Rilanciamo la nota del gruppo di lavoratori Ferrovieri Contro la Guerra insieme al Coordinamento Antimilitarista Livornese in occasione dell’interruzione del servizio ferroviario tra Pisa e Livorno dal 10 al 20 giugno per il traffico di armi.
In un territorio, quello tra Pisa e Livorno, già da anni, ampliamente militarizzato, si accelerano i processi della filiera della guerra che sempre di più impattano sulla popolazione civile. Dal progetto dell’istallazione della nuova base per il reggimento Tuscania all’ex Cisam di San Piero con dislocazione su Pontedera, al progetto NATO sul canale Navicelli, i lavori per il nuovo Hangar militare all’aeroporto militare di Pisa, il piano per la sede del nuovo quartier generale della NATO nel quartiere Rovezzano di Firenze, il progetto per la nuova Darsena Europa, sono espressione della spirale di guerra in cui il nostro Governo ci trascina.
La normalizzazione della guerra ricade sulla pelle dei lavoratori e del resto delle masse popolari attraverso l’economia di guerra che affama e mina diritti fondamentali, la devastazione ambientale, l’eliminazione di servizi per le masse popolari, come in questo caso, a favore di interessi bellici.
Tuttavia, in ogni contesto in cui si intensificano i processi di guerra, nascono nuovi focolai di lotta: ne sono esempi locali la denuncia del traffico di armi all’aeroporto civile da parte dei lavoratori aeroportuali di Pisa, la battaglia portata avanti dal Movimento No Base – né a Coltano a Altrove, il lavoro di denuncia di insegnanti, genitori e studenti attraverso l’Osservatorio Contro la Militarizzazione delle Scuole, le numerose proteste di studenti medi ed universitari che hanno portato alla rottura di accordi con Israele all’interno delle università, l’attivismo del Gruppo Autonomo Portuali contro la logistica della guerra, la crescente partecipazione della classe operaia alle lotte in solidarietà del popolo palestinese e contro l’economia di guerra. Le recenti mobilitazioni del 2 giugno all’aeroporto militare e all’ex Cisam sono espressione del sommovimento in corso.
La denuncia dei Ferrovieri Contro la Guerra è un esempio del ruolo che i lavoratori hanno e possono avere nella lotta contro la guerra: per boicottare, interrompere la filiera della guerra e imporre le misure che realmente rientrano negli interessi dei lavoratori e del resto delle masse popolari.
Contro la terza guerra mondiale in corso: bloccare il paese!
I lavoratori, a partire dalla classe operaia, possono fermare la guerra. Costruendo in ogni azienda organizzazioni operaie o popolari che, oltre ad occuparsi del proprio posto di lavoro si occupino di dove sta andando il nostro paese, coordinandosi e facendo rete con altre organizzazioni e mobilitandosi per cacciare questo Governo.
A questo proposito, rilanciamo l’invito a partecipare, nell’ambito della Festa federale di Riscossa Popolare (27-28-29 giugno, Unione Operaia di Colonnata, Sesto Fiorentino,Fi), al dibattito del 28 giugno “Lotta contro guerra, NATO e sionismo, quali prospettive per la vittoria”.
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LA GUERRA CI LASCIA A PIEDI
Circolazione ferroviaria CIVILE sospesa tra Pisa e Livorno
La MILITARIZZAZIONE delle ferrovie invece continua
Nelle giornate 10, 12, 13, 17, 18, 19, 20 giugno -dalle ore 9.50 alle ore 12.50- è programmata un’interruzione totale della circolazione ferroviaria tra Pisa e Livorno, con tutti i disagi che questa comporta all’utenza nei termini di mancata fruizione di un servizio pubblico su una linea dove viaggiano numerosi pendolari.
La motivazione “ufficiale” agli altoparlanti delle stazioni è “manutenzione a Tombolo” e sul sito di RFI (Gruppo FSI) è “Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS) eseguirà lavori di completamento del rinnovo degli scambi e dei binari a Tombolo”. Quello che però viene omesso è che l’ultimazione di questi scambi e questi binari (iniziati nel 2017) comporterà un incremento sostanziale al traffico di armi, esplosivi e munizioni tra la stazione ferroviaria di Tombolo, il Canale Navicelli e Camp Darby, il più grande arsenale USA fuori dal suolo statunitense. Una rete ferroviaria civile quindi piegata ai voleri guerrafondai della NATO.
Mentre gli scioperi del personale ferroviario -legittimi e a norma di legge- che vertono su temi quali la sicurezza e la salute vengono ostacolati e gettati in pasto all’opinione pubblica come fonte della mancata circolazione dei treni (ricordiamo che con la legislazione vigente tra uno sciopero e l’altro passano quasi 2 mesi), si tace sull’interruzione del servizio pubblico in funzione della politica bellica e dell’allargamento del conflitto mondiale. Una deriva inaccettabile a cui siamo costretti ad assistere quotidianamente tra la guerra in Ucraina e il genocidio palestinese, senza dimenticare gli altri scontri sparsi nel globo: ben 56 conflitti armati che coinvolgono oltre 92 Paesi!
Il governo italiano non intende restare indietro. Quest’anno la spesa militare ha raggiunto la cifra record di 35 miliardi, e il governo intende aumentarla di 100 miliardi in 10 anni. I piani italiani di riarmo già in corso costano 73 miliardi (fonte Milex), per riempire gli arsenali di munizioni, bombardieri, cannoni, carri armati e fregate lanciamissili. La guerra porta miseria e distruzione anche qui. Una persona su quattro è in povertà, mentre ciò che rimane dei servizi, dalla sanità ai trasporti, viene fatto a pezzi per finanziare il riarmo. Questo territorio, compreso tra il porto di Livorno e l’aeroporto militare di Pisa, è centrale per la logistica della guerra. La guerra inizia anche qui, possiamo fermarla.
Sosteniamo una circolazione ferroviaria civile e sicura.
Contrastiamo l’uso della rete ferroviaria a scopo bellico
Ferrovieri Contro La Guerra
Coordinamento Antimilitarista Livornese

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