Riprendiamo la mobilitazione contro il carovita!

0,86 euro: è quanto costerebbe oggi un litro di benzina senza Iva e accise. Al distributore, invece, un automobilista paga (a fine agosto) in media 1,95 euro al litro, ovvero più del doppio. Solo nella settimana di ferragosto, nella quale i prezzi sono schizzati alle stelle (che caso!), lo Stato ha incassato un extragettito di 2,2 miliardi dalla vendita di carburante.

Ricordiamo solo che Giorgia Meloni, Matteo Salvini e il resto della loro cricca hanno fatto per anni campagne elettorali denunciando i prezzi fuori controllo della benzina e promettendo decisi tagli delle accise. Tutte chiacchiere! Una volta al governo, hanno addirittura eliminato il bonus carburante di 30 centesimi al litro introdotto da Draghi!

Un’ulteriore riprova questa che nessun partito e governo delle Larghe Intese farà mai gli interessi delle masse popolari. Un’ulteriore riprova che sono le masse popolari a doversi mobilitare per difendere i propri diritti e cacciare il governo Meloni.

Il caro-benzina, unito al caro-affitti, al caro-bollette, al caro-spesa deve diventare una leva per riprendere con maggiore slancio le mobilitazioni contro il carovita – in realtà mai sopite – che lo scorso autunno hanno dato forma alla campagna Noi Non Paghiamo, contro i prezzi folli di gas ed energia elettrica. Oggi, rispetto a un anno fa, le condizioni di vita delle masse popolari sono complessivamente peggiorate e i presupposti per una mobilitazione sul carovita sono addirittura maggiori. Ai problemi già citati si devono necessariamente aggiungere il prosieguo dello smantellamento di tutti i servizi pubblici e delle misure di sostegno alla parte più povera della popolazione (come l’eliminazione del Reddito di Cittadinanza), le condizioni di lavoro sempre peggiori e, non ultima, la guerra della Nato contro la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Cinese che coinvolge sempre di più il nostro paese.

Per questo è necessario non solo rilanciare le mobilitazioni contro il carovita, ma anche estenderle ad altri ambiti e usarle per farla finita con le politiche e i governi delle Larghe Intese. Ovunque si sviluppa la mobilitazione e l’organizzazione dal basso dei lavoratori, degli studenti e del resto dei cittadini, le cose prendono un’altra piega e mostrano a chi vi partecipa che è possibile gestire la società in modo diverso.

Prendiamo le Brigate di Solidarietà nate durante il periodo del Covid per occuparsi delle masse popolari in difficoltà anche solo a fare la spesa: se non fosse stato per loro, migliaia di persone non avrebbero potuto fare fronte al completo abbandono delle “istituzioni competenti”. Oggi molte Brigate, che hanno avuto il merito di assistere le masse popolari, e spesso anche di organizzarle per far valere i loro diritti, continuano il loro lavoro perché “l’emergenza” si è trasformata in “normalità”. È dagli organismi popolari come questi che dobbiamo ripartire e sviluppare la mobilitazione!

Il carovita è una delle basi materiali e oggettive da cui si sviluppa spontaneamente la mobilitazione delle masse popolari, visto che una persona su due (fonte AstraRicerche) ha difficoltà anche solo a fare la spesa per l’aumento dei prezzi e l’inflazione fuori controllo. Questo è uno dei principali appigli su cui fare leva affinché le mobilitazioni contro il carovita riprendano e si leghino alle altre mille mobilitazioni che già esistono in tutto il paese. Cominciare a prendere le misure che servono – dal non pagare le bollette, all’occupazione degli immobili, dagli scioperi alle “spese proletarie” – è il primo passo per rendere ingovernabile il paese ai vertici della Repubblica Pontificia e creare le condizioni per imporre dal basso un governo di emergenza popolare.

Chi si ricorda dell’emergenza energia?
Lo scorso maggio, nonostante un anno di proteste e manifestazioni anche di livello nazionale, l’enorme nave rigassificatrice Golar Tundra è attraccata al porto di Piombino (LI). Un’infrastruttura strategica, a detta del governo, che avrebbe dovuto metterci al riparo dalla chiusura dei rubinetti del gas da parte della Federazione Russa. Talmente strategica che da maggio a oggi ha lavorato ben… cinque giorni. E i depositi italiani di gas sono pieni al 90%.
E allora a cosa è servita? Semplice: ancora una volta la classe dominante, sull’onda di un’emergenza inventata, ha imposto una grande opera inutile e dannosa che ha permesso la speculazione delle multinazionali e di cui hanno fatto le spese le masse popolari.
Non solo il governo non trova soluzioni ai problemi, ma a ogni passo che fa li aggrava. Va cacciato!

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