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[Puglia] Intervista ad Ada Donno e indicazione di voto per le elezioni regionali in Puglia

P.Carc Puglia by P.Carc Puglia
Novembre 20, 2025
in P.Carc Puglia
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Qualche giorno fa abbiamo intervistato la compagna Ada Donno, candidata a presidente di Regione per la lista “Puglia pacifista e popolare” composta da Potere al Popolo (PaP), Risorgimento Socialista (RS) e Partito Comunista Italiano (PCI).

È stata un’occasione per ragionare sulla situazione politica in Puglia e soprattutto su come le elezioni possano essere uno strumento, nelle mani dei comunisti e di tutte le forze anti Larghe Intese, che può rafforzare il movimento delle masse popolari organizzate contro la guerra, per un lavoro sicuro e dignitoso, per la difesa dei servizi pubblici e dell’ambiente.

Il P.CARC sta portando avanti un lavoro per radicarsi in Puglia e da qualche mese abbiamo un presidio di partito attivo nella città di Bari. Per questo motivo non siamo completamente dentro le dinamiche politiche della campagna elettorale ma l’intervista ad Ada Donno e il confronto con lei hanno contribuito a indirizzare la nostra indicazione di voto per la lista “Puglia pacifista e popolare”.

Quello che è emerso, in particolare, è il giusto approccio rispetto all’uso delle elezioni per sviluppare una politica da fronte tra le forze anti Larghe Intese, contro il polo del centro-destra ma anche le forze del campo largo che in questa tornata elettorale hanno espresso una coalizione a traino PD con Decaro candidato a presidente di Regione.

Inoltre, anche se il nostro radicamento è agli inizi, nell’ultimo periodo abbiamo messo in campo delle attività per contribuire allo sviluppo delle mobilitazioni contro la terza guerra mondiale e in solidarietà al popolo palestinese, per contribuire a coordinare le varie forze anti Larghe Intese e valorizzare le organizzazioni operaie e popolari attive nel territorio. Abbiamo promosso una Tenda contro la guerra con altre forze come Risorgimento Socialista e l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e università, partecipato e sostenuto le varie mobilitazioni e scioperi in solidarietà alla Flotilla e per la sospensione degli accordi con lo Stato sionista di Israele e ad alcune iniziative per la sospensione degli accordi con lo Stato sionista di Israele come quella promossa dal collettivo RiseUp Triggiano.

In accordo con lo spirito e l’approccio di unità della lista, diamo la nostra indicazione di voto che è quella di votare e far votare la Lista “Puglia pacifista e popolare” e in particolare sostenere l’ingresso in Consiglio Regionale di Ada Donno. Concretamente si tratta di contrassegnare solamente la lista o solamente Ada Donno o entrambe (la lista e Ada Donno).

È altresì importante che questo percorso di costruzione di un fronte alternativo alle Larghe Intese vada avanti anche oltre le elezioni e alimenti un movimento più nazionale per la cacciata del governo Meloni.

A tal proposito rimandiamo all’articolo Elezioni: irruzione o illusione?. È ormai sempre più chiaro che non sarà né il governo Meloni né i governi a traino PD, così come le giunte ad essi collegati, a fermare la terza guerra mondiale e gli accordi con Israele data la loro sudditanza agli imperialisti USA-NATO, europei e ai sionisti; a salvaguardare i posti di lavoro come i lavoratori dell’ex ILVA di Taranto e di Genova hanno denunciato in questi giorni e a loro va tutta la nostra solidarietà e sostegno; a garantire i diritti ai servizi come sanità, istruzione, trasporto pubblico funzionante.

Solo le organizzazioni operaie e popolari che si sono mobilitate in questi mesi, gli operai come quelli dell’ex ILVA e della Leonardo di Grottaglie, il personale sanitario e delle scuole, gli studenti che hanno animato le piazze in questi mesi possono salvare il paese, invertire la rotta: imporre la nazionalizzazione delle aziende e mantenere l’apertura della aziende monitorando sulla sicurezza; rifondare la sanità pubblica e rimettere in sesto scuole, territori e trasporti; isolare gli agenti sionisti nel nostro paese e interrompere gli accordi commerciali e politici con Israele.

A bloccare i porti e il paese e a portare gli aiuti umanitari a Gaza, non c’erano i Decaro e i Lobuono, ma lavoratori e studenti in carne e ossa che hanno mostrato di saper e poter fare quello che Meloni, Shlein & Co. non hanno volutamente e colpevolmente fatto in questi due anni di genocidio.

Concludiamo lanciando la proposta di costruire unitariamente un’iniziativa di bilancio delle elezioni in Puglia, con l’obiettivo di trarre insegnamenti e ragionare sulle linee di sviluppo, su come valorizzare i risultati raccolti nella campagna elettorale e con le mobilitazioni di questi mesi per consolidarli, per rafforzare quel percorso di costruzione di un fronte anti Larghe Intese e per alimentare la mobilitazione per cacciare il governo Meloni.

Di seguito l’intervista alla compagna Ada Donno.

***

Ada, presentati: raccontarci qualcosa della tua storia e soprattutto della tua esperienza politica.

La mia esperienza politica comincia in gioventù. Ho iniziato dopo le “temperie del ‘68” e fin da subito con una opzione che definivo allora e definisco ancora comunista. Una opzione che si è confermata attraversando cinquant’anni di stagioni politiche con i vari passaggi: il femminismo, le lotte per la pace, la costruzione di relazioni politiche sempre più forti anche a livello internazionale. Le mie sono state tutte scelte sempre orientate dall’idea che bisognasse cambiare il sistema, che bisognasse superare i presupposti sistemici del capitalismo per un futuro del pianeta e dell’umanità. Insomma, questo è il progetto originario che io poi ho confermato con l’adesione alla proposta politica di ricostruire il partito comunista in Italia.

Entriamo nel merito dell’esperienza della lista “Puglia pacifista e popolare”. Quali sono le motivazioni per cui avete deciso di presentare questa lista e con quali obiettivi?

Prima di tutto è una sfida alla tendenza alla divisione nell’ambito delle forze di sinistra e di alternativa, di alternativa politica radicale intendo. La lista è ispirata alla necessità di costruire un fronte politico di forze che preveda un cambio di paradigma. Poi abbiamo consapevolmente voluto sfidare anche la legge elettorale pugliese, una legge maggioritaria che ha uno sbarramento altissimo dell’8%: fra i più alti che ci sono nelle varie leggi regionali. Ci tengo a dire che comunque è stata una scelta che non nasce solo in occasione della campagna elettorale, ma da pratiche politiche unitarie già in atto da alcuni anni, tra le forze politiche che promuovono la lista, cioè il Partito Comunista Italiano, Potere al Popolo e Risorgimento Socialista. Abbiamo alle spalle un lavoro consolidato e unitario, di lotta, che si è rafforzato ultimamente in occasione delle mobilitazioni contro il genocidio in Palestina e sui problemi più urgenti di questo momento. E ci auguriamo che non finisca: faremo in modo che non finisca con l’esperienza elettorale.

Oltre a quelle che hai menzionato, partecipano alla lista anche altre realtà? C’è una composizione più ampia con anche organismi popolari, comitati, associazioni o altro?

Si, come forze politiche più strutturate abbiamo cercato un’alleanza più ampia. Siamo partiti con un appello rivolto proprio a tutte le forze politiche di alternativa, per la costruzione di un terzo polo elettorale. Infatti c’è l’urgenza di costruire un’alternativa ai due poli, quello di centro-destra ma anche quello di centro-sinistra visto che su molti punti convergono come, per esempio, sul riarmo e sulla guerra.

Abbiamo lanciato quindi l’appello e abbiamo puntato anche a coinvolgere le forze associative, in particolare il movimento femminista, i movimenti per la pace, i comitati autogestiti nel territorio. Abbiamo raccolto le loro visioni e proposte e anche la loro presenza nella lista dei candidati.

Ma quindi questo percorso di unione e di allargamento è un progetto preesistente alla campagna elettorale, giusto?

Si, nasce da prima, da una pratica unitaria già consolidata negli anni passati, perché riteniamo che il processo unitario sia fondamentale per poter ricostruire un tessuto e un percorso politico alternativo, di sinistra di classe. Questo è fondamentale e bisogna ricostruirlo sia a livello territoriale, sia a livello nazionale e, andrebbe detto, anche a livello internazionale. Quindi l’approdo elettorale è stata un’occasione per rendere più visibile questo progetto che c’era già, con Potere al Popolo, Risorgimento Socialista, ma anche con Rifondazione Comunista e con altre forze ed organizzazioni, anche se poi hanno fatto altre scelte sul piano elettorale: pazienza! Importante è continuare a coltivare lo spirito unitario anche dopo la campagna elettorale.

Entrando un po’ nel vivo della campagna elettorale, quali azioni e iniziative state portando avanti?

Come potete immaginare, partiamo da un livello di poca visibilità, perché i mass media danno poca visibilità alla nostra parte politica. Inoltre abbiamo pochi mezzi e strumentazione, anche a livello economico, anche se via via stiamo imparando e acquisendo nuove capacità e competenze, che ci torneranno utili nel futuro.

In ogni caso, puntiamo soprattutto sugli incontri con i nostri potenziali elettori ed elettrici, comitati di base, organizzazioni di base, reti sociali autogestite: queste sono occasioni in cui possiamo approfondire, andare oltre gli slogan a cui ti obbliga una campagna elettorale nelle sue forme classiche. Infatti puntiamo a consolidare un tessuto di relazioni che poi continuerà e possiamo sviluppare nel prossimo futuro.

Vedendo anche l’andamento delle elezioni negli ultimi anni, una problematica è quella della conquista degli astenuti, spesso disillusi, che sono stanchi delle chiacchiere. Avere programmi di rottura rispetto a quelli del centro-destra e anche del centro-sinistra, ossia del polo PD, che di fatto sono “comuni” è un primo passo. Servono però anche azioni radicali, per far fronte alle condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari. Mi spiego con esempi che sono avvenuti proprio in questo ultimo periodo: i portuali di Genova, di Livorno, di Ravenna, gli attivisti della Global Sumud Flotilla si sono di fatto sostituiti alle istituzioni. Quello che i governi nazionali e locali, le autorità locali, ecc. non hanno fatto è avvenuto per opera di questi organismi, dal basso. Avete fatto un ragionamento al riguardo e avete messo in campo una pratica conseguente?

E’ chiaro che noi ci rivolgiamo prevalentemente a quell’elettorato, o almeno questo è il nostro intento, e non alla grande massa, dove ci sono anche i disillusi e i soggetti più passivi, anche a causa dalla condizione politica attuale. Non è semplice perché con il meccanismo del maggioritario, si incentiva la deresponsabilizzazione rispetto al voto e per cui si può governare per 5 anni come se avessi preso il 90% dei voti, quando in realtà ne hai preso solo il 25%.

Pensiamo quindi che sia importante riallargare le basi della partecipazione democratica, allargare gli spazi di democrazia attiva che poi si potrà tradurre anche in un consenso politico alle nostre forze che devono darsi l’obiettivo di coordinare le varie realtà, governare, amministrare un territorio. Siamo ripartiti dalla ricostruzione di un tessuto: nel Salento in particolare, ma devo dire in tutta la Puglia, c’è stato un movimento fortissimo a sostegno della Freedom Flotilla e contro il genocidio in Palestina che ha risvegliato veramente delle energie straordinarie, giovanili soprattutto, e questa è stata la grande novità ed una grande conquista a cui anche noi abbiamo portato il nostro contributo. Per questo stiamo ricevendo consensi, incoraggiamenti da persone che ci dicono che ora hanno una ragione per tornare a votare e questo è un grande conforto.

Avete pensato di intervenire su quegli esponenti che, nelle liste della coalizione di Decaro, hanno posizioni avanzate soprattutto per quel che riguarda la situazione in Palestina, lcontro il riarmo o la militarizzazione dei territori? Portarli ad alimentare il movimento contro la guerra e in solidarietà alla Palestina con dichiarazioni e azioni di rottura che alimentano contraddizioni all’interno dello stesso campo largo… ad esempio la Puglia è già governata dal PD, la maggior parte dei comuni in Puglia sono amministrati dal PD: spingere i candidati della coalizione di Decaro a schierarsi e mobilitarsi per la sospensione degli accordi con Israele, della somministrazione dei farmaci TEVA nelle farmacie comunali alimenta il movimento in solidarietà alla Palestina oltre che rendere “concreta” la mozione che il presidente Emiliano e la sua giunta hanno approvato. Ovviamente finché rimane un attestato di solidarietà va bene a tutti, ma quando qualcuno la impugna per non lasciarla solo su carta…allora la musica cambia!

La nostra lista ha elaborato un programma elettorale molto articolato in cui cerchiamo di toccare tutti i punti “nevralgici” non solo per i prossimi 5 anni, direi per i prossimi 25-30 anni: c’è bisogno di un ripensamento profondo delle politiche regionali. Con il nostro programma vogliamo continuare la nostra azione politica, anche dopo le elezioni: tallonare il campo largo su questioni specifiche. La corsa verso la guerra è la cosa che più di altro preoccupa e allarma: per questo continueremo a mobilitarci su questo tema, a pungolare, al di là del risultato elettorale, la prossima amministrazione regionale, rispetto alla militarizzazione del porto di Taranto o alle relazioni economiche e militari che coinvolgono la ricerca universitaria. Nei giorni scorsi ci è arrivata una segnalazione dell’Unione degli Studenti Universitari del Salento: ci hanno mandato una nota di protesta perché sebbene il Senato Accademico dell’Università di Lecce avesse sottoscritto un accordo, una dichiarazione comune con le rappresentanze studentesche di rottura dei rapporti di ricerca con Israele, stanno continuando a presentare dei bandi che favoriscono e agevolano le relazioni di ricerca economica, militare che di fatto vanno a sostenere il genocidio in Palestina. Il fatto che le organizzazioni studentesche si rivolgano a noi e ci sottopongano i loro documenti è una dimostrazione di quello che si può fare e noi immediatamente trasformiamo questo in un’azione, rivolgendo la loro protesta e le ragioni della loro protesta a quelli che presumibilmente governeranno la Puglia nel prossimo quinquennio.

In questo periodo ci sono state mobilitazioni molto combattive in ogni angolo del paese. L’obiettivo di sostenerle, rafforzarle, coordinare e unire queste forze per costruire un fronte, anche oltre la stessa campagna elettorale, è importante e necessario.Oltre a essere un pungolo verso le istituzioni, stante anche la gravità della situazione e la necessità per le masse popolari di avere risposte concrete, come pensate di farlo?

Assolutamente, sono d’accordo su questo. Io credo che il nostro compito, al di là del risultato elettorale – ma a maggior ragione se riusciremo a sfondare lo sbarramento ed entrare nel Consiglio regionale – sia quello di portare le ragioni dei conflitti sociali del nostro territorio, quelli storici ed anche quelli nuovi. E lo dobbiamo fare senza ambiguità: noi siamo dalla parte di chi esige giustizia e uguaglianza, un lavoro dignitoso, una vita sociale sostenibile, meno precaria, un welfare sanitario pubblico che sempre di più viene piegato alle logiche affaristiche speculative.

È in atto uno spostamento di risorse dal civile al militare, voluto anche dall’Unione Europea come i famosi 6.800 miliardi previsti per i prossimi dieci anni che inevitabilmente condizioneranno tutte le scelte politiche anche nei territori. La posta in gioco è altissima, ed è quella, ovviamente, di cacciare questo governo, che è completamente piegato alle esigenze dell’affarismo neoliberista e guerrafondaio e della Nato. La posta in gioco è talmente alta che non possiamo non cogliere tutti gli strumenti, compreso questo elettorale. Infatti quello delle elezioni per noi è uno strumento: non è il fine ma il mezzo attraverso il quale far crescere il tessuto delle relazioni democratiche della Costituzione, per un discorso alternativo politico complessivo che coinvolga soprattutto ciò che si muove spontaneamente alla base e tutti i soggetti sociali che vivono in sofferenza. Dabbiamo raccogliere questo tessuto e trasformarlo in “parola politica” su cui far convergere tutti i soggetti sociali. E’ quello che, permettetemi di dire, le comuniste e i comunisti fanno da sempre, da 180 anni, da quando è stato lanciato il famoso Manifesto del partito comunista, che rimane sempre il nostro progetto e programma.

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