CGIL. Un referendum per lo sciopero generale

Nel momento in cui scriviamo la Cgil sta preparando la manifestazione del 7 ottobre con assemblee sui posti di lavoro e – secondo fonti del sindacato – contestualmente sta consultando gli iscritti con un referendum per sapere se proclamare o meno lo sciopero generale.

Non ci interessa affatto criticare “da sinistra” la dirigenza della Cgil – anzi è molto positiva la manifestazione del 7 ottobre e sarebbe ottima la proclamazione dello sciopero generale. Rivolgiamo tre riflessioni ai lavoratori, iscritti o meno alla Cgil, che si pongono la questione della mobilitazione operaia e popolare contro il governo Meloni e contro le sue misure, che riversano su chi lavora tutti gli effetti della crisi.

a. l’atteggiamento della dirigenza della Cgil, che indice un referendum per decidere se proclamare lo sciopero generale, è una manifestazione di irresponsabilità. È il sindacato che deve dire ai lavoratori cosa fare e come farlo, che deve perseguire una linea, promuovere una piattaforma, dare prospettive e chiamare alla lotta. Per quale motivo la dirigenza della Cgil pensa che a fare ciò debbano essere i lavoratori?

Se dal generale si scende al particolare e “dal grande” si ragiona “sul piccolo” il discorso è sempre e comunque valido: chi vuole avere un ruolo positivo in questa fase deve assumersi la responsabilità di dire ai lavoratori cosa fare e come farlo.

b. Fra i motivi per cui la Cgil non ha dato seguito alla proclamazione dello sciopero generale fino a oggi è stato più volte detto dalla dirigenza che lo sciopero generale è un’arma potente… e se non basta cosa si fa dopo? Ma il discorso da fare è esattamente l’opposto: la Cgil cos’è disposta a mettere in campo per ottenere quello che rivendica? Il sindacato Usa Uaw e i metalmeccanici statunitensi, proprio in queste settimane, stanno dimostrando che dopo uno sciopero, se non si ottiene ciò che si rivendica, si fa un altro sciopero e poi un altro e un altro ancora. Quello che fa la differenza è che l’organizzazione sindacale si prende la responsabilità (e si dà i mezzi) di mobilitare i lavoratori fino a vincere.

c. “E se proclamiamo sciopero, ma i lavoratori non scioperano?”. Terza motivazione per cui anziché la proclamazione dello sciopero generale la Cgil procede con un referendum… ma anche in questo caso il ragionamento è da capovolgere! Cosa fa il sindacato per far riuscire lo sciopero? Come lo prepara? Come spinge i lavoratori ad aderire? Certo, dopo aver fatto azione di pompieraggio per molti anni e su molti fronti, il dubbio sul successo dello sciopero è lecito, ma – si torna al solito discorso – la responsabilità del successo o meno è di chi lo proclama, è una responsabilità che non si può scaricare sugli iscritti.

Nell’editoriale del numero 9/2023 di Resistenza abbiamo fatto un ragionamento sulle tendenze a “rappresentare il conflitto”, anziché svilupparlo, promosse dalla sinistra borghese. Quindi le raccolte di firme prendono il posto delle iniziative di lotta e il referendum sullo sciopero generale prende il posto della proclamazione dello sciopero generale. In ogni caso i fatti hanno la testa dura: quello che pesa, che cambia le cose, è che siano presenti e attivi organismi capaci di cogliere tutte le occasioni per far prevalere la via della mobilitazione su quella che tende a rappresentare la mobilitazione. Dove non ci sono, questi organismi vanno creati. Dove ci sono, vanno sostenuti affinché con la loro azione approfittino ANCHE del referendum indetto dalla Cgil per chiamare alla lotta i lavoratori e le masse popolari. E un discorso analogo deve essere fatto anche a fronte delle contraddizioni a mobilitarsi in modo unitario dei sindacati di base che proclamano uno sciopero per il 20 ottobre.

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