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Sinergia e concatenazione

Teresa Noce by Teresa Noce
Agosto 31, 2023
in Resistenza n. 9/2023
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Il 7 ottobre 2023 a Roma ci sarà una manifestazione “per il lavoro, contro la precarietà, per la difesa e l’attuazione della Costituzione, contro l’autonomia differenziata e lo stravolgimento della nostra Repubblica parlamentare” indetta da Cgil, Anpi, Acli, Arci, Emergency, Libera, Antigone e da una miriade di associazioni più o meno diffuse a livello nazionale. L’appello di indizione rivendica un modello sociale fondato su “uguaglianza, solidarietà, accoglienza e partecipazione (…) l’antitesi del modello che vuole realizzare l’attuale maggioranza di governo” (da “La Via Maestra – appello per la manifestazione nazionale del 7 ottobre a Roma” – www.cgil.it)

Due settimane dopo, il 20 ottobre, ci sarà lo sciopero generale del sindacalismo di base indetto da Adl Cobas, Cub, Sgb e Si Cobas. Le parole d’ordine sono nettamente contro il governo Meloni e si punta a costruire “una giornata di lotta che, a partire dai luoghi di lavoro e dal protagonismo dei lavoratori e dei disoccupati, punterà ad attraversare e fondersi con l’opposizione sociale al governo Meloni che in questi mesi si sta sviluppando sui territori sul No al riarmo e alle spese militari, contro le devastazioni ambientali e la catastrofe climatica prodotta dal modello di sviluppo capitalista e contro le politiche razziste, sessiste e reazionarie dell’attuale Esecutivo” (da “20 ottobre 2023: Sciopero Generale del sindacalismo di base” – www.cub.it)

Ecco due occasioni per avanzare nella costruzione dello sbocco politico necessario a dare una svolta al nostro paese! È così perché le misure che vengono chieste, rivendicate, pretese, per essere messe in pratica necessitano di provvedimenti di tipo politico e dunque di un governo disposto ad attuarle. Quel governo non sarà quello Meloni: il suo compito è l’esecuzione dell’agenda Draghi e la fase economica non offre spazio a mediazioni che possano andare a favore delle masse popolari.

I due appuntamenti si differenziano principalmente per la diversa natura dei promotori. Quella del 7 ottobre è una mobilitazione promossa da un ventaglio di organismi di massa e associazioni che hanno caratteristiche quasi istituzionali (la Cgil è un sindacato di regime a tutti gli effetti), ma che hanno una composizione sociale di base che subisce gli effetti della crisi ed è spinta a mobilitarsi.

Lo sciopero generale del 20 è promosso da sindacati animati da lavoratori combattivi, che di fronte alla crisi sono spinti a cercare la via per riconquistare i diritti perduti.

Il tratto che le accomuna è che entrambe avanzano rivendicazioni che per essere soddisfatte spingono sul terreno politico e che tutte e due porteranno in piazza alcune migliaia di proletari.

I promotori dei diversi appuntamenti tenderanno, se restano in un’ottica rivendicativa, a contrapporsi fra loro. Gli uni diranno che la giornata del 7 ottobre è promossa da soggetti venduti o collusi con il polo Pd delle Larghe Intese, gli altri che quella del 20 ottobre sarà una mobilitazione velleitaria, estremista e minoritaria.

Prestare orecchio a queste polemiche e schierarsi a favore dell’una o dell’altra porta acqua solo al mulino dei padroni. Entrambe le date guardano alla classe operaia e alle masse popolari e possono incidere positivamente sulla lotta di classe in corso nel paese. Se questo accadrà o meno dipende da quanto e con che orientamento ci intervengono i comunisti.

A tutti gli scettici diciamo: provate a chiedervi a chi giova avere quelle due piazze vuote, disertate dai lavoratori. Il fallimento di quelle manifestazioni sarebbe la foglia di fico degli opportunisti che potranno dire: “ci abbiamo provato, ma le masse non ci hanno seguito!”. La riuscita di ognuna delle mobilitazioni su quelle parole d’ordine è invece una leva per smascherare chi non intende essere conseguente con quanto proclama.

Queste date sono due occasioni che i comunisti hanno per costruire altrettante tappe di un preciso percorso unitario. Nell’articolo “Hasta la victoria siempre!”, in prima pagina, si dice che la manifestazione del 7 ottobre deve essere utilizzata per promuovere lo sciopero generale del 20. Perché?

Perché alle parole d’ordine politiche va data concretezza. Se diciamo che serve un governo che le realizzi e che questo governo non sarà certo quello Meloni, allora cos’è necessario fare per essere conseguenti? Si deve costruire una mobilitazione ampia e capillare che, rendendo ingovernabile il paese, imponga un governo di emergenza popolare. I comunisti devono promuovere la partecipazione al 7 ottobre su queste parole d’ordine ed evidenziare che non basta un giorno di protesta, ma serve scioperare anche il 20 ottobre, per dare continuità a un percorso che si pone l’obiettivo suddetto.

Abbiamo citato due date, ma altre possono e devono rientrare in questo processo di trasformazione politica del paese: dalla mobilitazione contro la guerra del 4 novembre lanciata dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole, alle manifestazioni contro l’abolizione del Reddito di Cittadinanza, in particolare quella che si terrà a Roma il 20 settembre.

Il nocciolo del discorso è lavorare per costruire organizzazione, utilizzare ogni chiamata alla mobilitazione popolare per indirizzarla verso l’obiettivo del governo del paese, per innalzare la coscienza di questa necessità. Se facciamo questo su larga scala magari il governo Meloni non cadrà subito il 21 ottobre, ma sarà cresciuto il livello di mobilitazione, di organizzazione popolare e di unità d’azione verso un obiettivo politico condiviso. Un processo che, se perseguito con costanza, ci permetterà di conseguire i risultati più ambiziosi.

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