Partigiani della pace
Non un uomo, né un soldo, né un metro di suolo per la Terza guerra mondiale
Quando questa manifestazione è stata convocata il mondo era già avviluppato nel vortice della Terza guerra mondiale. Il genocidio contro il popolo palestinese, trasmesso in diretta da tutti i canali del mondo, ne era – ed è ancora – la più drammatica dimostrazione.
In solidarietà al popolo palestinese si è sviluppata negli ultimi due anni una mobilitazione continuativa e crescente che ha obbligato anche una parte della “società civile” e delle “istituzioni democratiche” italiane e internazionali, che fino a quel momento erano rimaste in un imbarazzante e a volte complice silenzio, a prendere posizione.
Proprio mentre la mobilitazione contro il genocidio del popolo palestinese andava allargandosi, lo Stato illegittimo d’Israele e l’amministrazione Trump hanno attaccato l’Iran con il pretesto di una “minaccia nucleare”.
Inutile dire che l’attacco è avvenuto in spregio a ogni procedura e a ogni “diritto internazionale” e che se esiste una minaccia nucleare essa è rappresentata dallo Stato illegittimo d’Israele.
L’attacco all’Iran ha alimentato la spirale della Terza guerra mondiale. Anch’esso avviene in diretta su tutti i canali del mondo e nonostante i tentativi maldestri di ribaltare la realtà attraverso la rivoltante propaganda di guerra, sono ben chiare sia le responsabilità che la posta in gioco.
Trump ha da subito parlato dei bombardamenti contro l’Iran in prima persona (“abbiano conquistato la supremazia nella spazio aereo”); Mertz, il cancelliere tedesco, ammette serenamente che “Israele sta facendo il lavoro sporco per tutti noi”; il governo Meloni mette a disposizione non solo i tromboni della propaganda, ma anche le basi militari, i territori e le infrastrutture che fanno da retroterra all’aviazione israeliana (Sigonella, Aviano…).
Guardiamoci, in questa piazza. Non è il momento di ragionare “sui numeri”, perché saremmo sempre pochi, se l’illusione è quella di essere abbastanza per convincere il governo Meloni a staccare la spina (quella italiana) al riarmo, all’economia di guerra, alla sottomissione alla Nato e alla Ue, alla complicità con i terroristi dello Stato illegittimo d’Israele.
Guardiamoci per dirci la verità. Siamo tutti diversi. Partiti, associazioni, sindacati, movimenti, singole persone che hanno ognuna la propria idea, ognuno fa una propria analisi della situazione, ognuno ha le sue convinzioni politiche, religiose, morali. Ma tutti, tutti, siamo mossi dalla volontà e dalla necessità di FARE QUALCOSA di concreto ed efficace per sottrarre l’Italia dalla complicità con quelli che soffiano sul fuoco della Terza guerra mondiale.
Dobbiamo perseguire la più ampia unità. Ognuno deve contribuire attivamente a sviluppare il movimento unitario, di massa e popolare contro la Terza guerra mondiale. Questo vuol dire imparare a combinare le iniziative dei promotori delle marce pacifiche e delle fiaccolate con le azioni militanti, valorizzare tanto le comunità dei cattolici di base che gli organismi giovanili di movimento. Bisogna valorizzare il contributo di tutti, quale che sia la forma: il movimento contro la guerra, per essere efficace, deve “dilagare” fino a rendere impossibile, o per lo meno molto difficile, il “normale funzionamento” del paese.
Sviluppare il carattere unitario del movimento popolare contro la guerra, quindi, vuol dire anche respingere tutte le manovre sporche, anche quelle travestite da misure necessarie “per il rispetto della legalità”, a cui il governo dei nostalgici del Ventennio farà ricorso nel tentativo di dividerlo tra buoni e cattivi e soffocarlo.
Noi chiamiamo tutti coloro che hanno a cuore lo sviluppo del movimento contro la Terza guerra mondiale e la causa del popolo palestinese a contribuire affinché mille iniziative di base rendano ingestibile il paese al governo Meloni e a tutti gli altri partiti delle Larghe Intese che lavorano per tenere l’Italia sottomessa alla Nato, agli Usa, ai sionisti e alla Ue.
Ci sono già focolai di resistenza in tutto il paese, a partire da coloro che hanno promosso ininterrottamente la mobilitazione contro il genocidio del popolo palestinese negli ultimi due anni.
Ci sono già alcune crepe nel sistema di potere istituzionale (vedi le dichiarazioni dei presidenti dei presidenti delle amministrazioni regionali della Puglia, dell’Emilia Romagna e della Toscana rispetto alla sospensione delle relazioni con Israele, vedi le prese di posizione di molti sindaci, ecc.): bisogna insistere affinché dalle dichiarazioni di principio lo schieramento passi attraversi fatti concreti.
Ci sono piccole – per ora piccole – ma indispensabili avanguardie sui luoghi di lavoro che contrastano il traffico di armi e la militarizzazione: i portuali di Genova e Livorno, i ferrovieri contro la guerra, gli aeroportuali iscritti alla Usb, l’osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell’università. Hanno bisogno del sostegno di massa per sviluppare la loro lotta (che è la lotta di tutti!).
Bisogna essere in tanti a dare vita alla capillare mobilitazione che rende ingestibile il paese ai governi delle Larghe Intese fino a imporre un governo di emergenza popolare, un governo partigiano della pace.
Lo sbocco del movimento contro la Terza guerra mondiale è necessariamente politico perché per raggiungere gli obiettivi che si pone – non un uomo, né un soldo, né un metro di suolo per la Terza guerra mondiale – deve necessariamente arrivare al governo del paese.







Tutte belle parole, tutte opinioni condivisibili. Conclusioni, nemmeno uno straccio di iniziative concrete che diano l’impressione che siamo/ che siete sulla strada non dico giusta, perché le parole sono giuste, ma efficace per dare l’impressione che siamo/siete contagiosi. Scusami, amico, sarei più felice se potessi dire che (per essere pratici), in questo modo riusciremo a liberarci della bamboletta madre, cristiana (sedicente tale) e patriottica. Grazie per questo ulteriore tentativo di capirci e un caro saluto.