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[Firenze] Sulla situazione a Sollicciano e la legittima rivolta dei detenuti

Federazione Toscana by Federazione Toscana
Luglio 5, 2024
in Federazione Toscana, Federazione Toscana
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5.07.2024

Due sezioni del carcere di Sollicciano a Firenze sono in rivolta. A fare da detonatore è stato il suicidio di un detenuto ventenne oltre le inumane condizioni del carcere. E’ l’ennesimo episodio di una lunghissima strage: in poco più di un anno, da gennaio 2023 a marzo 2024, negli istituti penitenziari italiani si sono verificati oltre 100 suicidi, con un’età media di soli 38 anni. Almeno 22 tra le oltre 100 persone che si sono suicidate avrebbero sofferto di patologie psichiatriche, che dilagano negli istituti penitenziari di tutto il Paese.

Non fa che peggiorare poi la situazione legata al tasso di sovraffollamento carcerario, vicino a una media del 120% a livello nazionale. Il sovraffollamento è dovuto anche al fatto che la possibilità di accedere a percorsi di risocializzazione extra-muraria è ormai al lumicino e l’accesso a misure alternative è ridotta sia per la mancanza di progetti in tal senso, sia per l’allungamento dei reati ostativi, ovvero di quei reati che non consentono l’accesso a misure alternative.

Ma la disperazione non risparmia nemmeno chi dovrebbe garantire la sicurezza: cinque agenti di polizia penitenziaria si sono uccisi dall’inizio dell’anno, un dato che sottolinea come la crisi pervada tutti i livelli del sistema carcerario.

Anziché intervenire sulle reali cause delle disastrose condizioni di detenzione, l’obiettivo che si prefigge il governo, tramite il disegno di legge governativo n. 1660 è quello di potenziare gli strumenti di repressione all’interno delle carceri. L’obiettivo viene perseguito introducendo due nuovi reati: la modifica dell’art. 415 del codice penale che punisce l’istigazione a disobbedire alle leggi di ordine pubblico con la pena della reclusione da 6 mesi a 5 anni: nell’articolo viene inserito un nuovo comma ai sensi del quale: “la pena è aumentata se il fatto è commesso all’interno di un istituto penitenziario ovvero a mezzo di scritti o comunicazioni dirette a persone detenute”.

La seconda modifica introduce una nuova fattispecie di reato che verrà contenuta nel nuovo articolo 415 bis intitolato: “Rivolta in istituto penitenziario” che sanziona fino a otto anni anche tre persone che con resistenza passiva e non violenta disobbediscono a un ordine dell’autorità. Per il solo fatto di partecipare alla rivolta la pena è della reclusione da uno a cinque anni.

Entrambi i nuovi reati sono inseriti nell’interminabile elenco dei reati ostativi alla concessione delle misure alternative al carcere. Punendo anche le proteste non violente alle persone detenute non rimarrà che il proprio corpo per attirare l’attenzione sulle tante carenze del sistema penitenziario con un presumibile aumento di atti di autolesionismo e suicidi!

Le proteste di queste ore nel carcere di Sollicciano sono la risposta, sacrosanta e legittima dei detenuti a tutela dei propri diritti a cui si affianca l’azione altrettanto legittima di chi da fuori sta portando loro solidarietà e appoggio.

Le istituzioni a partire dal presidente del Quartiere 4 e soprattutto dalla neo-eletta sindaca Sara Funaro anziché limitarsi alle chiacchere o fare da scaricabarile sul governo nazionale devono darsi da fare recandosi a Sollicciano, chiamando un tavolo urgente con le associazioni a tutela e difesa dei detenuti per adottare misure urgenti e immediate, per alleviare le condizioni della popolazione carceraria, come alcune di quelle indicate dall’associazione Antigone per esempio.

Bisogna rendere inapplicabile quanto prescritto dal ddl 1660 difendere le conquiste già strappate e strapparne di nuove come pene alternative alla detenzione, l’indulto per chi è vicino al fine pena, l’amnistia per reati minori e condizioni di vita dignitose anche nelle carceri, e al contempo proseguire nella lotta contro l’intero sistema carcerario che non è in grado né di rieducare né di garantire sufficienti tutele (né ai detenuti e nemmeno a coloro che ci lavorano).

Un sistema sociale che permette la morte di chi è sotto la responsabilità delle sue autorità, non è in grado di garantire condizioni di vita dignitose per le masse popolari, perché la sua classe dirigente per sua natura sopravvive sulle pelle di lavoratori e delle masse popolari.

Ai detenuti, ai loro familiari e ai comitati di solidarietà con i detenuti esprimiamo il nostro appoggio!

Federazione Toscana del P.CARC

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