La Fondazione Hind Rajab è un’istituzione nata nel 2024 in onore della bambina di 5 anni ammazzata a freddo dall’esercito israeliano IDF nel gennaio di quello stesso anno. È nata come “braccio legale” del movimento internazionale “30 marzo”, già attivo dall’ottobre 2023 nel sostegno alla lotta di liberazione del popolo palestinese.
“La nostra fondazione onora la memoria di Hind Rajab e di tutti coloro che sono morti o hanno sofferto a causa della campagna genocida israeliana. Ci impegniamo a porre fine all’impunità israeliana, a ottenere giustizia e a garantire che l’eredità di coloro che sono scomparsi sia onorata e che nessuna vita venga dimenticata.”
Con questa dichiarazione programmatica, la Fondazione Hind Rajab si impegna a perseguire attivamente con azioni legali i responsabili del genocidio in Palestina. La sua attività principale è volta a individuare esponenti dell’IDF che si trovano in paesi terzi, a denunciarne pubblicamente la presenza e a presentare denuncia legale affinché vengano perseguitati in questi paesi come criminali di guerra. La sua opera è quindi volta a far valere il diritto internazionale e nazionale verso criminali dell’IDF che hanno doppia nazionalità o che si trovano in viaggio in altri paesi.
I casi depositati dalla fondazione presso la Corte Penale Internazionale sono ad oggi mille e rappresentano un impegno concreto a non far cadere questi criminali sotto la protezione dei paesi che sostengono lo stato sionista d’Israele. A non farli scorrazzare e vivere tranquillamente, come accaduto con i nazisti negli Usa e in sud America dopo la seconda guerra mondiale. Impegno che sta producendo anche un salutare dibattito tra “addetti ai lavori”, come quello che si sta sviluppando all’interno dell’Ordine degli avvocati olandesi rispetto al ruolo che possono avere nel denunciare e fermare le complicità verso lo stato criminale d’Israele. Un esempio e un ruolo concreto utile anche agli avvocati, giuristi e “uomini di legge” del nostro paese che vogliano attivarsi fattivamente e mettere le proprie competenze al servizio del movimento di solidarietà con la Palestina.
Sostenere organizzazioni come la Fondazione e le sue attività vuol dire fare in modo che le misure più progressiste del diritto internazionale e nazionale siano applicate, e non lasciate lettera morta. Vuol dire dare forza a delle nuove istituzioni, che possono sostituire nei fatti quelle vecchie, complici di sionisti e criminali.

Per questo l’opera della Fondazione Hind Rajab deve essere sostenuta da tutte le organizzazioni solidali con la resistenza palestinese nel paese e da tutti i solidali. Mettendosi in contatto con questa, contribuendo alla vigilanza e alla denuncia della presenza di esponenti dell’IDF o di fiancheggiatori. Mettendo anche a contributo le proprie capacità o professionalità. Perché se non saranno le masse popolari del paese a perseguitare dal basso questi criminali, non sarà certo il governo Meloni a farlo, né un qualunque governo di guerrafondai delle Larghe Intese.
Contribuire al lavoro della Fondazione, prenderne esempio per svolgere mappature delle “aziende di morte” in ogni territorio, per denunciare manovre e iniziative guerrafondaie significa anche dare peso quotidiano a quei 2 milioni di persone che gli scorsi 3 e 4 ottobre hanno scioperato e sono scese in piazza. Esercitare quella forza e farla crescere nella maggior parte delle aziende, delle scuole, degli ospedali del paese. Quindi metterla in rete capillarmente e imparare a farla valere per farla finita con i criminali e complici del genocidio che governano il paese da decenni senza soluzione di continuità.




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