Il padrone manda le lettere di licenziamento

Aggiornamenti dalla ex Gkn

A più di due anni dalla chiusura dello stabilimento Gkn di Campi Bisenzio (FI), la nuova proprietà Qf di Francesco Borgomeo, con l’avallo dei vari governi e istituzioni e dopo aver messo in liquidazione la società, ha riaperto la procedura di licenziamento collettivo. Ma quando hanno ricevuto la comunicazione gli operai non sono rimasti a guardare: dopo un’assemblea in fabbrica, sono scesi in strada e hanno fatto sentire la loro voce nel quartiere di Rifredi e nel polo universitario Morgagni a Firenze, dove hanno improvvisato un corteo e tenuto dei comizi. Hanno poi lanciato per il 5 novembre una giornata di lotta in fabbrica, sostenuti dall’ampia cerchia di solidali che si sono compattati nel tempo attorno alla loro vertenza.

Quando Borgomeo fu presentato come “il cavaliere bianco” che avrebbe salvato la situazione, all’unanimità politici e amministratori locali, con il benestare della Fiom, raccontavano la storiella della reindustrializzazione dietro l’angolo. Secondo loro, tutto si sarebbe risolto se gli operai avessero lasciato il presidio permanente dentro lo stabilimento. È stata solo la lotta e l’organizzazione dei lavoratori che ha permesso, in questi due anni e mezzo, di respingere ogni tentativo di raggiro. E non avendo più carte da giocare il padrone ha oggi riaperto la procedura di licenziamento per i 185 lavoratori rimasti.

Questo dimostra da un verso che non c’è mai stata nessuna intenzione di riaprire la fabbrica e rimettere a lavoro gli operai, sia da parte della nuova società che da parte di tutti i suoi sponsor politici e sindacali e, dall’altro, che il piano per la reindustrializzazione dal basso portato avanti dagli operai è l’unico che può portare effettivamente alla riapertura dello stabilimento e al salvataggio dei posti di lavoro.

Infatti i lavoratori hanno un piano e in questi anni il lavoro per la sua attuazione è stato un continuo crescendo. L’istituzione della Società Operaia di Mutuo Soccorso, della Cooperativa Operaia e adesso dell’azionariato popolare, oltre alle decine di attività e iniziative svolte dentro lo stabilimento ex Gkn e fuori, hanno portato il Collettivo di Fabbrica a ragionare su due progetti per rilanciare la reindustrializzazione dal basso: la cargo-bike e il fotovoltaico.

Quello che ha fatto più strada finora è il progetto delle cargo-bike. Sono stati già prodotti diversi prototipi e gli operai stanno individuando spazi di mercato adeguati sia al prodotto in sé che ai principi fondanti della cooperativa operaia.

Ma non sono solo competenza e buone intenzioni a distinguere i progetti degli operai da quelli dei padroni. A dare un futuro allo stabilimento, e in generale al territorio, ci sono la solidarietà di classe e la convergenza con altre lotte e mobilitazioni che il Collettivo di Fabbrica ha sempre sostenuto, ancora prima che chiudesse lo stabilimento. È questo che fa la differenza.

Di particolare importanza la convergenza – fatta di sostegno reciproco e incondizionato e di iniziative comuni – con il Si Cobas locale, che sta affrontando diverse vertenze sul territorio.

Una delle più importanti è quella dei facchini di Mondo Convenienza (della quale abbiamo scritto sul numero scorso del giornale) che da giugno sono in sciopero per chiedere il rispetto del Ccnl e ora anche il reintegro dei lavoratori licenziati proprio a seguito di esso. Uno sciopero durissimo, fatto di sgomberi quotidiani e cariche del picchetto per far passare i camion che consegnano le merci, di tavoli di trattativa andati a vuoto e interferenze della Cgil, unico sindacato che l’azienda riconosce e con cui è disposta trattare, nonostante non abbia nessun iscritto tra i lavoratori in sciopero. Tutto questo mentre i vertici di Mondo Convenienza sono finiti in tribunale e rinviati a giudizio dopo i controlli dell’Antitrust. Mentre scriviamo la vertenza è ancora aperta e i lavoratori sono ancora in presidio permanente davanti ai cancelli.

Entrambe queste lotte, esempi della determinazione e della perseveranza dei lavoratori, sono il germoglio sano del futuro del territorio. Entrambe contribuiscono a sedimentare la consapevolezza che la classe operaia non può essere fermata quando imbraccia l’arma della solidarietà di classe. Si può perdere la singola battaglia, ma è la guerra quella che conta e sta a noi, a tutti noi, condurla fino a vincerla.

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