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I sionisti stanno perdendo la guerra

Teresa Noce by Teresa Noce
Aprile 29, 2024
in Resistenza n. 5/2024
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Il 14 aprile ci siamo svegliati con la notizia dell’attacco condotto dall’Iran contro Israele con più di trecento tra droni e missili, come ritorsione al bombardamento da parte dei sionisti dell’ambasciata iraniana in Siria il 1° aprile.

Questo scambio di attacchi tra Israele e Iran rappresenta una svolta nel processo di allargamento del conflitto, che si realizza però in un contesto ben più ampio: in questi mesi gli imperialisti hanno messo il piede sull’acceleratore nelle loro manovre per portare il mondo intero verso la guerra, in un crescendo di provocazioni condotte su tutti i fronti.

Nell’ultimo periodo, infatti, è sempre più evidente la debolezza degli imperialisti, paralizzati dalla guerra per bande al loro interno, dall’opposizione delle masse popolari dei loro stessi paesi alla guerra, dalla crescente ribellione dei popoli di tutto il mondo al loro dominio.

Nelle istituzioni internazionali, dove prima facevano il bello e il cattivo tempo, si moltiplicano ora le risoluzioni contro il massacro perpetrato dai sionisti a Gaza, la Corte Internazionale di Giustizia ha accettato la richiesta del Sud Africa di processare Israele per genocidio e il 2024 si è aperto con l’ingresso nei Brics di cinque nuovi paesi (Etiopia, Egitto, Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti).

Sugli stessi giornali dove fino all’anno scorso leggevamo articoli che ci spiegavano come fosse imminente la sconfitta dei russi, leggiamo ora titoli che prevedono il probabile crollo delle truppe del regime Zelensky questa estate.

E sul fronte della guerra in Medio Oriente, addirittura il quotidiano israeliano Hareetz l’11 aprile ha titolato: “Dire ciò che non si può dire: Israele è stato sconfitto – una sconfitta totale. Gli obiettivi della guerra non saranno raggiunti, gli ostaggi non saranno restituiti attraverso la pressione militare, la sicurezza non sarà ripristinata e l’ostracismo internazionale di Israele non finirà”.

Insomma, gli imperialisti sono in crescente difficoltà. Impantanati a Gaza e in Yemen, con il fronte ucraino che sembra sul punto di crollare, e sempre più isolati a livello internazionale. Provano, quindi, a rilanciare con una nuova stagione di provocazioni, nella speranza di compattare il fronte interno e far valere il proprio potenziale militare arrivando a uno scontro diretto con i bersagli “di grosso calibro” della guerra che promuovono in tutto il mondo: Iran, Federazione Russa e, soprattutto, Repubblica Popolare Cinese.

Riportiamo, di seguito, gli avvenimenti principali.

A dicembre dello scorso anno il Mossad assassina due membri delle Guardie della Rivoluzione in Siria.

Il 3 gennaio, a Kerman, in Iran, un’attentato fa 84 morti e 284 feriti tra la folla che si era radunata presso la tomba del generale Soleimani per l’anniversario della sua morte (avvenuta a opera degli Usa nel 2020). L’azione è rivendicata dall’Isis, ma Teheran non ha dubbi: i responsabili sono gli imperialisti Usa e sionisti.

L’Iran reagisce il 16 gennaio, bombardando una base del Mossad in Iraq.

Nel frattempo, sul fronte della guerra in Ucraina, gli attacchi in territorio russo si spingono sempre più in profondità, fino al bombardamento del 15 marzo sulla raffineria di Rjazan, a 200 chilometri a sud di Mosca. Sempre nel mese di marzo vengono pubblicate le dichiarazioni di Macron, che paventa l’invio di truppe Nato in Ucraina, e dei vertici della commissione Ue, che dichiarano che l’Europa deve prepararsi a un conflitto aperto contro la Russia.

Il 22 marzo uomini armati sparano sulla folla nella sala concerti del Crocus City Hall a Mosca, dopodiché danno fuoco all’edificio, causando oltre 140 morti e centinaia di feriti. L’attentato è ancora una volta rivendicato dall’Isis, ma le autorità russe accusano il regime Zelensky, gli imperialisti Usa e Ue.

Il 1 aprile i sionisti bombardano l’ambasciata iraniana a Damasco, uccidendo tredici persone, tra cui un generale delle Guardie della Rivoluzione. È un attacco verso quello che formalmente è suolo iraniano e in aperta violazione della sovranità siriana.

L’Iran reagisce nella notte tra il 13 e il 14 aprile, lanciando più di 300 tra missili e droni contro Israele. L’attacco è una ritorsione dovuta, ma non ha chiaramente l’intenzione di scatenare un’escalation e le seguenti dichiarazioni del governo iraniano confermano questa linea.

Nella notte tra il 17 e il 18 aprile i sionisti rilanciano, bombardando con droni una base militare sul territorio iraniano, nei pressi di impianti nucleari.

Il giorno dopo, il 19 aprile, viene bombardata una base delle Forze di mobilitazione popolare irachene, milizia sciita inquadrata nello Stato iracheno. Imperialisti Usa e sionisti negano ogni responsabilità, che invece viene loro addebitata dalle forze della Resistenza Islamica in Iraq, che rispondono il giorno stesso con un attacco di droni contro Israele.

Nel frattempo si intensificano anche le manovre per preparare lo scontro contro la Repubblica Popolare Cinese. L’11 aprile Biden incontra il presidente giapponese Kishida e quello filippino Marcos per rafforzare l’alleanza e la cooperazione militare in funzione anti cinese. Nei giorni successivi rilascia dichiarazioni in cui annuncia che triplicherà i dazi sull’acciaio e alluminio cinesi.

Infine, il 20 aprile, il Congresso Usa approva quattro disegni di legge che rappresentano una sintesi della politica bellicista di Washington: 60 miliardi per finanziare il regime Zelensky e la guerra contro la Federazione Russa, 26 per finanziare i sionisti e il genocidio palestinese, 8 per finanziare Taiwan e preparare la guerra contro la Repubblica Popolare Cinese. Il tutto condito con nuove provocazioni: la messa al bando di Tik Tok, l’utilizzo degli asset russi congelati per promuovere la guerra in Ucraina, l’imposizione di nuove sanzioni a Mosca, Teheran e Pechino.

Come possiamo vedere, le difficoltà degli imperialisti, la crescente forza dei paesi che si oppongono al loro dominio, determinati a non subire più passivamente ogni provocazione, non ci portano verso un più pacifico mondo multipolare, ma verso una nuova guerra mondiale, perché gli imperialisti non hanno altra strada per uscire dalla propria crisi che estendere il conflitto.

Le condizioni che alimentano la guerra sono però le stesse che concorrono a creare una situazione rivoluzionaria. Solo la vittoria della rivoluzione socialista nei paesi imperialisti può anticipare o mettere fine alla guerra. Quale via imboccherà la storia dipende da noi comunisti.

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