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C’è un filo che lega il 25 Aprile del 1945 e il 25 Aprile del 2025. Anzi, il filo si dipana fin da prima, dal lavoro del Pci clandestino ai grandi scioperi del marzo del 1943 contro il fascismo, passa dall’8 settembre, quando inizia la Resistenza su ampia scala, e attraversa le mille manifestazioni di ribellione, di organizzazione e di eroismo, individuale e collettivo, su cui ha marciato la Resistenza fino al 25 Aprile 1945 con la vittoria sul nazifascismo.
E poi il filo prosegue, appunto fino ai giorni nostri. Attraversa i decenni del primo dopoguerra, con le enormi mobilitazioni operaie e popolari per la conquista di diritti e tutele e l’applicazione delle parti progressiste della Costituzione; prosegue con l’assalto al cielo del movimento rivoluzionario degli anni Settanta e continua anche nel periodo della “nera reazione; nonostante le epocali sconfitte, gli attacchi e lo smantellamento dei diritti, la Resistenza continua!
Nel 2008 è iniziata la fase terminale e catastrofica della crisi generale. Gli effetti li abbiamo sotto gli occhi: in questi 20 anni le condizioni di vita e di lavoro sono peggiorate, le conseguenze della devastazione ambientale si combinano con la Terza guerra mondiale che si aggrava.
In Italia la guerra c’è già. È quella delle autorità e delle istituzioni borghesi contro i lavoratori e le masse popolari – morti sul lavoro, morti per malattie curabili e malasanità, migranti morti in mare o lasciati morire nei campi del caporalato, gli studenti ammazzati in alternanza scuola lavoro, i femminicidi… – ed è la guerra combattuta per conto della Nato, dei sionisti, della Ue – contro la Federazione Russa in Ucraina, contro il popolo palestinese…–.
Dal 2008 sono finite tutte le pantomime dietro cui la classe dominante mascherava il suo ruolo e gli effetti distruttivi del suo dominio sulla società.
L’Italia è assediata da una forza occupante che opera indisturbata in ragione di una sua propria legalità che impone a tutti, prospera sottomettendo le masse popolari e pretende di non rispondere delle conseguenze delle proprie azioni. Sono gli speculatori, gli amministratori delegati delle grandi aziende pubbliche e private, chi fa affari con la guerra, i servi della Nato, dei sionisti e della Ue, i padroni e i capitalisti in generale.
Negli ultimi anni, questa forza occupante si è messa alla testa dei tentativi di recidere il filo che lega il 25 Aprile del 1945 con la situazione politica del nostro paese e con la lotta di classe in corso.
Si è messa alla testa dei tentativi di trasformare il 25 Aprile nella passerella dei guerrafondai e dei criminali di guerra, ne ha fatto megafono della Nato e della Ue. Si è messa alla testa dei tentativi di sdoganare e sostenere i criminali sionisti che stanno conducendo il genocidio in Palestina. Da anni, per loro, il 25 Aprile è solo campo di strumentalizzazione politica, è uno sfregio alla Resistenza, è uno sfregio ai partigiani e alle partigiane che si sono sacrificati per il futuro del nostro paese, è un ingrediente della loro propaganda guerrafondaia, classista e razzista. Da anni i lacché della forza occupante pretendono di essere l’unica voce del 25 Aprile: da una parte ci provano con il sostegno dei loro uomini inseriti nelle istituzioni, nei vertici dei “partiti di opposizione” (primo fra tutti il Pd) e nei vertici delle grandi associazioni nazionali (prima fra tutte l’Anpi) e dall’altra ci provano con la violenza poliziesca e squadrista. Ma la Resistenza non è cosa loro.
La Resistenza è stata il punto più alto raggiunto dalla classe operaia italiana nella sua lotta per il potere. La liberazione dal nazifascismo non fu però liberazione dal capitalismo e dall’imperialismo, motivo per cui oggi, ottant’anni dopo, serve una nuova liberazione.
Ecco il filo rosso che lega il 25 Aprile del 1945 con il 25 Aprile del 2025: serve riprendere il cammino interrotto dai partigiani e portarlo a compimento, serve rovesciare il sistema politico delle Larghe Intese e imporre un governo di emergenza delle masse popolari organizzate.
Ce n’è bisogno, serve ed è urgente. Perché serve un governo che imponga misure di emergenza per interrompere il vortice della Terza guerra mondiale che il governo Meloni e il Pd alimentano; serve un governo partigiano che sostenga la liberazione della Palestina; serve un governo che imponga misure straordinarie contro la chiusura o delocalizzazioni delle aziende e la strage di posti di lavoro, serve un governo che garantisca a ogni adulto un lavoro utile, dignitoso e sicuro.
Serve, dunque, che il filo rosso che lega il 25 Aprile 1945 e il 25 Aprile 2025 si manifesti in ogni piazza. Serve che da ogni piazza siano cacciati gli usurpatori della Resistenza, i loro servi, i guerrafondai, i sostenitori del genocidio in Palestina e delle guerre della Nato e Ue. Che sia cacciato chi ammicca ai padroni italiani e stranieri e invoca l’Ue per imporre nuove misure di lacrime e sangue.
Che il movimento operaio e popolare, solidale e internazionalista prenda il capo di questo filo rosso e lo porti alla testa di ogni manifestazione, di ogni celebrazione, di ogni iniziativa pubblica.
Serve alzare in ogni piazza la bandiera della nuova liberazione.






