Il 5 dicembre, presso lo spazio Archive a Milano, abbiamo promosso una iniziativa pubblica come presidio del P.Carc di zona 3 insieme ai Giovani Palestinesi d’Italia (GPI) dal titolo “L’ora della riscossa popolare è ora! fermiamo la guerra e l’economia di guerra! esperienze, metodi di lotta e organizzazione a confronto fra organismi operai e popolari”.
Le esperienze messe a contributo sono state molto ricche, hanno mostrato forme di organizzazione operaia contro la guerra “per terra, per aria e per mare”. Dopo l’apertura del P.Carc e di GPI sono intervenuti CUB Malpensa, Si Cobas, Ferrovieri contro la guerra, Global Movement to Gaza (GMTG), Gruppo Autonomo Portuali (GAP) di Livorno e abbiamo poi aperto al dibattito e alle domande dal pubblico.
Questa iniziativa rientra in una campagna nazionale del P.Carc che vuole condividere il bilancio delle grandi mobilitazioni che si sono svolte negli scorsi mesi contro la guerra imperialista e in solidarietà al popolo palestinese e promuovere il confronto su quali passi concreti serve fare per raccogliere e rafforzare tutto quel potenziale e alzarne il livello.
Sono state portate le testimonianze delle lotte specifiche portate avanti da ogni organismo: GPI ha esposto le campagne promosse e il grande lavoro di mappatura bellica che sta facendo, utile per denunciare e individuare la ramificazione sionista che dobbiamo sradicare qui nel nostro paese, un contributo indispensabile al sostegno della Resistenza del popolo palestinese. GMTG ha portato l’esperienza dei presidi davanti ai siti Leonardo di Nerviano (MI) svolti con BDS, Ultima generazione, Milano per la Palestina e altri da cui è nata un’assemblea di lavoratori Leonardo e l’appello “Non in mio nome” dallo stabilimento di Grottaglie (TA).
Il compagno di Ferrovieri contro la guerra ha bene esposto la relazione tra guerra esterna ed interna al paese e parlato del giornalino operaio che producono per denunciare l’uso bellico della rete ferroviaria, propagandare le azioni che svolgono come lavoratori e alimentare la vigilanza popolare.
Il GAP Livorno ha parlato dei blocchi al porto, del legame sindacale con USB e della partecipazione dei lavoratori al di là della tessera sindacale, ha portato il discorso su quale governo serve a questo paese. E’ chiaro che non sarà un governo delle Larghe Intese a fermare l’escalation bellica!
Sono state messe sul piatto delle proposte come la diffusione sui posti di lavoro dell’obiezione di coscienza, che ha ricevuto una buona risposta dai lavoratori dove già è stata proposta, vome riporta la CUB Malpensa, e mettere a contributo le competenze di tecnici e avvocati contro la guerra per sostenere questi lavoratori.
E’ stata spiegata l’importanza strategica dell’hub logistico di Pioltello (MI), su cui serve fare un lavoro sistematico e partecipato. L’hub è collegato a porti come Genova, La Spezia e Livorno. E’ un punto strategico per il trasporto di merci legate alla filiera bellica e commerciale dirette all’entità sionista ad opera di Logtainer, compagnia che movimenta carichi per conto di Maersk, gigante del trasporto container al centro di una campagna internazionale di boicottaggio (Si Cobas e GPI). Qualcuno ha riportato “voci di corridoio” sull’assunzione di elementi sionisti nelle Forze dell’ordine o comunque nel sistema di controllo per gli eventi di Milano-Cortina.
Questa iniziativa ha contribuito anche ad alimentare il lavoro di coordinamento territoriale tra realtà con le quali, in particolare, abbiamo promosso le Tende contro la guerra in zona Lambrate, partecipato ai blocchi all’Hub di Pioltello nelle giornate di sciopero generale del 3 ottobre e del 28 novembre.
Un aspetto importante di questa iniziativa consiste nell’aver portato a uno stesso tavolo organismi operai, popolari e sindacali diversi. Non è stato facile e alcuni hanno declinato l’invito a partecipare, la difficoltà a valicare gli steccati della propria sigla sindacale è un limite ancora da superare a fronte della necessità storica di unire il fronte contro le politiche di riarmo europeo, per fermare la III guerra mondiale e la guerra che la classe dirigente muove contro le masse popolari.
Molti presenti hanno fatto i complimenti per il contenuto del dibattito perché non conoscevano direttamente molte di quelle esperienze, soprattutto quella dei Ferrovieri contro la guerra.
Alcuni si sono scambiati il contatto per approfondimenti e per mettersi ulteriormente in rete.
L’iniziativa ha dato fiducia. Ha dimostrato che se numericamente meno persone sono nelle piazze rispetto all’esondazione dei mesi scorsi, in realtà quella spinta ha sedimentato organizzazione, esiste e opera un tessuto capillare di organismi operai e popolari in tanti settori strategici come quello dei trasporti “dual-use” e della logistica. Il lavoro necessario è rafforzare queste esperienze, far sì che si coordinino tra loro e replicarle ovunque.
“L’ora della riscossa popolare è ora” vuol dire che per raccogliere il potenziale delle migliaia di persone che hanno infiammato le piazze non possiamo lasciare terreno all’attendismo (che si esprime in più modi: rimandare alle elezioni del 2027 l’assalto ai palazzi, attendere che “le masse prendono coscienza” da sé in base alla loro predisposizione morale, che il governo ascolti gli appelli e faccia qualcosa, che si stia sempre peggio così “la gente” si sveglierà…).
Ora e adesso dobbiamo far camminare sulle gambe delle migliaia di persone, lavoratori di ogni settore, studenti, pensionati, disoccupati che si sono già mobilitati le parole d’ordine “blocchiamo tutto” e la cacciata dei guerrafondai e sionisti dal governo del nostro paese.
Questo si fa con le grandi manifestazioni, ma anche e soprattutto con il lavoro costante sui territori, unendo le forze tra realtà popolari, operaie, politiche e sindacali al di là della tessera di appartenenza, relazionandosi con i lavoratori e le masse popolari, anche quelli influenzati dalla propaganda di regime.
Dobbiamo darci l’obbiettivo, prenderci la responsabilità, di lavorare a rafforzare gli organismi operai e popolari che esistono già, di lavorare per farne nascere di nuovi e coordinarli tutti perché sono questi che possono essere in grado di dare una prospettiva politica alla direzione del paese e farsi forza di governo popolare.

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