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Alla Marelli di Bologna. Convergere per insorgere

Teresa Noce by Teresa Noce
Ottobre 3, 2023
in Resistenza n. 10/2023
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Il tentativo di chiusura dello stabilimento Magneti Marelli a Crevalcore è un ulteriore passo nello smantellamento del settore auto in Italia. Basta guardare alla storia del gruppo ex Fiat, diventata Fca prima e Stellantis poi. Infatti, il marchio Magneti Marelli è stato liquidato dagli Agnelli-Elkan nel 2019-2020: un’operazione in linea con un progetto che perseguono da quarant’anni e cioè uscire dal settore industriale per trasformarsi sempre più in un colosso finanziario internazionale. Un’altra operazione di questo tipo, per esempio, fu la manovra dello scorporo tra Iveco e Cnh. 

Quanto avviene oggi a Crevalcore, cioè, non è un caso isolato. Lo dimostrano anche le recenti crisi aziendali dell’ex Gkn di Campi Bisenzio (FI) o, per restare sul nostro territorio, quella della ex BreadaMenarinibus (oggi IIA – Industria Italiana Autobus). In tutta Europa è in atto un processo di questo genere nei principali settori manifatturieri, dalla siderurgia al settore della produzione degli elettrodomestici. Tramite multinazionali manifatturiere, fondi di investimento Usa (e non solo) comprano in Italia, Francia, ecc. aziende industriali allo scopo principale di delocalizzarle nei paesi dell’Europa orientale o in Asia e in Africa. 

Nel caso dello stabilimento di Crevalcore non bisogna guardare solo alla dichiarata volontà di spostare la produzione nello stabilimento di Bari: la Marelli è una multinazionale che ha stabilimenti in tutto il mondo. L’intento complessivo è delocalizzare tutto quello che riescono a delocalizzare in paesi dove possono ricavare maggiori profitti da destinare alle loro attività speculative, le quali sole garantiscono rendimenti adeguati considerata la massa dei capitali messi in moto. Ecco spiegata la “scarsa propensione” all’investimento nella conversione green! Arrivano, depredano e se ne vanno. Cercare di ottenere da questa gente la disponibilità a fare investimenti che tengano conto delle esigenze produttive della collettività (produrre quello serve, in questo caso veicoli ecologici) e la tutela dei posti di lavoro è come aspettarsi che uno sciacallo mangi insalata.

Per capirsi il fondo di investimenti che controlla la Marelli, Kohlberg Kravis Roberts (Kkr), ha acquisito la Marelli per 5,8 miliardi di euro, ma gestisce oggi circa 510 miliardi di patrimonio. Al 31 dicembre 2022 erano 127 le aziende in portafoglio nei suoi fondi e generavano in totale circa 288 miliardi di dollari di rendite per i suoi “investitori”. (…)

Che oggi procedano in quest’opera di devastazione e saccheggio della produzione adducendo come causa la crescita del costo dell’energia, come fanno alla Marelli, diretta conseguenza della (loro) speculazione sulle materie prime collegata alla guerra in Ucraina cos’altro è, infatti, se non propaganda di guerra? 

Che cosa significa tutto questo per i lavoratori italiani e per tutti coloro che nel nostro paese non vogliono chinare la testa di fronte alle scorribande degli sciacalli nostrani e stranieri e aspirano a riportare l’Italia sul cammino di civiltà e progresso di cui è degna? 

Innanzitutto, i lavoratori della Gkn hanno dimostrato che un gruppo di lavoratori organizzati e determinati a fare della lotta una questione di ordine pubblico, una questione politica che riguarda tutto il territorio, possono far traballare il gigante dai piedi di argilla. Una via è stata aperta: si tratta per ogni lavoratore disposto a mobilitarsi, di percorrerla. Non accontentarsi di Cig e altri ammortizzatori sociali ma fare di ogni azienda minacciata di delocalizzazione, chiusura, ristrutturazione un centro promotore della lotta contro lo smantellamento dell’apparato produttivo del nostro paese!

Quanto vale per i lavoratori della Marelli vale per i lavoratori IIA, della Tim (su cui Kkr sta allungando le grinfie) o di qualsiasi altra azienda destinata a entrare nel tritacarne della speculazione finanziaria: non aspettare l’avvio di una vertenza, organizzarsi per tempo (non importa se all’inizio si è in pochi) e partire dall’appartenenza di classe non dalla tessera sindacale né dalla posizione politica. Questo è un grande insegnamento che ci arriva dall’esperienza dei Consigli di Fabbrica degli anni Settanta!

(…) La Marelli è del territorio, che il territorio insorga al suo fianco. Che ogni organizzazione, coerentemente con la propria natura e le proprie forze, metta in moto la solidarietà verso i lavoratori Marelli, manifesti pubblicamente il proprio sostegno con comunicati, organizzi iniziative con la partecipazione dei lavoratori, partecipi al loro presidio. 

Partecipare ed estendere lo sciopero indetto dai lavoratori della Marelli, alla manifestazione nazionale indetta per il 7 ottobre dalla Cgil e allo sciopero proclamato per il 20 ottobre dai sindacati di base, costruire sul territorio le tappe di avvicinamento in modo che queste date non si risolvano in passerelle, ma siano la base per azioni successive e concatenate (…)

Dal comunicato della Sezione di Bologna del P.CARC del 22 settembre 2023

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