice in maniera nemmeno troppo prepotente o addirittura ti spinge a cercare di portare al termine il lavoro per sperare in una proroga contrattuale diventa anche difficile poi sottrarsi a determinati meccanismi nel momento in cui all’interno di un ufficio tutti si comportano in quel modo. Sostanzialmente sì, denunciando sia grazie a degli avvocati che affiancano poi la nostra associazione abbiamo pubblicizzato attraverso la stampa, adesso oggi abbiamo ormai centinaia di segnalazioni anche di denunce formalizzate sia presso le serie opportune.

Quindi presso l’ispettorato del lavoro e IMS e quant’altro immagino.

Sì esattamente perché poi su queste ore non pagate si verifica anche omissione contributiva e evasione fiscale e parliamo di tante ore nel mio caso specifico in due mesi di lavoro ho totalizzato circa 77 ore di eccedenza non retribuite e qui non parliamo nemmeno di straordinari vari approvi perché lo straordinario per definizione dovrebbe essere qualcosa di occasionale qui invece parliamo di una prassi di un qualcosa che si verifica costantemente da nord a sud e che va avanti da anni cioè sistematicamente in particolare i precari lavoravano molte più ore rispetto a quelle pattuite da contratto e questa eccedenza pur essendo registrata dall’azienda, l’azienda è consapevole che c’è questo monte ore indefinito però comunque che ha in qualche modo poi contribuito a generare e a produrre un profitto perché parliamo di lavoro che non viene poi riconosciuto e una cosa gravissima, noi abbiamo denunciato questa cosa, lo stiamo denunciando da diversi anni in realtà a questo aspetto ma anche altri aspetti e da quest’anno dopo che questa denuncia è stata in qualche modo come dire diffusa anche attraverso trasmissioni come ad esempio Report .

L’azienda in qualche modo è corsa ai ripari, c’è maggiore attenzione su questo tema però l’ingiustizia persiste, non è stata sanata, l’azienda sta pagando, sta retribuendo questi lavoratori però bisogna comunque intentare, bisogna quindi rivolgersi a un avvocato, rivolgersi all’ispettorato del lavoro, l’azienda non provvede spontaneamente a sanare l’ingiustizia, una cosa che potrebbe fare benissimo perché conosce perfettamente il monte ore lavorate di ogni dipendente quindi facendo riferimento ai cartellini, alle timbrature.

Una domanda, intanto non mi stupisce il comportamento di un’azienda che è un colosso, Poste italiane, quindi si permette anche di fare il prepotente, mettiamola così. Ma hai parlato di rappresentanza, vertenze e sfruttamento, quindi la domanda successiva era che tipo di rapporto avete con le organizzazioni sindacali, quindi se si rivolgono a voi anche iscritti e quali altri rapporti avete insomma?

Allora diciamo un rapporto attualmente sia di collaborazione che di critica. Il nostro rapporto con i sindacati è stato molto molto più critico, perché abbiamo percepito una tutela insufficiente da parte dei sindacati storici, perché non è possibile che un’azienda del calibro di poste italiane nasconda all’interno poi delle problematiche così gravi, cioè qui stiamo parlando di problematiche gigantesche, che non riguardano solo poi le violazioni contrattuali, ma si estendono un po’ a tutto quello che è il rapporto lavorativo, quindi dalla formazione alla sicurezza, abbiamo un numero enorme di incidenti e di infortuni sul lavoro, abbiamo tantissime problematiche all’interno di questa azienda, anche se poco note poi abbiamo visto all’opinione pubblica.

Quindi mi viene da dire che inizialmente il rapporto contro i sindacati è stato un rapporto conflittuale,

Si abbiamo criticato, abbiamo criticato tanto i sindacati storici, tuttavia mi viene da dire che grazie alla vostra azione sia sull’azienda che inizia a pagare, sia sui sindacati che iniziano a fare, ci sono dei risultati. Sicuramente, sicuramente, io non credo faccia piacere a nessuno ritrovarsi poi, come dire, al centro dell’attenzione. Sì, sicuramente questa cosa avrà contribuito a creare una pressione pubblica che in qualche modo ha spinto non solo l’azienda a mostrare una maggiore attenzione, perché sì, dopo che abbiamo denunciato, noi addirittura siamo andati in tribunale per rivendicare un diritto che dovrebbe essere ovvio, qui stiamo parlando di retribuire il lavoro.

Dovrebbero essere le basi. Noi siamo andati in tribunale per ribadire un’ovvietà, quindi già questa cosa, da un certo punto di vista, è una sconfitta. Non per noi, è una sconfitta per l’intera società.

Siamo nel 2025, bisogna ricorrere al tribunale per stabilire che il lavoro poi va pagato, a prescindere dall’autorizzazione, o meno si sono in qualche modo difesi.

Poi scusami Carmine, quando sento dire che un lavoratore prende e va di nascosto senza dire niente al datore, perché insomma è matto, perché non vuole essere pagato, fa solo che ridere.

Questa era una tesi, diciamo, che poi queste ore venivano svolte senza l’autorizzazione del responsabile, ma non è possibile.

Cioè, poteva anche non esserci l’autorizzazione, ma è impensabile che il datore di lavoro responsabile dell’ufficio, ma non di un ufficio, parliamo di una prassi che, ripeto, è diffusa in tutta l’Italia. In tutta l’azione, perché noi abbiamo qui, in Vertenza, abbiamo denunce da segnalazioni da tutta l’Italia, dalla Sicilia, alla Lombardia, al Veneto, alla Campania, quindi è una prassi e loro, i responsabili, la dirigenza, senza altro conoscevano, erano a conoscenza del fatto che un monte ore di lavoro non veniva poi riconosciuto e retribuito.

E quindi, tornando alla domanda iniziale, noi con i sindacati abbiamo avuto fin da subito, o meglio, sì, un rapporto molto critico, perché in qualche modo non ci siamo sentiti noi precari tutelati. Abbiamo percepito, in qualche modo, un vuoto di rappresentanza rispetto a quelle che erano state, diciamo, le problematiche riscontrate, quindi sulla sicurezza, sull’orario di lavoro, ma sui diritti basilari, perché di questo stiamo parlando. Poi, successivamente, nel tempo abbiamo un pochino ammorbidito questa linea, perché pensiamo che per risolvere i problemi, o per cercare almeno di risolvere i problemi, bisogna comunque coinvolgere, confrontarsi, e aprire al dialogo verso tutti.

Lo scontro andava bene in una prima fase, che era una fase di denuncia della situazione. Poi, nel tempo, abbiamo un attimino rivisto delle posizioni e quindi addirittura di recente abbiamo organizzato una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, aprendo e invitando a tutte le rappresentanze sindacali, sia quelle interne all’azienda, quindi firmatari del contratto collettivo, sia anche ai sindacati, ai sindacati di base, e c’è stata una forte, una grande, grandissima partecipazione. Questa cosa ci ha fatto molto piacere e abbiamo intenzione di continuare su questa strada, quindi da un lato denunciare mediaticamente tutta una serie di situazioni che purtroppo ancora oggi si registrano, ci vengono quotidianamente segnalate dai lavoratori, purtroppo sì anche per quanto riguarda l’orario di lavoro, nonostante le denunce sia nelle serie opportuni, sia mediate, che ancora si continuano a verificare dei casi di lavoratori che segnalano adesso di recarsi in ufficio, di non timbrare, di timbrare ad orario, insomma situazioni per eludere quella che dovrebbe essere la norma.

A proposito della norma e della prassi, ti volevo chiedere, abbiamo anche visto le puntate di Report ben fatte, è molto saggio nascondere il volto e la voce per tutelarsi, è una forma di tutela anche quella, però ti volevo chiedere perché a noi sembra che la Poste sta proprio perseguendo una politica di premiare e stabilizzare gli dipendenti più disposti a perseguire una logica poi anche di concorrenza fra colleghi, di servilismo, spolpando gli altri, salvo poi non rinnovare il contratto nemmeno a loro, quindi come avevamo accennato nella precedente telefonata ci sembra tutta una manovra per spianare ulteriormente la strada alla privatizzazione che è stata fatta una molto recentemente, non ci stupiremmo se l’attuale governo come gli altri puntasse a dare via del tutto l’azienda, è già successo con TIM, con ILVA, non sarebbe il primo caso diciamo di un gioiello venduto e d’altronde il primo e acerrimo nemico di privatizzazione e speculazione di ogni genere sono propri lavoratori organizzati e combattivi, voi avete ragionato su questa modalità e questi obiettivi di fondo?

Allora sicuramente la strategia del precariato è un elemento fondamentale per il processo di privatizzazione perché parliamo di SPA che è una società per azioni quotata in borsa e sebbene lo Stato comunque mantenga una quota di maggioranza tramite il Ministero dell’Economia e delle Finanze, Cassa depositi e prestiti però l’obiettivo primario di un SPA è quella di generare utili per remunerare gli azionisti, il metodo più rapido per aumentare i profitti è ridurre i costi del lavoro, l’abbiamo visto, c’è stato proprio. Quindi nel caso di Poste la situazione è particolare da questo punto di vista perché si osserva che il precariato, l’intera quota di precariato, è concentrata in un unico settore, Poste Italiane non si occupa soltanto di svolgere il servizio pubblico, l’obiettivo per cui è nata quindi la consegna della posta, nel corso degli anni posta ha diversificato la sua attività, i profitti di posta non vengono dal servizio postale, vengono dalle attività finanziarie, dal resto, anzi nello specifico il solo settore del recapito è addirittura in perdita e tra l’altro il servizio pubblico, l’affidamento per il servizio alle poste italiane scadrà ad aprile del 2026, è un servizio in perdita, l’intera quota di precariato è concentrata in questo settore. Abbiamo fatto un ragionamento da questo punto di vista, andando un po’ a confrontare quali sono stati, quali sono i dati, i numeri sull’occupazione anno per anno, però non complessivamente all’interno dell’azienda, perché questo è il gioco che in qualche modo viene portato avanti. Dall’esterno questa azienda, cioè anno per anno, migliora i profitti, gli utili, lo leggiamo sulla stampa mainstream… ma questo accade perché poi il ragionamento è di carattere complessivo, quindi accorpando tutti i settori complessivamente abbiamo dei profitti che sono considerevoli, che superano i 2 miliardi di utili abbiamo, però se andiamo a vedere nel dettaglio quello che accade poi ci ritroviamo che in un unico settore abbiamo concentrato l’intera quota di lavoratori precari. Non solo precari, abbiamo anche un’altra problematica che è quella della sotto-occupazione, sempre nel settore del recapito abbiamo qualcosa tipo, se non 10 mila ma quasi, lavoratori assunti a un contratto part-time a tempo indeterminato e quindi abbiamo un servizio pubblico che dipende in maniera strutturale dai lavoratori precari, semplicemente perché la quota di lavoratori precari non viene calcolata in base a quella che è la quota di lavoratori a tempo indeterminato impiegata nel solo recapito, bensì in base alla quota di lavoratori a tempo indeterminato impiegati in tutti i settori aziendali.

Parliamo di un’azienda che complessivamente tra lavoratori stabili e a tempo determinato conta circa 118-119 mila, quasi 120 mila dipendenti, quindi abbiamo una quota enorme di lavoratori precari che poi svolgono attività principalmente di portalettere oppure di addetti allo smistamento, queste sono le mansioni con cui vengono poi utilizzati, impiegati i lavoratori precari all’interno di questa azienda e non è un caso che l’intera quota di precariato sia concentrata nel settore del recapito perché è un settore che rispetto agli altri settori non produce utili, quindi l’obiettivo dell’azienda è quello di venderci il meno possibile, andando in qualche modo a tagliare il più possibile sul costo del lavoro.

L’ultima domanda: hai descritto un lavoro dell’associazione importante, ti vorrei solo chiedere i numeri, non solo soci ma anche di quanti lavoratori vi hanno contattato, insomma quante migliaia mi sembra di capire e poi concludo, visto tutto questo grande lavoro verso l’opinione pubblica, hai parlato di Report, conferenze a stampa alla Camera, volevo sapere se vi coordinate anche, o avete rapporti, relazioni con lavoratori, anche di altri lavoratori di poste in primis ovviamente, ma anche di altri settori che sono attivi nella lotta per il rispetto dei diritti sindacali, mi viene quasi da dire civili ormai.

Sì, esatto. Allora, come associazione non siamo molti in realtà, attualmente sulle 15-20 unità attivi in questo lavoro. Questa associazione nasce da un lavoro svolto in questi anni come movimento, come gruppo spontaneo di lavoratori. Poi abbiamo cercato in qualche modo di darci una struttura, una forma per un’organizzazione, per limitare in qualche modo anche lo spontaneismo, perché c’era tutta una serie di correnti diverse, di pensieri, e quindi abbiamo fatto un lavoro di limatura a questo punto di vista e ci siamo ridotti di numero.

In questi anni ci hanno contattato, sì, centinaia e centinaia di lavoratori, però c’è da dire che c’è una difficoltà, c’è una scarsa partecipazione da lavoratori.

C’è un po’ di delega, dici?

Sì, le richieste sono state tantissime, un’infinità, però poi queste richieste, principalmente per interessi di natura, di carattere personale, per risolvere il problema personale, per risolvere, non so, per richiedere l’informazione, lo specifico e quant’altro, però poi c’è uno scarso protagonismo, una scarsa partecipazione da parte dei lavoratori nel momento in cui si cerca di portare avanti un qualcosa che è per la collettività e non per il singolo, qualcosa che guarda a lungo termine piuttosto che all’immediato. Quindi nel momento in cui viene pubblicizzata l’iniziativa per, una delle iniziative, delle cose che abbiamo fatto maggiormente è stata quella della denuncia sull’orario di lavoro e nel momento in cui abbiamo pubblicizzato, mettendo anche a disposizione dei moduli per agevolare la richiesta e quant’altro, ci hanno contattato veramente tantissimi, tantissimi lavoratori.

Però parliamo di un qualcosa che riguarda l’interesse del singolo, il singolo sa che contattandoci ha la possibilità concreta di recuperare quanto dovuto in maniera anche piuttosto agevole perché abbiamo anche degli avvocati che affiancano, che supportano la nostra associazione, che si occupano di curare, quindi di portare avanti queste vertenze. Allora c’è tantissima partecipazione, però nel momento in cui chiediamo, si cerca di coinvolgere e di portare avanti un discorso che vada quindi anche oltre il perimetro dell’azienda di poste italiane, perché una delle idee, degli obiettivi che ci siamo anche posti potrebbe essere quello, perché no, di stimolare.

Essa e quant’altro ci hanno contattato tantissimi lavoratori, però parliamo di un qualcosa che riguarda l’interesse del singolo, quindi il singolo sa che contattandoci ha la possibilità concreta di recuperare quanto dovuto, in maniera anche piuttosto agevole, perché abbiamo anche degli avvocati che affiancano, che supportano la nostra associazione, che si occupano di curare e quindi di portare avanti queste vertenze. Allora sì, c’è tanta, tantissima partecipazione, però nel momento in cui chiediamo, si cerca di coinvolgere, di portare avanti un discorso che vada quindi anche oltre il perimetro dell’azienda di poste italiane, perché una delle idee e degli obiettivi che ci siamo anche posti potrebbe essere quello, perché no, di stimolare, di spingere per un cambiamento di quella che è l’attuale normativa sui contratti a tempo determinato in Italia. Perché abbiamo visto che se all’interno di questa azienda ogni anno assistiamo ad un ricircolo di contratti a tempo determinato, circa 12-13 mila contratti a tempo determinato ogni anno, di pochi mesi, che vengono poi prorogabili preferibilmente, abbiamo visto, a chi non rivendica i propri diritti, se accade questo all’interno di poste è perché a monte c’è una normativa che consenta all’azienda di fare queste cose.

Quindi perché no, partendo da questa esperienza personale, che poi abbiamo visto coinvolge il primo datore di lavoro in Italia, quindi ogni anno abbiamo migliaia di ragazzi giovani che si ritrovano in queste condizioni, quindi noi siamo la prova approvata che questa normativa, così com’è, favorisce le aziende, favorisce anche il precariato, al precariato si accompagna lo sfruttamento piuttosto che favorire la stabilità lavorativa. Perché nell’idea del legislatore, dopo i 12 mesi bisognava in qualche modo esplicitare le ragioni per cui si ricorreva al contratto a tempo determinato, le aziende hanno modificato il comportamento, anziché quindi stabilizzare dopo 12 mesi, mandano a casa, assumono un nuovo precario e si ripete il circolo. Quindi sì, stiamo portando avanti queste attività, ritornando alla domanda iniziale, in tantissimi ci contattano, veramente in tanti, però poi la maggior parte, la stragrande maggioranza di queste richieste sono poi di natura, di carattere strettamente personale, quindi cercano, guardano all’immediato, al proprio interesse, piuttosto che cercare di collaborare, di partecipare, guardando in ottica, in prospettiva, cercare di realizzare qualcosa anche per il futuro, per tutti, per la collettività.

Da questo punto di vista sì, ci sono dei problemi. Mi permetto, è anche un problema individuale, perché se rimani precario fino a 40-50 anni, è un problema anche tuo, è bello grosso, quindi sono d’accordo che queste leggi vadano proprio stracciate e producono anche la situazione in cui siamo immersi, insomma, in cui sono immersi tantissimi lavoratori. Ora siamo anche in tempi di scioperi generali, le adesioni sono anche quel che sono, perché, lo dico anche per esperienza diretta, di i nostri compagni, se mi scade il contratto fa un mese devo fare il bravo e poi si ricomincia però.

Quindi è un interesse certo collettivo, ma anche individuale, le due cose sono dialettiche e con altri lavoratori vi state confrontando?

Noi innanzitutto abbiamo cercato di ampliare il discorso a tutto il personale di poste, quindi non solo limitandosi al settore del recapito, ai precari del recapito, bensì all’intero personale, perché se i diritti oggi non ci sono per i lavoratori precari, domani ci sono.

Questa è la tendenza, lo abbiamo visto anno per anno. Anno per anno stanno, almeno all’interno dei posti, riducendo il personale stabile. L’azienda parla di continuare a ridurre il personale stabile, giustificandosi poi con il calo della quantità di lavoro, quindi si ricorre sempre meno alla posta tradizionale, ma fino a un certo punto è vera questa tendenza, questa giustificazione da parte dell’azienda.

Vediamo anche che la quantità, proprio i carichi di lavoro, hanno subito chiunque potrà confermare questa cosa, cioè come si lavora oggi. Nel tempo abbiamo assistito a una compressione di la prestazione lavorativa, sono aumentate le dimensioni delle zone da coprire, è aumentata proprio l’intensità della prestazione lavorativa.

Con tutti i mezzi del caso, perché se siete su dei mezzi che vanno per strada, se uno deve correre aumentano anche i rischi per la sicurezza.

Naturalmente, sì, certo. Stiamo cercando di coinvolgere tutto il personale, anche il lavoratore a tempo indeterminato, perché anche da un punto di vista, come dire, forse proprio prettamente umano, non è possibile che all’interno di uno stesso ufficio un lavoratore a tempo indeterminato vede il lavoratore precario sottoposto a ricatti, vessazioni, costretto ad uscire col motorino indeterminato e magari in mezzi che non sempre sono poi idonei, diciamocelo.

C’è proprio un problema di indifferenza, quindi se negli anni si sono verificate tutta una serie di situazioni e siamo arrivati a quella che è la situazione attuale è anche perché c’è stata una grande indifferenza da parte del personale a tempo indeterminato, perché tutti erano a conoscenza di determinate prassi all’interno degli uffici. Non è possibile, non è credibile che non sapessero. Esattamente, cioè tu stai nell’ufficio, quindi vedi benissimo a che ora si entra, a che ora si esce, vedi benissimo, sai, conosci le condizioni lavoro, conosci le condizioni in cui versano poi i mezzi o addirittura molto spesso non vengono forniti tutti i dispositivi di protezione individuale ai lavoratori precari.

Quindi è chiaro che il precario è vulnerabile ed è portato ad accettare tutta una serie di situazioni per sperare nella riconferma del contratto. Certo, magari questi atteggiamenti sono anche frutto di anni altrettanto di selezione di soggetti appositi e di ricatti di pressione. Ci tengo a sottolinearlo, però mi sembra anche un risultato di una politica aziendale mi sembra bella strutturata.

Sì, da questo punto di vista sì, sicuramente. Così come i lavoratori precari vengono portati avanti, vengono prorogati quei contratti a quei lavori che preferibilmente non rivendicano i propri diritti, poi con lo stesso modus operandi in qualche modo vengono portati avanti quei lavoratori a tempo indeterminato che manifestano una certa condiscendenza verso tutta una serie di dinamiche. Abbiamo cercato, o meglio, in prospettiva uno degli obiettivi quello di cercare di ampliare il discorso, di coinvolgere altre categorie di lavoratori, accomunati poi tendenzialmente dalla stessa esperienza di precarietà.

Questo è uno degli obiettivi, però ancora non lo abbiamo in qualche modo realizzato. È stata prevista questa idea, ci farebbe piacere, qualora dovessimo in qualche modo crescere di numero, strutturare, portare avanti queste nostre iniziative proposte, sì, è una delle cose che ci piacerebbe farti ringrazio per la molto interessante intervista e ci sentiamo presto e speriamo che serva anche a rafforzare i vegli, a far affluire altri precari di riposte, ma non solo, perché il problema è assolutamente trasversale a tutte le categorie e settori.

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